martedì 3 maggio 2016

Come eravamo: Collateralismo rovesciato

Questo testo fa parte di "La politica, per chi, per cosa", supplemento a "il Sabato" n. 22 del 30 maggio 1987, p. 31
Angelo Macchi, dalla relazione al Convegno dei quadri DC; Sirmione, 16 novembre 1986

La fine di quel collateralismo ha però consentito di fare riemergere con forza il principio della sussidiarietà e a me ha ispirato l'idea del «collateralismo rovesciato». Che cosa intendo con questa espressione che ad alcuni piace mentre ad altri è poco gradita? Intendo che la Dc, come partito di governo, dovrebbe dare un contributo determinante al varo di regole nuove che consentano il massimo di espansione e di assunzione di responsabilità nella diretta gestione di tanti servizi da parte dei cittadini e delle loro formazioni intermedie, sia naturali, come famiglia, sia spontanee, come sono le molteplici associazioni che nascono nella società civile. E come partito di ispirazione cristiana la Dc dovrebbe porsi quasi a servizio delle molteplici associazioni e iniziative che il mondo cattolico crea per garantire una presenza qualificata nei gangli vitali della società civile.




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