martedì 19 aprile 2016

Lettera dal fronte: Ai Rappresentanti CP di Perugia

Diamo spazio ad alcuni amici che hanno sentito l'esigenza di esprimere pubblicamente un giudizio dato, partendo dalla presenza di domande legittime, sull'importante e spinosa vicenda del doppio libretto.
Pubblichiamo la loro mail con il desiderio di favorire un dialogo capace di andare al cuore delle questioni e di aiutare tutti a rendere questo un metodo applicabile ad ogni circostanza.




Carissimi colleghi e amici,

abbiamo saputo che dopo il caso eclatante di Firenze, seguito da Padova, Bologna, Torino, e da alcune università qui a Milano, anche a Perugia sta arrivando la discussione dei doppi libretti, portata avanti da UDU e dalle liste affini.

Si è molto discusso tra noi studenti, al Politecnico di Milano, rispetto a quanto successo a Firenze, partendo dall'articolo di Tracce di Settembre. Per questo state leggendo questa mail, che è più una preghiera affinché vi opponiate fino in fondo a quella che Papa Francesco definì "colonizzazione ideologica".

Il vostro ruolo, come rappresentanti degli studenti, è innanzitutto quello di lavorare al fine di rendere l'università un luogo di vera crescita, di vera educazione della persona; per fare questo occorre partire da ciò che c'è al fondo della vostra (nostra) esperienza di persone, un fondamento che va oltre l'essere rappresentanti o studenti. Questo fondamento è ciò che accomuna i Cattolici Popolari, cioè l'esperienza viva e vissuta del cattolicesimo. Per cosa siete entrati nei CP se non per il desiderio (che è bisogno umano) di condividere l'esperienza cattolica (e ciò che essa genera) con tutti? Se non per il portare il vostro contributo, nato da un'esperienza di fede, anche nella politica universitaria?

Per questo quindi scriviamo questa mail: per chiedervi di proseguire questo contributo davanti alle sfide più rischiose che la vita ci mette man mano davanti. Nel merito, la questione spinosa oggi è l'ideologia del genere, che sta cercando di infiltrarsi ovunque e di sradicare le persone da ciò che esse sono e da come Dio le ha volute. Sta diventando una vera e propria battaglia quella in cui ci troviamo come cattolici dalla parte apparentemente più debole, attaccati da tutti e abbandonati dai nostri. 

Siamo chiamati a non arrenderci, a continuare a dire il nostro "NO" forte e chiaro, fossimo anche gli ultimi sulla Terra. Perché davanti ad un nulla di valori, ad un nulla di certezze, ad una incapacità di giudizio, per cui tutto diventa relativo, noi, e solo noi, abbiamo da mostrare una verità, una certezza e un giudizio chiaro, perché o siamo certi di ciò che siamo, del fatto che la realtà è data e positiva per noi perché siamo stati voluti in questo modo e in queste circostanze per uno scopo, oppure non abbiamo davvero nulla da proporre, nulla su cui basare un giudizio, non possiamo essere in nessun modo un bene per l'altro.

La nostra rappresentanza deve partire dal fatto che la nostra fede non parte da un'ideologia o da un'utopia, ma parte da una realtà innanzitutto storica, che è quanto narrato nel Vangelo, e prosegue in una realtà presente (la presenza terrena di Cristo nella Chiesa), di cui noi facciamo esperienza tangibile. Da questo e solo da questo può nascere una proposta vera, che supera i progetti umani (utopie) e che, con tutta l'irruenza della verità e della realtà, sradica la menzogna da noi innanzitutto in modo che noi a nostra volta possiamo aiutare gli altri.

Quindi che fare?
Votare SI vuol dire arrendersi al pensiero dominante, vuol dire ammettere di non avere una proposta più grande e più vera del relativismo.
Astenersi vuol dire mostrare la paura di essere giudicati; nulla di più terribile, una paura che ci annulla nel non scegliere.
Votare NO vuol dire affermare il bene che ciascuna persona è in quanto tale, in quanto voluta. Vuol dire essere disposti a rimanere soli tra gli uomini ma in comunione con Dio, vuol dire avere il coraggio e la forza di affermare che la nostra verità non è un'utopia, un progetto, un'idea, ma è La Verità, che non può essere messa in discussione non perché è ideologia ma perché essa stessa si è rivelata da più di 2000 anni, non può essere messa in discussione in quanto unica vera e possibile risposta in grado di compiere il desiderio di bene che ogni uomo è. Votare No, opporsi a questa proposta, non vuol dire eliminare il dialogo, ma avere un contributo da dare in questo dialogo: è dire "ho incontrato qualcosa di così vero e così corrispondente alla mia umanità che non posso non annunciarvelo, non posso permettere che vi addormentiate con questo placebo, vi voglio talmente bene che sono disposto a che mi isoliate, mi denigriate, pur di dirvi che quello che ho incontrato è un bene anche per voi".

Non facciamoci imbrogliare dalla retorica che sta investendo la società, dall'apparente soddisfazione di un apparente desiderio, dall'apparente innocuità di questa scelta. I CP sono rappresentanti innanzitutto di un bene incontrato e riconosciuto da chi li ha eletti; sono responsabili di portare questo. Non ci interessa il compromesso, non siamo al mondo per evitare il meno peggio o evitare lo scontro. Siamo al mondo per testimoniare, e se qualcuno ci attacca non lo lasciamo passare, offriamo l'altra guancia ma restando dritti e fermi.

Per questo vi chiediamo di opporvi con ogni mezzo a quello che vi sta investendo. Siate magari sconfitti ma non conniventi, perdenti ma non arresi. Questo vi chiediamo: rappresentate ciò che siamo e ciò che siete, rappresentate la Verità che è scritta nella vostra vita.


Con affetto, supporto e fiducia
Alcuni studenti del CLU del Politecnico di Milano




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13 commenti:

  1. Chi ha scritto questa lettera è talmente ridicolo che non ha le palle nemmeno di firmarsi con nome e cognome e si nasconde dietro a delle sigle.

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  2. Sigle che indicano un'appartenenza oggettiva e che permettono di andare a cercarli e parlare con loro senza personalismi.

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  3. Un pezzo intitolato "Lettera dal fronte" la dice lunga su a che punto siamo arrivati e tutto il volantino compreso questa perla "Non ci interessa il compromesso, non siamo al mondo per evitare il meno peggio o evitare lo scontro. Siamo al mondo per testimoniare, e se qualcuno ci attacca non lo lasciamo passare" la completa. E' questo che intendete per testimonianza? Una tristezza infinita. Veramente occorre ritornare all'origine perché alcuni hanno proprio perso la strada.

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    1. Simone, mi dispiace ma questa volta non sono d'accordo con te. A parte il fatto che "lettera dal fronte" non è un nome dato da chi ha scritto la lettera ma evidentemente dal blogger, lecitamente in tono col proprio blog, visto che si intitola "la baionetta", tu estrapoli una sola frase da tutto un testo che a me è sembrato pacato ma di gran respiro, scritto da ragazzi appassionati e io non posso che essere felice di leggere che dei giovani, che potrebbero essere miei figli, riescono a volare così alto ricchi di ideali e di scopo. Non mi sembrano al contempo irrispettosi o livorosi e magari possono aver fatto un piccolo errore, uno, in quella espressione "non passeranno", uno solo, ma sono ragazzi. Per il resto, Simone: sono convinta che anche tu puoi dire di non essere al mondo per evitare il meno peggio, ma per cose grandi. O no?

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    2. Sono d'accordo, Giannoni: è di una tristezza infinita vedere adulti indisponibili a (ma, sono certo, non incapaci di!) confrontarsi senza giochi di parole con un giudizio evidentemente originale, frutto di un percorso di personalizzazione della fede ed espresso con chiarezza da un gruppo di giovani studenti universitari. L'altro è un bene per me. Un consiglio: leggere con calma l'intera lettera.

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    3. Sono animati da grandezza umana e spirituale, con gli occhi fissi sul bene più grande: Cristo. Grazie

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  4. ma, nei commenti qui sopra, invece di cincischiare sul titolo, la firma, ecc nessuno commenta sul contenuto della lettera : si o no al doppio libretto in università?

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  5. Mi viene in mente il passo del Vangelo con la samaritana.
    Lì questa donna, incalzata dai rilievi pungenti di Gesù, la buttò "in caciara", deviando il discorso sulle differenze dei costumi religiosi tra ebrei e samaritani.
    Nel caso di questa lettera, si parla di forma & firma (ci sono colpevoli da identificare?).
    E dove è finita l'attenzione sul giudizio, la testimonianza, la verità (cultura, carità, missione, vi dice niente?)?
    Che pena.

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  6. Sono colpita dall'acribia malevole con la quale taluni guardano a questa lettera di giovani che documenta un tentativo di giudici che scaturisce da ciò che di vero e di bello hanno incontrato.
    A me suscitano speranza. Il seme non è perduto.

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  7. Ci sono i giovani, loro, e poi ci sono i vecchi, quelli che sanno già tutto e che pertanto non si prendono la briga di leggere e confrontarsi con gli altri. E non è una questione anagrafica. Questi vecchi si riconoscono perchè qualsiasi novità accada, imprevista dai loro schemi, hanno "una tristezza infinita".

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  8. Grandi ragazzi!! Bravi, non mollate mai!! Questi sono giudizi chiari di chi ha chiaro Chi e Cosa ha incontrato.

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  9. Grazie di questa posizione ferma e chiara. Magari tutto il mondo cattolico fosse come voi! Finalmente respiro a pieni polmoni. Bravi!!

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