martedì 29 dicembre 2015

Obice: Riflessioni sul Natale, in compagnia di Chesterton

In questi ultimi anni, mentre si fanno le compere tra Natale e l'Epifania è facile imbattersi in negozi i cui interni e le cui vetrine presentano sagome di abeti e la scritta “Season Greetings” che letteralmente significa “Auguri di stagione”. Già Babbo Natale aveva avuto gran parte nello sfrattare dall’immaginario collettivo, soprattutto infantile, Gesù Bambino. Ora si sono messi pure catene commerciali ed enti pubblici a svuotare ancor più dall’interno il significato cristiano del Natale, sostituendolo con un natale laico e commerciale: azione che colpisce chiunque voglia festeggiare seriamente il Natale; colpiti primi fra tutti i dipendenti, perché costretti a lavorare fino a tardi pure il giorno della Vigilia.

Uno “sfratto” che continua da anni in diverse istituzioni. Non a caso molte scuole hanno abolito i presepi. Un esempio eclatante è arrivato da Rozzano (Milano), dove all'istituto Garofani, il dirigente scolastico Marco Parma (dimissionario), ha deciso di annullare l’usuale festa di Natale che si teneva ogni anno e di sostituirla con festicciole private nelle classi in stile catacombale e con una pagana “Festa d’Inverno” che si svolgerà a gennaio. Banditi per tutti, poi, i canti a sfondo religioso e via dalle aule gli ultimi due crocefissi sopravvissuti.

Lo “spirito del Natale” è stato sostituito da quello del peggior laicismo di stampo francese.

Il rettore e alto funzionario del ministero francese dell'education nationale Gilles Pécout, nominato nel 2014 da François Hollande, ha scritto ai presidi, invitandoli a mettere in campo «diverse iniziative» prima del Natale ma «in ogni caso la carta della laicità deve essere al centro di tutti gli avvenimenti». A scanso di equivoci, ha fornito qualche consiglio favorendo «lavori di esplorazione lessicale, di produzione letteraria o poetica» a partire proprio dalla Carta. Le religioni ovviamente non si devono bandire, si possono anche usare in modo strumentale «facendo una lettura comparata di testi sacri di religioni diverse che veicolino lo stesso messaggio di fraternità e pace». Segno che in Francia la laicità è ormai la vera e propria religione dello Stato, e di fatti il rettore ha consigliato alle scuole di comporre «canti e inni» alla laicità, di rappresentarla con «esposizioni e quadri» e di festeggiarla «piantando l’albero della laicità o lanciando dei palloncini».

Resta da chiedersi che tipo di regali si potranno lasciare sotto un albero del genere. Forse un pacchetto di buon senso?

Però quel tipo di buon senso che porta il nome di “senso comune” e si esprime attraverso il paradosso. Lo strumento principe di Chesterton, che ora ci aiuterà a capire il vero significato del Natale, ricondando a credenti e non che un fatto così grande e commovente riguarda tutti e merita maggior rispetto.

Si diceva che il paradosso è lo strumento argomentativo principe dell'autore britannico, lo è per due motivi. Il primo: con la sua apparente assurdità e con la naturalezza con cui viene utilizzato da Chesterton scuote l'ascoltatore, lo sveglia dal torpore nel quale abitualmente si rifugia l'intelligenza abituata ai luoghi comuni del pensiero unico laicista, che tende a ridicolizzare e svuotare di significato l'Avvenimento cristiano, che invece merita maggiore rispetto, perché costituisce le radici della nostra Europa. Il paradosso chestertoniano è come uno schiaffo che obbliga all'attenzione. Il secondo motivo: è il modo più appropriato per indicare la verità, anzi, si potrebbe dire che la verità si presenta a noi nella forma del paradosso, di una contraddizione apparentemente inconciliabile. L'urto con la doxa (l'opinione comune) risveglia nell'uomo ciò che lo rende tale (il “senso comune”), lo distingue dagli altri livelli della natura e lo accomuna agli altri uomini di ogni tempo e latitudine.
L'uomo risvegliato a se stesso capisce che il linguaggio della verità corrisponde a ciò che egli desidera (che la sua sete di infinito sia saziata da Qualcuno di Eterno), ma capisce anche che non ha termini per esprimerla adeguatamente, quindi la verità non può essere evocata che in modo paradossale. La verità per i laicisti che si dicono “razionalisti” sembra una cosa da pazzi, soprattutto quando ha la pretesa di presentarsi sotto spoglie umane.

Come GKC ci ricorda nel suo capolavoro L'uomo eterno fu allora che anche Dio divenne un “uomo della caverna” (pagina 185). L'incarnazione fu una risposta alla domanda dei filosofi (ogni uomo che ama e cerca la verità), tali erano i Magi che si recarono a Betlemme, ma fu anche di più, fu una sorpresa, fu una novità. Chesterton, appoggiandosi sull'esperienza dei Magi, batte con insistenza su questo tasto della novità.

Gaspare, Melchiorre e Baldassarre portarono con sé alla grotta anche Confucio, Pitagora e Platone, “poiché la loro sete di verità era per se stessa sete di Dio”, e “quegli uomini sapienti sarebbero certamente venuti, come costoro vennero, per trovarsi rafforzati in molte convinzioni […]. Ma, inoltre, questi sapienti avrebbero appreso qualche cosa. Sarebbero arrivati a completare la loro concezione con qualche cosa che non avevano concepito. […] Dobbiamo afferrare prima di tutto questo carattere del nuovo mondo: che era più grande del vecchio” (ivi, p. 184). Vale la pena ricordare che la categoria di “grande” per Chesterton ha caratteristica sia quantitativa sia qualitativa: l'idea guida è quella di un mondo più “vasto”. “In questo senso il cristianesimo è più grande della creazione […] e anche dove non possiamo chiamare più grande il cristiano, siamo forzati a chiamarlo più vasto”. Un esempio? Se paragoniamo Aristotele con Tommaso d'Aquino abbiamo la sensazione di “qualcosa che si aggiunge” (ivi, p. 195).

Dalla grotta di Betlemme nasce una “filosofia più larga delle altre filosofie” nella quale in una parola, c'è più roba”. La descrizione di questa vastità tratteggia un'esistenza più vera perché più ricca di umanità: “Vede la vita con mille occhi, […], ha qualche cosa da dire e da dare ad ogni sorta di uomini, comprende i segreti della psicologia, è consapevole della profondità del male. […] tien conto dei casi difficili; e tutto ciò con una molteplicità e una sottigliezza e una immaginativa, secondo la varietà della vita, che è molto al di sopra delle nude e ventose generalità di quasi tutta la filosofia morale antica e moderna. (ivi, p. 202).

L'esperienza dei Magi -ricorda Ubaldo Casotto, un grande studioso di Chesterton- come quella di qualsiasi convertito in ogni epoca e a ogni latitudine, fu quella della sorpresa, “alla ricerca di qualche cosa di nuovo”, ma di cui avevano in qualche modo tracciato l'identikit, come ogni tentativo filosofico o religioso è portato a fare, si trovarono invece “di fronte a qualche cosa di inaspettato” (ivi, p. 196), un paradosso, perché il “cielo era finito sottoterra” (ivi, p. 199).

Dunque, per tutto questo occorre rispettare il Natale, che per tutti: cattolici, atei, agnostici, mussulmani etc... non dev'essere la festa del materialismo ma un momento in cui si sta insieme ai propri cari, in un'atmosfera accogliente di calore umano e tenerezza, proprio quella che accolse pastori e Magi quando arrivarono da Gesù Giuseppe e Maria; allo stesso tempo, male non fa fermarsi a riflettere sul Mistero che ha formato questa famiglia, l'Incarnazione: una “forza” incommensurabile e affascinante, che ha cambiato positivamente, come mai era successo prima, il cuore dell'uomo e il corso della storia.

In primis noi cattolici dobbiamo avere il coraggio di urlarlo dai tetti, senza cedere al politicamente corretto o a qualsiasi minaccia laicista di stampo francese o italiano; senza fare passi indietro in nome di non si sa bene quale pace sociale: non facciamo l'errore del vescovo di Padova, Monsignor Claudio Cipolla e di altri. Il Presepe, grande regalo di San Francesco d'Assisi, come il Crocifisso, ci ricorda cos'è il vero amore: qualcosa di concreto e autentico come la famiglia naturale e il sacrificio che porta il nome di “dare la vita per le persone amate”. Tutto questo è quello che ogni uomo dotato di senso comune (cattolico, mussulmano, ateo non) desidera sopra ogni cosa nel proprio cuore. Quindi Gesù Bambino e i suoi Santi Familiari non offendono nessuno, poiché offrono un senso più “vasto” alla vita di ogni persona.





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Dispaccio: Tra fede e storia mostra convegno itinerante








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Lettera dal fronte: usa e getta...

Il cantante (che dovrebbe cantare e non sproloquiare!!!) Biagio Antonacci sulla RAI (a cui pago il canone e ne sono sempre più dispiaciuto non guardandola mai e soprattutto se usa così male i miei soldi) dice che "i figli vanno dati a chi se lo può permettere".
Ecco condensata in pochissime parole la mercificazione dell'essere umano che non poteva che iniziare ovviamente dai più deboli e indifesi e cioè i bambini, ordinati da chi se li può comprare e portare a casa come si fa con un qualsiasi altro oggetto. E così ci proveranno a farcela entrare in testa questa idea, in fondo sono mesi, anni che ci martellano e lo faranno ancora di più in gennaio per ottenere l'approvazione del ddl Cirinná con annessa stepchild adoption.
Attenzione però! Se le persone diventano oggetti allora come tali possono non piacere, non corrispondere a ciò che si immaginava, passare di moda o semplicemente non servire più per cui si può tranquillamente liberarsene.
Ma ricordatevelo voi tromboni che in televisione, per radio o sui giornali ripetete a spron battuto gli slogan dei diritti per tutti ad ogni costo. Dopo la commercializzazione degli esseri umani seguirà rapidamente ed inevitabilmente l'eutanasia perché si dovrà pure poter "scartare" quello che non serve no? Persone comprese. E guarda caso ce lo hanno ricordato i radicali proprio nei giorni di Natale rivelando di aver accompagnato una loro militante alla "dolce morte" in terra elvetica. E sono così gentili da offrirsi di pagare le spese a tutti quelli che volessero accedere al servizio.
Meditate gente, meditate e tremate anche un po'...








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giovedì 24 dicembre 2015

I nostri auguri di un Santo Natale

Riportiamo alcuni testi, video e immagini per farci aiutare a rendere chiaro il nostro augurio
Guarda, è così facile. Il buon Dio aveva solo da starsene tranquillo in cielo prima della creazione; stava così tranquillo; nel suo ciclo; prima della sua creazione; se ne stava bello tranquillo.
Non aveva bisogno di noi. [...] Siccome è venuto, siccome il mondo è venuto, bisogna credere, amico mio, che io ho una certa importanza io, una creatura da nulla. Bisogna credere che lo scorrere del tempo, lo scorrere nel tempo avesse una certa importanza. Bisogna credere che l'uomo e la creazione dell'uomo e la destinazione dell'uomo e la vocazione dell'uomo e il peccato dell'uomo e la libertà dell'uomo e la salvezza dell'uomo avesse una certa importanza, tutto il mistero, tutti i misteri dell'uomo [...] Un Dio, amico mio, Dio si è scomodato, Dio si è sacrificato per me.
Ecco qua del cristianesimo. Ecco, amico, ecco qua del cristianesimo. E di quello vero.
(Charles Péguy, Il coinvolgimento del temporale nell'eterno) 

Perché le mie tre virtù, dice Dio.
Le tre virtù mie creature.
Mie figlie mie fanciulle.
Sono anche loro come le altre mie creature.
Della razza degli uomini.
La Fede è una Sposa fedele.
La Carità è una Madre.
Una madre ardente, ricca di cuore.
O una sorella maggiore che è come una madre.
La Speranza è una bambina insignificante.
Che è venuta al mondo il giorno di Natale dell'anno scorso.
Che gioca ancora con il babbo Gennaio.
Con i suoi piccoli abeti in legno di Germania coperti di brina dipinta.
E con il suo bue e il suo asino in legno di Germania. Dipinti.
E con la sua mangiatoia piena di paglia che le bestie non mangiano.
Perché sono di legno.
Ma è proprio questa bambina che attraverserà i mondi.
Questa bambina insignificante.
Lei sola, portando gli altri, che attraverserà i mondi passati.
Come la stella ha guidato i tre re dal più remoto Oriente.
Verso la culla di mio figlio.
Così una fiamma tremante.
Lei sola guiderà le Virtù e i Mondi.
Una fiamma squarcerà delle tenebre eterne.
[...]
Si dimentica troppo, bambina mia, che la speranza è una virtù, che è una virtù teologale, e che di tutte le virtù, e delle tre virtù teologali, è forse quella più gradita a Dio.
Che è certamente la più difficile, che è forse l'unica difficile, e che probabilmente è la più gradita a Dio. 
(Charles Péguy - Il portico del mistero della seconda virtù)

Laggiù una madre senza posa camminava, fuori da una locanda ancora a vagare;
nel paese in cui lei si trovò senza tetto,
tutti gli uomini sono a casa.
Quella stalla malconcia a due passi,
fatta di travi instabili e sabbia scivolosa,
divenne qualcosa di così solido da resistere e reggere
più delle pietre squadrate dell’impero di Roma.
Perché tutti gli uomini hanno nostalgia anche quando sono a casa,
e si sentono forestieri sotto il sole,
come stranieri appoggiano la testa sul cuscino
alla fine di ogni giornata.
Qui combattiamo e ardiamo d’ira,
abbiamo occasioni, onori e grandi sorprese,
ma casa nostra è là sotto quel cielo di miracoli
in cui cominciò la storia di Natale.
Un bambino in una misera stalla,
con le bestie a scaldarlo ruminando;
solo là, dove Lui fu senza un tetto,
tu ed io siamo a casa.
Abbiamo mani all’opera e teste capaci,
ma i nostri cuori si sono persi – molto tempo fa!
In un luogo che nessuna carta o nave può indicarci
sotto la volta del cielo.
Questo mondo è selvaggio come raccontano le favole antiche,
e anche le cose ovvie sono strane,
basta la terra e basta l’aria
per suscitare la nostra meraviglia e le nostre guerre;
Ma il nostro riposo è lontano quanto il soffio di un drago
e troviamo pace solo in quelle cose impossibili,
in quei battiti d’ala fragorosi e fantastici
che volarono attorno a quella stella incredibile.
Di notte presso una capanna all’aperto
giungeranno infine tutti gli uomini,
in un luogo che è più antico dell’Eden
e che alto si leva oltre la grandezza di Roma.
Giungeranno fino alla fine del viaggio di una stella cometa,
fino a scorgere cose impossibili che tuttavia ci sono,
fino al luogo dove Dio fu senza un tetto
e dove tutti gli uomini sono a casa. 
(G.K. Chesterton - Poesia di Natale, tradotto da Annalisa Teggi)



Col Natale è entrata nel mondo una realtà nuova, una nuova presenza. La certezza diventa oggettiva. La presenza del Verbo non è solo una apparenza che possa ingannare.
L'annuncio di questa novità di vita, di questa presenza non ci interessa se non in quanto è tutta protesa a travolgere anche ognuno di noi. La prospettiva dell'Incarnazione è assimilare noi alla Sua divinità. Verbo fatto carne... per assumere noi in Sé.
Questa opposizione al banale e all'effimero, questo divino nell'umano ha come sua dimensione essenziale di identificare noi con lui, di assumere noi dentro le sue misure.
Dopo il Natale la nostra è una presenza nuova.
Sottolineiamo, innanzitutto, un fattore radicale in tutto il mistero del Natale. È un fattore che origina la nostra dedizione cristiana, e determina tutto: è il Padre. È, infatti, la misericordia, la potenza del Padre che genera il Natale; Cristo fra di noi è manifestazione della sua benevolenza, della sua carità. Il Padre è movente di tutto.

(Luigi Giussani, tempi liturgici: il Natale)








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mercoledì 23 dicembre 2015

martedì 22 dicembre 2015

Obice: I velati danni svelati (in merito alle sentinelle, ma non solo)

Facciamo chiarezza, le Sip non sono allarmismo, non sono Godzilla

Partiamo da questo post segnalatoci, prima di tutto ringraziando chi cerca di informarsi e ci da l'occasione di ripetere, ancora una volta, cosa fa stare un'ora in piedi e al freddo un insieme sempre più nutrito di persone; tenteremo di essere ancora più chiari, con la consapevolezza che illudersi che la ragione per cui ci si espone in questo modo non può essere una menzogna consapevole, perché sennò la fatica sarebbe troppa.

Personalmente apprezziamo molto il tentativo nobile di spiegare cosa riassumono le frasi del volantino delle sentinelle, ma riteniamo che molto di quello che è scritto nell'articolo linkato poco sopra siano menzogne e, visto che il volantino è uguale in tutta Italia, ci prendiamo la libertà di mettere un po' di chiarezza, anche se non siamo bolognesi.

Prima di entrare nel merito dei singoli punti ci teniamo però a precisare che quello che viene chiamato “Godzilla”, e che rappresenta l'essere incaricato di distruggere la famiglia, esiste; magari non come ci porta ad immaginarlo questa suggestiva immagine.

Nel momento in cui ciò che per disgrazia esiste, come una famiglia alla quale, per qualche triste motivo, viene meno un componente, si pretende che diventi uno standard tale da essere normato dalla legge, allora si sta creando qualcosa che non è una famiglia ma che, forse, le assomiglia solo guardandola da lontano e con poca attenzione.

Chi di noi se incontra un bambino per strada che gli dice di non avere una mamma non si sente triste per la situazione in cui si trova? Chi difronte ad una ingiustizia del genere non si sente impotente, ma desideroso di aiutare quel bambino?
Ora, chi è pronto a votare una legge che tutela chi mette il bambino in questa condizione?
Detto questo, abbiamo più chiara la “forma” di questo mostro che sta attaccando la famiglia e che è stato ironicamente chiamato Godzilla.

In base al principio di legge naturale per cui una coppia omosessuale non può generare, molte legislazioni impediscono comprensibilmente l'adozione a gay e lesbiche, le cui associazioni di riferimento hanno però avviato un lavoro di fioritura di studi parascientifici per cui un bambino che cresca in un contesto non ne subisce danno.
Certo, i bambini giocano anche dove cadono le bombe, sorridono anche dove intorno si muore di fame, si rincorrono anche in guerra. Ogni vita può avere gioia e dare gioia al di là del contesto.

Il tema è se si possa riconoscere una forma di genitorialità artificiale alla coppia omosessuale, prendendo per buono il parallelo con qualsiasi coppia che adotta un figlio. 
Il tema è dunque: per un bambino è preferibile il contesto in cui è presente una figura materna e una paterna o la presenza di mamma e papà è irrilevante?

Crediamo che la risposta ovvia sia: mamma e papà è meglio di genitore 1 e genitore 2, perché un bambino ha diritto alla propria radice, confondergliela e strappargliela è ferirlo, è togliergli quelle certezze che un tempo confuso come il nostro non ha ancora cancellato del tutto. Noi siamo figli di un papà e di una mamma, tutti noi. Questo è un dato ineliminabile, che merita cura!


Ora possiamo iniziare:

La prima questione è sull'equiparazione, qui occorre osservare ciò che è storicamente successo negli Stati in cui esiste già il “matrimonio per tutti”.

La dinamica è infatti stata sempre la stessa, prima si è civilmente riconosciuta l'unione, poi non si è potuto non concedere l'adozione, perché sennò sarebbe stata una forma di discriminazione delle coppie formate da due persone dello stesso sesso nei confronti di unioni civili di coppie di sesso opposto. Successo questo ci si è accorti di aver creato due cose uguali ma con nome diverso e allora “perché non chiamare cose uguali con lo stesso nome?” e quindi tutto diventa matrimonio, anche ciò che non è generatore di vita, perché, caro Ribelle, ciò che genera la vita non è il desiderio ma la complementarietà tra uomo e donna.

Il 26 agosto 2013, intervistato da L’Espresso, l’on. Ivan Scalfarotto replica alle critiche di chi sull'omofobia gli imputa, in quanto relatore del provvedimento alla Camera, presunte “mediazioni al ribasso”; alla domanda “Questo dibattito non allontana quello sui matrimoni gay?" egli risponde: “Lo precede. Perché sono due cose diverse. E l’una viene logicamente prima dell’altra”.
Il 16 giugno 2014, intervistato da l’Unità, lo stesso Scalfarotto, nel frattempo promosso sottosegretario, conferma che “è la volta buona”, e che, grazie all'impulso dato dal premier Renzi all'ultima direzione del Pd, a breve il Parlamento varerà una legge sulle unioni civili “alla tedesca”, teso a superare le discriminazioni verso le coppie di persone omosessuali. La realtà invece è un'altra: si dice tedesco ma si scrive modello “all'inglese”; perché sua caratteristica è la sovrapponibilità al matrimonio vero e proprio, tranne che nel nome (per poco tempo: poi pure la denominazione si adegua alla realtà).


Rispetto al secondo punto “Sai che presto nel nostro Paese un bambino potrà essere cresciuto da due uomini o due donne, deliberatamente privato del papà, della mamma o di entrambi? Lo stabilisce il DDL Cirinnà sulle “unioni civili” ora in Parlmento.”, evitando di sottolineare le accuse di mancata coerenza di alcuni, che non è un nostro problema, ci teniamo a sottolineare come la schiavitù sta veramente tornando, ed in quanto tale è sbagliata.
Non importa per quale persona una donna venga pagata per subire un trattamento ormonale che spesso porta all'infertilità e, in alcuni casi, alla morte, è sbagliato che subisca questo trattamento; non importa chi è il committente dell'affitto di una donna per essere “l'incubatrice di suo figlio”, importa che questo fatto è sbagliato.
Su questo punto siamo tutti felici che le donne di Senonoraquando libere si siano mobilitate per ricordare che "nessun essere umano deve essere ridotto a mezzo" e si siano tanto impegnate per portare anche a livello europeo la coscienza dell'atrocità di queste pratiche.

A merito delle definizioni date di padre e madre non vogliamo scendere nella spiegazione inopportuna di chi è degno o qualificato di riceve tali nomine, ma vogliamo semplicemente stare alla realtà naturale: genitore è chi effettivamente può generare vita, questo non può ritenersi un giudizio offensivo ma il semplice riconoscimento di come agisce la natura; è questo naturale essere che va tutelato dalla legge perché, come notiamo sempre di più, viene attaccato e discreditato, viene paragonato a qualcosa che non è di uguale valore, per il semplice fatto che non può creare la stessa ricchezza. 
Questo è un limite umano nei confronti del quale occorre stare con un atteggiamento maturo e da adulti, evitando di ripetere semplicemente la propria intenzionalità, perché l'intenzionalità ripetuta diventa desiderio e capriccio infantile.


Parliamo ora di utero in affitto, vorrei fare un paio di domande al nostro “ribelle”:

Com'è possibile avere una stepchild adoption senza utero in affitto?
Come è possibile inserire dei bambini in una “formazione sociale specifica”, che ha la pretesa in tutto e per tutto di sostituire la famiglia, in cui non sono presenti tutte le componenti essenziali di una famiglia, e, contemporaneamente, tutelare i bambini?

Ancora una volta però ci sentiamo di ripetere che la nascita di un figlio non avviene per soddisfare un desiderio di genitorialità, o per consumare quel disavanzo di amore che persone generose sentono di avere.
Perdonatemi, forse quello che sto per scrivere è causato dai miei studi ingegneristici, ma comprare una componente in uno Stato, una componente in un altro, esportarle in uno Stato estero per assemblarle e arrivare ad un prodotto finito, che verrà importato nel Paese del committente, io lo chiamo processo produttivo o "process production", ma in questo caso l'inglese non lo fa sembrare meno brutto.

Non solo, bisogna citare anche che l'utero in affitto torna comodo ad uno dei firmatari delle unioni incivili, un senatore PD (Sergio Lo Giudice).

Inoltre, le "famiglie arcobaleno" non sono milioni, ma circa 500: quindi la stepchild adoption non è priorità.
In merito a questo gli unici dati che abbiamo sono due: il primo è il censimento Istat del 2013, che ha rintracciato in Italia 529 minori attualmente conviventi in coppie di persone dello stesso sesso. 
Il secondo è il numero degli iscritti all'associazione “Famiglie Arcobaleno”, che comprende le coppie gay che rivendicano ufficialmente e pubblicamente il diritto di veder legalizzata la loro condizione di omogenitorialità (sono i primi sponsor dei corsi sull'ideologia gender nelle scuole). Fino a maggio scorso la presidente Giuseppina La Delfa dichiarava la presenza nelle coppie iscritte di 300 figli.


Siamo ora all'insegnamento dell'educazione di genere, che è cosa diversa dall'insegnamento al rispetto di tutti perché questo si chiama educazione e viene fatta da sempre, non abbiamo bisogno di una legge che lo imponga.
Quello che sta imponendo questo DDL è, invece, un vero e proprio indottrinamento, ma questo lo possiamo vedere nel dettaglio.

Il ddl presenta il titolo:
“Introduzione dell'educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università”
Dalla relazione introduttiva si dice a proposito di studenti di ogni ordine e grado che occorre:
“incoraggiarli a intraprendere percorsi di studi e professionali superando visioni tradizionali che tendano a individuarli come tipicamente “maschili” o “femminili”. Questi gli obiettivi che ci si propone di raggiungere con il presente disegno di legge, altresì in ossequio alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, firmata a Istanbul l'11 maggio 2011, ratificata dall'Italia con legge 27 giugno 2013, n. 77, ed entrata in vigore lo scorso 1o agosto 2014. La piena attuazione della cosiddetta Convenzione di Istanbul, infatti, implica necessariamente l'adozione di conseguenti interventi di integrazione e modificazione della legislazione e della regolamentazione nazionale che consentano la realizzazione degli obiettivi e delle misure da essa recati. Tra questi un ruolo fondamentale potranno svolgerlo progetti di formazione culturale che accompagnino i percorsi scolastici dei ragazzi, a partire dal primo ciclo di istruzione, fornendo adeguati strumenti di comprensione e di decostruzione critica dei modelli dominanti tuttora alla base delle relazioni tra i sessi”
Nella parte finale dell’articolo si afferma, paradossalmente, che per aumentare la complementarietà tra i sessi bisogna eliminare tutti gli stereotipi fondati sulla differenziazione in base al sesso di appartenenza:
Art. 1 (Introduzione dell'insegnamento dell'educazione di genere) 
1. Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro delegato per le pari opportunità, d'intesa con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, adotta i provvedimenti necessari a integrare l'offerta formativa dei curricoli scolastici di ogni ordine e grado con l'insegnamento a carattere interdisciplinare dell'educazione di genere finalizzato alla crescita educativa, culturale ed emotiva, per la realizzazione dei princìpi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea.
2. In attuazione di quanto disposto dal comma 1, i piani dell'offerta formativa delle scuole di ogni ordine e grado adottano misure educative volte alla promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza e sopprimere gli ostacoli che limitano di fatto la complementarità tra i sessi nella società.
Detto neanche troppo tra le righe è proprio quello che dice l’ideologia gender, secondo la quale l'identità sessuale maschile e femminile non è stabilita da un fattore biologico ma da un fattore meramente culturale, una sovrastruttura imposta. Pertanto in una società democratica e pluralista ognuno dovrebbe essere libero di scegliere la propria identità di genere in base al proprio sentimento. Il risultato sarà un genere fluido indifferenziato in continuo mutamento.

È anche utile sapere come tutto questo viene spiegato a bambini e ragazzi.
Ad esempio ai bimbi da 0 a 4 anni l’Oms è consapevole che occorre vincere “resistenze basate principalmente su paure e idee erronee”. In effetti, gli appare del tutto normale che ai bimbi da 0 a 4 anni, come leggiamo a pagina 38, si chieda di “trasmettere informazioni” su “gioia e piacere nel toccare il proprio corpo" e "masturbazione infantile precoce”. Sarebbe interessante capire le modalità della trasmissione di queste informazioni a bimbi così piccoli – ma non è specificato – e sarebbe interessante osservare la scientificità e l’imparzialità degli insegnanti cui consegniamo i nostri figli. Invece, per i ragazzi “molto” più grandi, parliamo dai 4 ai 6 anni, si comincia a parlare di “amore verso persone dello stesso sesso” (pagina 40) e delle “diverse concezioni di famiglia” (pagina 41).(fonte)
O anche con metodi più tradizionali come favole e filastrocche.

Ma è anche utile sapere cosa succede nelle nostre città, e di questo ne abbiamo parlato qua (il Comune sostiene la teoria gender)qua (Torino gay pride propina il "gender fluid" agli undicenni)

A questo punto uno potrebbe chiedersi da dove e da chi nasca l'ideologia di genere, abbiamo provato a spiegarlo qua (I padri del gender: orrore e raccapriccio).


Sul ddl Scalfarotto, tentiamo di farla breve, va detto però che di fatto introduce un vero e proprio reato d'opinione perché chiuderebbe la bocca, con l’accusa di reato d’istigazione omofobica e transfobica, a chiunque manifestasse pubblicamente e pacatamente il suo dissenso rispetto a queste proposte e condannandolo fino ad un anno e sei mesi di carcere.

Scalfarotto metterebbe il bavaglio a chiunque provasse a sollevare dubbi introducendo per la prima volta nel sistema giuridico italiano uno psicoreato, quello di omofobia: nulla di oggettivo, che sarà lasciato all'arbitrio del giudice di turno. Insomma, artt 3, 21, 29 e 30 della Costituzione subiranno attacchi senza precedenti, come del resto già succede: pensiamo agli obiettori di coscienza attaccati spesso.


Con l'augurio che la spiegazione sia più chiara, anche se ci siamo dilungati, ricordiamo che la verità in sé ci interessa, e per affermarla siamo disposti a fare una piccola battaglia. Le virtù e il coraggio vanno coltivati, allenati.
Il giudizio va allenato. Occorre testimoniare a tutto campo, nello spazio pubblico e in quello privato. Bisogna sentire le cose vere, ripeterle, gustarle ancora, affezionarvisi.

Ma soprattutto agli altri ci teniamo, e non si può fare a meno di testimoniare questa verità, in qualsiasi ambiente e con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione.

Alla fine, se non ami la realtà per il fatto che ti è data da Dio ti stufi, perché arriva il momento in cui ti costa troppo affermarla; la verità non ti interessa più, gli altri non ti interessano, diventi cinico, ti disinteressi di tutto e muori un po' alla volta.





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sabato 19 dicembre 2015

Salmerìa 51.2015

Coscienza o Verità?

Quei cristiani “più buoni di Gesù” che lo ostacolano

“Educazione moderna”, il video che critica con tanto umorismo l’ideologia di genere che fa paura

Islamabad prepara le ruspe contro i cristiani per «proteggere la bellezza dell’islam»

Alla leopolda risuona dal palco il «sì» alla stepchild adoption. e Renzi incontra le famiglie arcobaleno

"Chi sono io per giudicare i gay?" ...un giornalista dell'Espresso

Natale. Quando tramontarono gli dei e sorse il sole di Dio (di Joseph Ratzinger)

Bruxelles, distrutto il presepe in piazza. Non è la prima volta

Lettera aperta al presidente ABI

Ma se Dio vive a Bruxelles, l'islam ha vinto

C’era una volta un monsignore galante

A quelli che, oggi, celebrano Beethoven

Controstoria del Presepe

A guardia della diga: la nostra guerra al Califfo

Un avvenimento per rompere la logica sterile e mortifera del “buon diritto”

Avvenire “canonizza” Lutero: cristiano appassionato della parola di Dio, vita profondamente evangelica





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Lettera dal fronte: Utero in affitto: il nodo è scoperto

Su piani differenti il voto del Parlamento europeo e l'appello di "Senonoraquando - Libere", entrambi contrari all'utero in affitto hanno molto contribuito a porre il terna definitivamente sul tavolo, legandolo in qualche modo anche al matrimonio fra persone dello stesso sessa o comunque a una disciplina simil-matrimoniale delle «unioni civili». 
Entrambe le iniziative hanno fatto sì che in Italia i sostenitori del ddl Cirinnà, dopo una prima reazione polemica. abbiano sostanzialmente ammesso che pure la cosiddetta maternità surrogata rientra nella partita. 
Nell'intervista a "la Repubblica" di venerdì scorso l'onorevole Scollarono si dichiara contrario a quest'ultima non in assoluto bensì solo se si realizza in un contesto di sfruttamento: nulla quaestio se invece avviene senza coartazione.«(...) ho lottato per anni -così spiega- perché alle donne venisse data la libertà di scelta, sul proprio corpo, sulla propria vita: se abortire, tenersi o abbandonare il figlio. Credo quindi possa esistere la possibilità che ci sia una donna che per libero convincimento e non spinta dalla disperazione voglia aiutare altri ad essere genitori». 
Tanta chiarezza merita apprezzamento. provenendo da un parlamentare e membro del Governo impegnato con tenacia perché sia approvato il testo sulle «unioni civili». 
Par di capire che, dopo l'iniziale tentativo di negare qualsiasi accostamento fra utero in affitto e ddl Cirinnà, si sia velocemente passati al piano B: non potendo più nascondere che l'approvazione di quel testo conduce anche all'utero in affitto, si presenta positivamente quest'ultima. Intanto cambiandogli il nome, secondo le migliori tradizioni: come l'aborto si chiama per legge interruzione volontaria della gravidanza, meglio ancora ivg, così l'utero in affitto viene ribattezzato gestazione per altri, anzi gpa.
Il lifting non interessa solo il piano politico: alcuni media fanno a gara nel dipingere l'utero in affitto come un gesto di generosità verso chi non può avere figli, con interviste e foto di gruppo di persone sorridenti e felici. dietro le quali compaiono paesaggi rassicuranti nulla a che vedere con sfondi da periferia di New Delhi o da campagna ucraina. 
Ricompaiono protagonisti delle lotte del passato, come l'onorevole Bonino, che fanno emergere anche sani dubbi, ma infine sentenziano: «Soltanto una limitata e controllata legalizzazione è adeguata per governare un fenomeno tanto complesso quanto ineliminabile». Certo, oltre all'impressionante documentazione di "Avvenire", ci sono anche reportage coraggiosi, come quello dell'inviata del "Corriere" in una clinica di Santa Monica, in California, dedicata a questa pratica. che spiega le modalità di selezione delle «donatrici» di ovuli (in realtà a pagamento, generoso) e di chi porterà il bambino nel suo corpo (la preferenza è per la «portatrice lesbica»), come si allatterà il neonato nei primi giorni, tirando il latte alla madre biologica. che fare se ci si ripensa, con un potere decisionale assoluto della committente, che include l'aborto. 
Ma l'obiettivo di tanta parte del potere mediatico è evidente: se l'utero in affitto viene descritto con la medesima naturalezza con cui si potrebbe descrivere la costruzione di un mobile per casa, vuol dire che non c'è nulla di male; la legge non ha che da adeguarsi a una pratica diffusa, accettata e apprezzata. 
Lo stato di prostrazione della donna che si sottopone a elettrostimolazione ovarica, quello della donna che dopo nove mesi si vede tolto il bimbo che ha portato in sé, la sottrazione del neonato alla madre biologica, i problemi di identità che costui avrà quando capirà come è venuto al mondo, tutto questo è superato dalla proclamata libertà di scelta sulla vita propria e altrui. 
Questi effetti devastanti sono stati colti dalle firmatarie dell'appello di Senonoraquado e dalla maggioranza degli europarlamentari. 
È meritorio segnalare i rischi gravi di sfruttamento e di umiliazione derivanti dell'utero in affitto: ma è ingenuo farlo se si ignora che questo giunge al termine di un percorso, il cui passaggio immediatamente precedente in Italia è l'approvazione del ddl Cirinnà, un testo che al «matrimonio gay», con conseguente "diritto al figlio", cambia soltanto nome. 


Alfredo Mantovano (vicepresidente del Centro studi Livatino) 
Massimo Introvigne (presidente di Sì alla Famiglia)









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sabato 12 dicembre 2015

Salmerìa 50.2015

Il significato pubblico del presepe: perché e come

Detto a padre Spadaro, perché Francesco intenda

La dottrina non è una «opinione» caro @antoniospadaro

Utero in affitto: così le femministe hanno svelato l’inganno

Giovanna D'Arco, un'eroina bruciata dalla Le Pen

Se la fede non diventa cultura...

Se il cardinale ecologista apre al controllo delle nascite

Creato non è sinonimo di ambiente

Contro la cultura dell'ormai

Chi dice sciocchezze disinforma anche te. Digli di smettere

Il Giubileo è iniziato. Ma i pellegrini?

Gay, Adinolfi: "Sentenza Milano anti-democratica: il popolo italiano non accetta più invasioni di campo"

Utero in affitto, aborto e diritti. Ora dico due bestemmie

L'arancia ed il ginocchio

A Marius e Ruth hanno sottratto i cinque figli perché sono «cristiani radicali»?

COP21: pagare i poveri perché restino poveri

Il Parlamento non trova l’intesa sulle adozioni gay? Niente paura, i giudici hanno già deciso che si può

Sotto una tonnellata di melassa, ecco sepolto il Natale cristiano





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Obice: Catacombe full optional

Non chiudete gli occhi e non girate la testa, sono qui per fare un'offerta imperdibile per delle persone degne di nota!

Mi sto rivolgendo proprio a te, cattolico pacifista e dialogante! 

Tu che vegeti nel fondo delle sacristie, ti trascini stancamente da un incontro all’altro, chiacchieri con la bandiera bianca incorporata, credi di cavartela dicendo che “ci sono altri modi per…”.
Tu che semplicemente sei travolto dai problemi della quotidianità e non hai tempo, pensi che tocchi sempre agli altri.
Tu che “prima o poi succederà, bisogna solo capire come e quando”.
Tu che “predicare dai tetti non è il caso”.
Tu che “è meglio fare il presepe ognuno a casa sua, per non essere una clava”.
Tu che "il ciuccio lo metto dove dice il padrone".
Tu che salvi il seme salvando te stesso.
Tu che non ti preoccupi della storia perché “quello che conta è ora”, non ti preoccupi del mondo perché “quello che conta è qui”.
Tu che “la fede è un fatto personale”.
Tu che non hai fiducia nelle strutture, nelle organizzazioni, nelle pianificazioni.
Tu che “quest'anno il presepe è nel tuo cuore”. 

Tu che "lo stato deve garantire libertà di scelta, poi se tu non vuoi fare certe cose non farle"Tu che quanto senti suonare il flauto non balli e quando senti cantare un lamento non ti batti il petto.

Vuoi vivere in una società in cui non devi dare ragione di nulla? Ho la soluzione per te! Catacombe full optional!
Queste catacombe sono il non plus ultra della tecnologia, forse nel prossimo futuro dovrete nascondervi sempre più, iniziare a chiamare le cose con un nome diverso per non essere additati e insultati, dovrete fare attenzione a cosa insegnate ai figli e controllare ciò che viene detto loro a scuola.

Non vi preoccupate, all'interno dei rifugi che vi sto offrendo niente di tutto questo sarà necessario, qui si realizzerà il sogno di un chiesa ridotta a recinto intimistico.









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lunedì 7 dicembre 2015

Lettera dal fronte: È ufficiale: il Comune sostiene la teoria gender


Palazzo civico patrocina una rappresentazione in cui spariscono i generi maschile e femminile

Maschi e femmine? Sono uguali. Non c'è differenza perché infondo basta scegliere dato che quando sei bambino puoi decidere se «diventare» uomo o donna. Senza condizionamenti e senza «indottrinamenti» in pratica come al luna park dove puoi scegliere: pesce rosso e pesce nero.

La teoria gender fa breccia a palazzo civico. La Città infatti ha deciso di dare il suo sostegno istituzionale al programma 2015-16 della «Casa del Teatro Ragazzi e Giovani», che propone spettacoli quali «Fa'afafine» storia di un«bambino-bambina» che aspira a diventare «papà-mamma».

Va in scena in replica domani, mercoledì 25 novembre (alle 10), per gli studenti delle scuole secondarie. lo spettacolo teatrale «Fa'afafine». La parola che dà il titolo allo spettacolo, in lingua samoana, definisce coloro che, sin da bambini, non si vogliono identificare in un sesso o nell'altro. 
Lo spettacolo sarà replicato venerdì 27 alle 18, con ingresso libero, ed è uno dei titoli della stagione 2015-16 della «Casa del Teatro Ragazzi e Giovani».

La Città di Torino ha concesso il proprio sostegno istituzionale a questo cartellone di spettacoli teatrali, del quale «Fa'afafine» fa parte.

Lo spettacolo, si legge sul programma ufficialmente sostenuto anche dal Comune, «è il racconto di un giorno speciale in cui un bambino-bambina diventa il papà-mamma dei suoi genitori, insegnando loro a non avere paura».

Il consigliere Silvio Magliano di Ncd è infuriato:«Questo non è il tipo di prodotto culturale al quale vorrei che il Comune desse il proprio sostegno istituzionale. 
Non spetta a Fassino, né ad altri soggetti più o meno culturali, insegnare ai giovani come comprendere le proprie inclinazioni ma è un compito della famiglia, quella in cui i figli fanno i figli e i genitori fanno i genitori.
Un conto -aggiunge- è insegnare ai ragazzi la non discriminazione e a censurare fenomeni di bullismo, un altro è arrogarsi il diritto di educare alla sessualità, questione su cui ci deve essere l'attenzione e il consenso delle famiglie. Grave è non solo il patrocinio, ma anche che a questo spettacolo si portino le scuole secondarie. Le famiglie lo sanno?».



Silvio Magliano








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domenica 6 dicembre 2015

Lettera dal fronte: Di presepi, re Magi e attributi...perduti!


Inutile ricordare come le polemiche degli ultimi giorni siano legate alla vicenda della cancellazione del Natale di Rozzano, della esclusione politicamente corretta di un certo Gesù bambino dal presepe e del licenziamento dei re Magi in favore di un trio di migranti. Senza poi citare le innumerevoli realtà anche ecclesiali (potete leggerne qui e qui) preoccupate di non offendere chi crede o pensa in modo diverso (curioso che però il tutto sia fatto senza consultare questi presunti esclusi) e che hanno provveduto celermente a minimizzare il significato cristiano del Natale.
Si è detto e ancora si dice che tutto è frutto di una malsana idea del concetto di dialogo e identità.
Sicuramente vero, ma mi permetto di aggiungere che c'è anche un problema di ignoranza prima di tutto riguardo al Natale cristiano e alla sua storia.
Giusto per chiarire alcuni punti occorre ribadire che la famiglia di Gesù non viveva di stenti (certo non navigava nell'oro come d'altronde la stragrande maggioranza della popolazione a quei tempi) infatti S. Giuseppe di Nazaret era un artigiano del legno in un'epoca in cui il 90% degli utensili era fatto con quel materiale ed era in grado di mantenere sua moglie ed eventuali figli. La sacra famiglia non stava fuggendo da un conflitto (la Palestina per quanto dominata dai romani era in pace), ma si stava recando in obbedienza alle leggi civili a registrarsi dai pubblici ufficiali. Il fatto che il parto di Gesù sia avvenuto in un ricovero per le greggi era dovuto semplicemente al fatto che Betlemme (piccolo centro in Giudea) non era attrezzato per accogliere un così grande numero di persone mobilitatesi per il censimento.
I pastori accorsi a vedere Gesù non erano straccioni bensì rappresentanti di una categoria lavorativa molto diffusa presso il mondo giudaico e cioè quella degli allevatori di ovini.
Anche questo era un lavoro più che dignitoso e che garantiva un buon sostentamento.
E che dire poi dei Magi? Anche questi non erano giunti in Palestina con l'antesignano di un odierno gommone, ma erano venuti di loro spontanea volontà, erano considerati sapienti nei loro paesi di origine, di nobile casata e di agiata condizione economica. Non a caso portarono doni di altissimo pregio.
Troppo spesso (così spesso che è divenuta un'abitudine) noi cristiani confondiamo la semplicità evangelica con la sciatteria per cui all'immagine di Gesù mite e umile di cuore deve corrispondere per forza quella di un hippie ante litteram.
Il messaggio evangelico è certamente caratterizzato dalla semplicità così che tutti (e ribadisco tutti) possano riconoscervisi, poveri in spirito e in mezzi, ricchi, potenti, servi e padroni. Non è però un messaggio da interpretare con categorie sociologiche o politiche bensì un invito rivolto al profondo dell'uomo perché possa riconosce la sua più intima vocazione. È quindi ben altro rispetto agli slogan da lotta di classe e agli inviti alla rivoluzione permanente che ci piovono addosso ormai quotidianamente.
Un esempio fra tanti possibili: Gesù parlava al cuore degli uomini, ma non era uno straccione o un "alternativo" ed infatti sul Golgota i soldati pur di non strappare la sua tunica se la giocarono ai dadi. Difficile pensare che si spartissero con tale sistema gli stracci senza valore di un condannato. Evidentemente quell'indumento aveva un certo valore. E di esempi come questo se ne potrebbero fare molti.
Se proprio vogliamo trovare qualcosa di "rivoluzionario" nel racconto evangelico...beh possiamo guardare a Maria che ci ha mostrato che amore a Dio e rispetto e accoglienza della vita sono intimamente connessi. Oppure possiamo prendere ad esempio S. Giuseppe che volle a tutti i costi difendere e proteggere la donna che amava ed il bambino (che non era suo figlio) che lei portava in grembo quando avrebbe potuto benissimo ripudiarla (la legge mosaica gliene concedeva il diritto).
Eh sì, c'è proprio da imparare da Giuseppe, figura esemplare di padre per la nostra epoca nella quale la figura paterna è stata volutamente oscurata e messa in discussione, uomo giusto (termine utilizzato per pochi nella Sacra Scrittura) e tutto di un pezzo, dotato di attributi che oggi paiono scomparsi o dimenticati in tanti, siano essi presidi, rappresentanti delle istituzioni e (purtroppo) anche pastori.


Andrea Musso





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mercoledì 2 dicembre 2015

martedì 1 dicembre 2015

domenica 29 novembre 2015

Obice: Violento come chi sposta un pacco di pasta

Ieri, giornata nazionale della colletta alimentare, giornata di solidarietà con il bisogno dell'altro, giornata fatta per capire che viviamo da uomini solo se ci doniamo.
Perché nel donarci scopriamo che riceviamo di più di quello che doniamo.


Per riprendere questo l'associazione Banco Alimentare ogni anno scrive 10 righe:

«la fame oggi ha assunto le dimensioni di un vero “scandalo” che minaccia la vita e la dignità di tante persone. ogni giorno dobbiamo confrontarci con questa ingiustizia, mi permetto di più, con questo peccato […]. non possiamo compiere un miracolo come l’ha fatto Gesù; tuttavia possiamo fare qualcosa, di fronte all’emergenza della fame, qualcosa di umile, e che ha anche la forza di un miracolo. Prima di tutto possiamo educarci all’umanità, a riconoscere l’umanità presente in ogni persona, bisognosa di tutto. continuate con fiducia questa opera, attuando la cultura dell’incontro e della condivisione. […] condividere ciò che abbiamo con coloro che non hanno i mezzi per soddisfare un bisogno così primario, ci educa a quella carità che è un dono traboccante di passione per la vita dei poveri.»
In queste 10 righe, che erano scritte su ogni volantino che usavo e usavano gli altri volontari per invitare tutti a partecipare a questo gesto, e che hanno ricevuto tutti quelli che sono entrati in un supermercato ieri (frasi estratte da ciò che ha detto Papa Francesco all'Udienza del 3 ottobre 2015, in aula Paolo VI, con il Banco Alimentare) sono celate molte cose.

Una su tutte è il fatto che questo scandalo, per riprendere le sue parole, va riconosciuto e giudicato, ci dobbiamo confrontare con esso.


La seconda cosa che salta all'occhio è il nostro limite, “non possiamo compiere un miracolo come l’ha fatto Gesù”, ma questo non vuol dire che dobbiamo semplicemente lasciare le cose che vadano da sole, solo perché “tanto deve andare così, guarda il resto del mondo”.


Qui arriva, ed è anzi già stata anticipata, la terza “verità nascosta” in questa citazione, “tuttavia possiamo fare qualcosa, [...] possiamo educarci all’umanità, a riconoscere l’umanità presente in ogni persona”. 

Educarci è la parola che mi piace di più; occorre educarsi a fare il bene, a riconosce ciò che non va, ad usare intelligenza per inventarci dei tentativi ironici per compiere “qualcosa di umile, e che ha anche la forza di un miracolo”.

Il termine “tentativo ironico” non è certamente inventato da me, è una definizione che don Giussani utilizzava spesso per descrivere le sue opere, o quelle nate da chi lo seguiva.
Ora, invece di dire quanto è bello questo modo di definire ciò che facciamo, cercherò di riportare come lo spiegava lui.
Immaginiamo una famiglia che si accinge a cenare; il figlio piccolo, che da poco cammina, tenta di spingere il suo seggiolone vicino al tavolo, spinto dalla voglia di stare al tavolo con i genitori. Il padre vedendolo sorride e, senza farsi vedere, spinge il seggiolone.
Il tentativo del figlio agli occhi del padre è ironico, è chiaro che non riuscirà mai a compiere la sua opera senza qualcuno di più grande, che gli vuole bene e che lo aiuta; ma è anche una dimostrazione del desiderio che ha di stare con lui e con la madre, e quindi una dimostrazione di bene.


Ogni gesto che compiamo non può che essere un tentativo ironico (noi siamo il bambino di questa breve storiella) e abbiamo bisogno di un Padre che mette la forza dove noi mettiamo le mani, mi vengono allora in mente tutti quelli che mi hanno aiutato durante la giornata: il dottor Roberto, che dopo avermi detto “ne avrei bisogno io” mi ha raccontato come possa essere ora in questa situazione di bisogno e, ringraziandomi in un modo incredibile, se ne è andato con il suo volantino per potersi rileggere le 10 righe; o Ruggero, arrivato al supermercato perché volontario da anni del Banco desiderava rivivere quest'esperienza anche nella città in cui si è appena trasferito, ed è rimasto con me tutta la giornata; tutti i ragazzi delle superiori che dedicano ore del loro sabato per spostare sacchetti di pasta.
Tutte persone che si sono mosse per misericordia, perché vogliono bene non solo a chi hanno a fianco ma anche a persone che non hanno mai incontrato, e probabilmente non incontreranno mai, ma che mangeranno grazie a quel sacchetto spostato. 


Certo molti ci dicono che siamo dei ladri, dei disonesti, che c'è chi ruba.
Sicuramente, secondo i pensieri del mondo, un po' disonesti lo siamo, o perlomeno giochiamo con delle regole strane. Noi mettiamo 1, investiamo per una giornata semplicemente un uno, e incredibilmente ci ritroviamo con 100, alla fine, elencando e ricordando cos'è successo, sommi tutto e fa cento.
È incredibile, è una cosa che non è di questo modo, però un po' di tempo fa è passato uno che ha promesso che questa modalità avrebbe funzionato, ed effettivamente è così. Quindi, magari noi siamo un po' scorretti per non limitarci a seguire le regole del mondo, però chi si accontenta di seguirle, per un qualche motivo non ben specificato, è uno stupido.


Un altro fatto degno di nota, che si aggiunge agli altri, molti, è un papà che entra di corsa al supermercato senza considerarci minimamente, fa la spesa ad una velocità record e dopo essere uscito dalla cassa si ferma e ci chiede cosa gli volessimo proporre; spiegatogli il tutto ci lascia in custodia la spesa appena fatta e il bambino, grande abbastanza da saper dire “papà”, e corre a comprare qualcosa da lasciarci dicendo “tanto di voi mi posso fidare”.


Insomma, ora che si fa? Si continua a fare i violenti, giocandoci il nostro uno e facendo incazzare chi non lo fa e non lo vuole fare. 






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venerdì 27 novembre 2015

giovedì 26 novembre 2015

Obice: non è questo il metodo

Partendo da dichiarazioni che arrivano da fonti che sono attendibili quanto quelle sull'esistenza degli unicorni "pare che il vicino di casa dell'amico di mio cuggino abbia sentito l'arcivescovo di Ferrara, Luigi Negri, parlare sul Freccia Rossa partito da Roma-Termini".

Noi crediamo che quanto si stia scatenando in queste ore contro Monsignor Negri sia l'ennesimo caso costruito ad hoc contro una personalità fedele alla Chiesa e non disposta a scendere a patti con il mondo.

L'arcivescovo di Ferrara entra così nel gruppo di chi ha subìto, per la propria integrità e lealtà verso 2000 anni di Magistero ecclesiastico e petrino, un attacco ideologico: pensiamo a Messori, Magister, Livi, Cardinal Pell.

D'altronde chi ha lanciato la notizia? Il Fatto Quotidiano e Repubblica che, nonostante quest'ultima sia il giornale più letto dai parroci (pare), non son proprio i quotidiani del Papa.

Con una certa faciloneria, tipica appunto di chi vuole denigrare e non capire come sono realmente andate le cose, il Fatto Quotidiano ha lanciato per primo la notizia che Monsignor Negri avrebbe espresso al suo segretario un giudizio negativo contro il Papa: "Speriamo che con Bergoglio la Madonna faccia il miracolo come aveva fatto con l'altro"; e con Renato Farina al telefono, critiche alle recenti nomine papali dei vescovi di Bologna e Palermo, mentre si trovava su un Freccia Rossa.
Si arriva alla diffamazione quando ci viene spiegato il primo dialogo: "un riferimento nemmeno troppo velato a Papa Luciani, Giovanni Paolo I, che governò la Chiesa soltanto per 33 giorni". Successivamente Repubblica, confermando l'esistenza di un "giornalismo collettivo" (lezione di Giuliano Ferrara) in cui non è importante l'uso del cervello, ha semplicemente copiato e incollato la notizia del Fatto.

A questo giornalismo del "sentito dire, della chiacchiera come le caramelle" (per citare il pontefice) bisogna dire no! Diffama soltanto ed è un'arma che normalmente è utilizzata nei regimi totalitari e non in democrazia.

Comunque sia, tutto questo non stupisce, dal Fattaccio e da Rep non potevamo aspettarci di meglio.

Il commento che però lascia basiti per davvero, togliendo quasi le parole di bocca, è la lettera spedita al Fatto Quotidiano in modo subitaneo da parte di CL, dissociandosi da Monsignor Negri e sottolineando quanto sono bravi e ubbidienti.

Non è questo il metodo migliore attraverso cui entrare nel merito di una questione che richiede di stare vicino ad un proprio Padre, difendendolo da quelle che sono delle calunnie.
Noi che siamo cresciuti con Giussani, quindi abituati a ragionare, a guardare la realtà, crediamo di poter dire che prima di tutto occorre riconoscere a Negri una grande paternità, per quello che ha fatto e continua a fare alla Comunità Cristiana, con l'offerta costante di giudizi lucidi chiari, senza giri di parole, con azioni concrete, tante; ricordiamone una importante: durante i primi attacchi dell'Is ai Cristiani d'Oriente, fu tra i pochi a fare qualcosa di concreto per loro, esponendo la N araba, per Nazareno, sulla sua casa.
Non possiamo che essere grati per quello che ha fatto e continua a fare al Movimento e alla Chiesa tutta, siamo convinti che è e sarà sempre pronto a difenderla.
Questo riteniamo il miglior insegnamento che ci ha lasciato Giussani, questa è la vera obbedienza alla Chiesa, obbedienza alla Verità.
Questa Verità va riconosciuta, va "raggiunta e detta", e non scelta.

La precisazione, che si legge, che l'arcivescovo Negri non "ricopre più alcun ruolo di responsabilità all'interno del movimento dal 2005", pare mostrare ingratitudine. Non ne comprendiamo l'utilità, anzi, vediamo solo un atteggiamento dannoso; giacché sembra un atto di sottomissione ai pregiudizi di Repubblica e del Fatto (come se avessero ragione).
Per tutti i meriti guadagnati sul campo, Monsignor Negri merita almeno il beneficio del dubbio!

Speriamo allo stesso tempo che il "fuoco amico" e quello "nemico" non abbiano nessun elemento in comune; speriamo che non siano vere quelle voci che sostengono che CL e altre realtà ecclesiali stiano cercando di riorganizzarsi per compiacere il mondo laicista: elemento che potrebbe spiegare il perché del "dissociarsi" da Negri, che non è aperto a compromessi con il laicismo; speriamo che la prossima volta i responsabili di CL abbiano la delicatezza di non sentenziare contro prima del tempo ma di telefonare, incontrare la persona vittima di un attacco: specialmente se la vittima è un Padre come Monsignor Negri.



Ribadiamo il nostro #prayforNegri





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mercoledì 25 novembre 2015

Obice: I padri del gender: orrore e raccapriccio

Ricordate i libretti UNAR intitolati “Educare alla diversità a scuola”? Tali libretti sono stati bloccati dal Ministero dell’Istruzione in seguito a numerose proteste da parte delle associazioni dei genitori e associazioni pro famiglia (come Agesc, Comitato articolo 26 e Sì alla famiglia).

È mia intenzione, nei prossimi articoli, fare delle recensioni a proposito di quei testi, e ho incominciato a leggerli.

Nei testi in questione, vengono citati continuamente i cosiddetti “gender studies” (studi di genere), e con essi i suoi autori più importanti, Alfred Kinsey e John Money.

I suddetti testi si guardano però bene dal dire con chiarezza chi furono e cosa fecero Kinsey e Money, dato che se lo facessero la lettura e l’adozione di questi finirebbe sul nascere.

Dato che non tutti possono sapere con esattezza chi furono i due studiosi, ricorderemo cosa hanno fatto e come hanno lavorato.

Alfred Kinsey

Alfred Kinsey viene ricordato come l’autore del cosiddetto “Rapporto Kinsey”, uno studio sulla sessualità degli americani, che tra le altre cose si occupava, ad esempio, di stimare la percentuale di omosessuali nella società americana (il famoso 10% di omosessuali nella società che viene continuamente sbandierato dall’associazionismo LGBT viene da qui, ad esempio).

Occorre innanzitutto ricordare che Kinsey era un entomologo (studioso degli insetti), quindi non si capisce quali competenze avrebbe avuto per portare avanti un simile studio.

Per capire meglio quali metodologie furono utilizzate per questo studio, ci viene in aiuto lo psicologo prof. Roberto Marchesini, che scrive:
“Kinsey ha manipolato il campione di individui intervistato per ottenere quei dati. Il celebre psicologo Abraham Maslow, saputo delle ricerche che Kinsey stava conducendo, volle incontrarlo per confrontarsi con lui. Una volta compreso il metodo d’indagine di Kinsey, Maslow mise in guardia l’entomologo dal “volunteer error”, ossia dalla non rappresentatività di un campione composto esclusivamente da volontari per una ricerca psicologica sulla sessualità. Kinsey decise di ignorare il suggerimento di Maslow e di proseguire nella raccolta delle storie sessuali di volontari. Oltre a questo, circa il 25 % dei soggetti maschi intervistati nella sua ricerca erano detenuti per crimini sessuali; l’unica scuola superiore presa in considerazione per la ricerca fu un istituto particolare nel quale circa il 50 % degli studenti avevano contatti omosessuali; tra i soggetti erano presenti anche un numero sproporzionato di “prostituti” maschi (almeno 200); tra gli omosessuali vennero contati anche soggetti che avevano avuto pensieri o contatti casuali, magari nella prima adolescenza; infine, nel calcolare la percentuale di omosessuali, Kinsey fece sparire – senza darne spiegazione – circa 1.000 soggetti.”
Ma gli errori metodologici sono niente in confronto agli orrori materiali di cui Kinsey si rese responsabile: l’aspetto più inquietante di questo personaggio riguarda gli esperimenti sessuali condotti sui bambini.

Nel primo Rapporto Kinsey esiste infatti un paragrafo intitolato “L’orgasmo nei soggetti impuberi” (pp 105 – 112) e in questo paragrafo vengono descritti i comportamenti di centinaia di bambini da quattro mesi a quattordici anni vittime di pedofili.

In alcuni casi, Kinsey e i suoi osservarono (filmando, contando il numero di «orgasmi» e cronometrando gli intervalli tra un «orgasmo» e l’altro) gli abusi di bambini ad opera di pedofili: «In 5 casi di soggetti impuberi le osservazioni furono proseguite per periodi di mesi o di anni[…]» (p. 107); ci furono anche bambini sottoposti a queste torture per 24 ore di seguito: «Il massimo osservato fu di 26 parossismi in 24 ore, ed il rapporto indica che sarebbe stato possibile ottenere anche di più nello stesso periodo di tempo» (p. 110).

Nel secondo Rapporto esiste un paragrafo intitolato “Contatti nell’età prepubere con maschi adulti”, nel quale vengono descritti rapporti sessuali tra bambine e uomini adulti, ovviamente alla presenza di Kinsey e colleghi. Le osservazioni condotte inducono Kinsey a sostenere che:
Alfred Kinsey (a sinistra) e Kenneth Anger nell’abbazia esoterica di Thelema,
 davanti alla fotografia di Aleister Crowley
“Se la bambina non fosse condizionata dall’educazione, non è certo che approcci sessuali del genere di quelli determinatisi in questi episodi [contatti sessuali con maschi adulti], la turberebbero. E’ difficile capire per quale ragione una bambina, a meno che non sia condizionata dall’educazione, dovrebbe turbarsi quando le vengono toccati i genitali, oppure turbarsi vedendo i genitali di altre persone, o nell’avere contatti sessuali ancora più specifici.”
Kinsey attinse i dati sulla sessualità infantile effettuando attivamente pratiche pedofile per le quali avrebbe dovuto essere legalmente perseguito. E fu anche un dichiarato sostenitore della pedofilia. Molto discutibili anche le sue frequentazioni, una fotografia lo ritrae () in compagnia di un certo Kenneth Anger davanti ad una foto del mago satanista Aleister Crowley. Anger, regista di film come “Lucifer rising” e amico di Bobby Beusoleil della “famiglia” di Charles Manson, fu intimo amico di Kinsey e contribuì alle sue ricerche fornendo un filmato nel quale si masturbava. Questo era Alfred Kinsey.

John Money

John Money è stato uno psicologo e sessuologo statunitense che, nel 1972, ha elaborato un preciso modello teorico secondo cui l’appartenenza ad un genere può essere disgiunta dal sesso biologico e dall’orientamento sessuale.

Secondo il suo approccio biosociale, natura e cultura interagiscono per determinare il sentimento di appartenenza ad un genere o all’altro. “Si nasce maschi o femmine -spiegava Money- ma l’etichetta sociale che ci viene attribuita e il diverso modello educativo che viene impartito ai bambini e alle bambine interagisce con i fattori biologici…”

E’ interessante notare come venga presentato solo il modello teorico di Money e non i suoi risultati, ed il motivo è chiaro: quando la sua teoria venne applicata, fu l’origine del dramma esistenziale per la malcapitata “cavia” umana, David Reimer, e sfociò in un tragico epilogo:
David Reimer, nato Bruce Peter Reimer (Winnipeg, 22 agosto 1965 – Ottawa, 5 maggio 2004), è stato un cittadino canadese che, nato maschio, dopo la nascita fu sessualmente riassegnato al sesso femminile a causa della perdita del pene durante una maldestra operazione di circoncisione. Lo psicologo John Money (1921-2006) seguì clinicamente il suo caso, guidando Reimer verso l’accettazione della condizione sessuale femminile. Money dichiarò che la terapia ebbe esito positivo: Reimer apprese la nuova identità di genere. Tuttavia il sessuologo Milton Diamond scoprì che Reimer non si identificò mai con una donna e che dall’età di 15 anni prese a vivere come un uomo. Reimer stesso volle che la sua storia fosse resa pubblica affinché a nessun altro capitasse quello che era capitato a lui. Morì suicida nel 2004. 
Fonte: Wikipedia 
L’esperimento di Money fu un drammatico insuccesso, eppure egli viene riportato come il fondatore della teoria del gender, quella secondo la quale si può “riassegnare” un sesso diverso mediante la rieducazione.

Alcune considerazioni

Abbiamo potuto constatare che razza di personaggi siano i “padri fondatori” della teoria del gender, o gender studies (o come li volete chiamare, ci siamo capiti).

Di fatto, i testi su cui il Ministero aveva pensato, in un primo momento, di formare gli insegnanti e poi successivamente dei giovani studenti, si basano sulle teorie (assolutamente antiscientifiche) formulate da un apologeta e sostenitore della pedofilia e amico di satanisti e da un epigone di Josef Mengele in salsa progressista (quindi, per forza di cose, dal lato giusto della barricata).

Detto questo, viene spontanea una domanda: si tratta di ignoranza o malafede? Cioè, al Ministero nessuno ha dato una controllata a cosa sarebbe stato inviato nelle scuole oppure è stato fatto tutto alla zittina nella speranza che nessuno se ne accorgesse?

Tuttavia, domande dello stesso tenore potrebbero essere rivolte a numerosi responsabili di vari movimenti ecclesiali e a numerosi prelati che continuano a fare spallucce davanti a questa vera e propria offensiva antropologica che mira a decostruire la Persona, magari facendosi scudo di citazioni del Papa e di parole chiave come “dialogo”, “ponti”, “muri” (sembrano diventati tutti ingegneri strutturisti).

Inoltre, se vogliamo rincarare la dose, bisognerebbe ricordarsi che siamo nel 2015, e non più nel 1975: Internet oggi ce l’hanno tutti, e queste informazioni sono facilmente reperibili, diversamente, per esempio, rispetto a 40 anni fa. Quindi, nemmeno l’ignoranza è più una scusa ammissibile per chi ha certi tipi di responsabilità.

A tal proposito, colgo l’occasione per ringraziare il prof. Enzo Pennetta per aver fornito gentilmente sul suo blog gran parte delle informazioni riportate in questo articolo.






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Congedo con onore: Cochi e Renato - La gallina







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martedì 24 novembre 2015

Obice: Le iene e le pecore

Sono ormai anni che non accendo la tv, ma mi hanno segnalato questo servizio delle iene, 26 minuti di sponsorizzazione della morte, 26 minuti in cui vengono elencate un sacco di scuse per giustificare la scelta della “via facile”, di una “scorciatoia”, di un “evitare la fatica” o chiamatelo come vi pare.

Attenzione però, ora non mi voglio rivolgere a chi ritiene giusta l'eutanasia, a chi è contento di questo servizio perché “finalmente si capirà che una legge per regolamentare la libertà di morte serve”, per loro scriveremo qualche numero di ciò è successo e che sta accadendo in Belgio, Olanda e Lussemburgo (per ora vi dovete accontentare di guardare il video che abbiamo pubblicato qua dal minuto 36:45).

Ora voglio rivolgermi a chi riesce ancora a capire che vedere in televisione una donna, Michèle Causse per la precisione, che beve un veleno chiamato pentobarbital, che in farmacia costa circa 95€ e che viene venduto dall'associazione svizzera Dignitas a 12mila, perché fa troppa fatica a vivere vuol dire vedere un crimine terribile.

Vorrei dire a tutti quelli che “la cosa importante è la salute” o “fino a che c'è la salute va tutto bene” che non è vero, certo la salute è importante, ma non è la prestanza fisica che da valore alla vita, non è quanto produciamo che rende degna la nostra vita. Se siamo di quelli che “la salute è la cosa più importante” vuol dire che, anche se riconosciamo come sbagliata la morte di quella donna, non siamo capaci di dire il perché vale la pena che lei viva.

Nel momento in cui non si riconosce il valore della vita, anche di quella sofferente e dolorosa in attesa della morte, vuol dire che l'unico valore che ha la vita è ciò che produciamo, e il passaggio da “ho il diritto di morire perché la vita è mia” a “ho il dovere di morire perché non produco nulla, perché sono un peso” è sostanzialmente istantaneo.

Ora, se è ancora vero che ogni secondo della vita vale, la prima menzogna arriva già dopo 34 secondi che è iniziato il servizio, quando si sente quel “per niente”.

Ce ne sono molte altre ma non posso elencarle tutte, ciò che è fondamentale è che la verità non è soggettiva e non si può tutelare con la legge ciò che è sbagliato, falso e immorale.

Vi prego non cadiamo di nuovo nella trappola del “sono tantissimi quelli che si suicidano e quindi facciamoglielo fare in modo decoroso” perché ora, chi si suicida, sa che sta facendo una cosa sbagliata, quando tuteleremo con la legge queste azioni, ciò non sarà più vero.

Non conosco i meandri più profondi della sofferenza umana. Ma so che la società, la patria che vorrei non mi lascerebbe mai solo, e so che nella Chiesa che ho scelto non resterei mai solo. Vorrei che così potesse essere anche per il mio prossimo.

Così sarebbe, se solo si avesse il coraggio di Spalancare le porte a Cristo, che nemmeno per un solo secondo ha rinnegato la vita sopportando per noi i dolori della Passione

È vero che farsi aiutare e farsi voler bene è difficile perché siamo tutti egoisti e orgogliosi ma non per questo dobbiamo ammazzarci.





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lunedì 23 novembre 2015

domenica 22 novembre 2015

Obice: Torino gay pride propina il "gender fluid" agli undicenni

Martedì 24 e mercoledì 25 novembre alla Casa Teatro Ragazzi di Torino ci sarà per le scuole e aperto al pubblico la sera di venerdì 27 lo spettacolo "Fa'afafine mi chiamo Alex e sono un dinosauro".

È la storia di Alex che si infatua nel pieno della sua fase evolutiva di un compa-gno di scuola. Alex sogna di trasferirsi a Samoa per poter vivere da Fa'afafine e magari un giorno potersi sposare con Elliot.

La parola composta (fa'a = alla maniera di; "fafine" = donna) definisce un terzo sesso fluido. Dal sito www.siciliainformazioni.com (la compagnia teatrale è siciliana) viene spiegato come "coloro che, sin da bambini, non amano identificarsi e a cui la società samoana non impone una scelta. I Fa'afafine godono di massimo rispetto. Sono maschi alla nascita, ed esplicitamente incarnano entrambi i caratteri, variando nel comportamento dal femminile stravagante al prosaica-mente maschile."

Su questo sito c'è scritto che "lo spettacolo si chiude simpaticamente con una divertente danzetta, e uno scambio di vestiti, prospettando una rassicurante verità: il primato dell'amore; l'immensa energia in grado di superare ogni limite e giudizio."

Alla fine seguirà un dibattito curato dal coordinamento Torino Gay Pride, condurrà la serata il dottor Andrea Perdichizzi , ci sarà la presentazione del libro "io no! ...o forse sì" la storia di un "coming out spalmato di ironia" come lo definisce l'autore. Invitati Ilda Curti l'assessore alle politiche delle pari opportunità della città di Torino e Mariagrazia Pellerino assessore delle politiche educative della città di Torino.

Giuliano Scarpinato attore e regista dice in un intervista che gli dispiace molto che "spesso genitori o educatori evitano di portare i ragazzini a teatro, a causa del pregiudizio o del timore di affrontare l'argomento, sottraendo i giovanissimi al confronto, mettendo la testa sotto la sabbia".

Carissimo Giuliano, carissimi organizzatori, carissima Casa Teatro Ragazzi, l'arte può raccontare i patimenti dell'età evolutiva, la confusione, l'attrazione anche erotica che durante le fasi puberali e adolescenziali alcuni ragazzi possono provare nei confronti di un compagno dello stesso sesso, e l'arte può anche raccontare che a volte può accadere che ci sia uno scollamento psichico con il proprio dato di realtà biologico. Bene, ma è necessario per raccontarlo bene proporre temi così delicati ad un pubblico adulto, e soprattutto dare il nome vero a questi vissuti.

La confusione durante la propria costruzione dell'identità può essere una con-fusione e basta, non per certo un orientamento omosessuale, e se c'è uno scol-lamento psichico dal dato di realtà siamo di fronte ad una DISFORIA DI GENERE, non ad un genere neutro. Il genere neutro non esiste. Ogni nostra cellula è sessuata, non neutra. Non possiamo confondere i bambini e fare questa PROPAGANDA, perché di propaganda si tratta quando una teoria che non ha nessun fondamento scientifico e di realtà vuole indottrinare i nostri bambini. Noi genitori siamo i primi educatori dei nostri figli e non possiamo confondere e de-costruire la realtà di un' identità delicata in crescita. Questo spettacolo confonde le identità che si stanno strutturando nei nostri figli e insinua nei genitori ed insegnanti la normalità di una scelta possibile staccata da un dato di realtà. E lo fa con un abilità subdola, quasi serpentina, perché sfrutta l'emotività delle persone coinvolte, bambini e genitori. Alex dice di subire atti di bullismo per questo suo modo di essere, atti che vanno messi al bando sempre, ma che non possono diventare il modo per dirci che Alex può essere ciò che sente a prescindere da ciò che è.

Lo spettacolo insinua il senso di colpa nei genitori quando Alex dice loro "era meglio se non nascevo?" e dice una menzogna gravissima quando fa dire alla madre "Troverai qualcuno che ti amerà così come sei...".

La menzogna sta nel fatto che lui è già amato dai suoi genitori, ma di un amore incapace, un amore incapace di farsi delle domande, un amore vittima della pressione ideologica su questo tema, un amore che non guarda negli occhi un figlio che va accompagnato e sostenuto nella famiglia e nella cultura, nella scuola, nella formazione della propria identità che è data anche e soprattutto dal dato biologico. Accogliere Amare significa affrontare le ferite, incollati alla realtà della Persona, alla sua integrità. Non posso avere un corpo maschile e sentirmi psichicamente una femmina, ho una disforia che va curata, non sono un terzo sesso fluido. Ho necessità vitale di sentirmi Amato veramente dai miei genitori, un Amore che si sporca le mani con me, che non ha paura, che non mette veramente la testa sotto la sabbia, che non cerca la via di fuga più facile "lui è fatto così". Il corpo non è accessorio, siamo maschi e femmine ed è autoevidente! E lo siamo non perché ce lo impongono degli stereotipi ma perché il nostro corpo porta dei dati reali, neuroscientificamente reali, visibili anche in alcuni tratti della personalità dell'essere maschio o femmina (oltre che nelle scintigrafie dei cervelli maschili e femminili!). Esistono delle patologie rarissime di cui il corpo porta segno che vanno accompagnate in modo diverso, ma sono rarissime. Il genere non si sceglie, il sesso è dato dalla realtà del nostro corpo, e se il bambino cresce in una cultura che sostiene questo dato psichicamente vivrà questa realtà naturalmente, senza confusione.

Com'è possibile che un tema così delicato come la disforia di genere venga trattato facendo propaganda all'ideologia di genere e venga proposto ad una sala di bambini e ragazzi? Com'è possibile che alcune scuole hanno a calendario la visione di uno spettacolo che propaganda la teoria gender? I nostri assessori accetteranno questo invito? Conoscono la storia di queste teorie? E la Casa Teatro Ragazzi tanto amata da noi genitori di Torino ha capito veramente il tema di questo spettacolo? Chiudo con queste domande e ricordando a noi genitori che abbiamo un unico diritto sui nostri figli, quello di educazione, e un unico dovere Amarli e Custodirli nella Realtà di ciò che sono.


Quotidiano La Croce - 21/11/2015





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