martedì 24 novembre 2015

Obice: Le iene e le pecore

Sono ormai anni che non accendo la tv, ma mi hanno segnalato questo servizio delle iene, 26 minuti di sponsorizzazione della morte, 26 minuti in cui vengono elencate un sacco di scuse per giustificare la scelta della “via facile”, di una “scorciatoia”, di un “evitare la fatica” o chiamatelo come vi pare.

Attenzione però, ora non mi voglio rivolgere a chi ritiene giusta l'eutanasia, a chi è contento di questo servizio perché “finalmente si capirà che una legge per regolamentare la libertà di morte serve”, per loro scriveremo qualche numero di ciò è successo e che sta accadendo in Belgio, Olanda e Lussemburgo (per ora vi dovete accontentare di guardare il video che abbiamo pubblicato qua dal minuto 36:45).

Ora voglio rivolgermi a chi riesce ancora a capire che vedere in televisione una donna, Michèle Causse per la precisione, che beve un veleno chiamato pentobarbital, che in farmacia costa circa 95€ e che viene venduto dall'associazione svizzera Dignitas a 12mila, perché fa troppa fatica a vivere vuol dire vedere un crimine terribile.

Vorrei dire a tutti quelli che “la cosa importante è la salute” o “fino a che c'è la salute va tutto bene” che non è vero, certo la salute è importante, ma non è la prestanza fisica che da valore alla vita, non è quanto produciamo che rende degna la nostra vita. Se siamo di quelli che “la salute è la cosa più importante” vuol dire che, anche se riconosciamo come sbagliata la morte di quella donna, non siamo capaci di dire il perché vale la pena che lei viva.

Nel momento in cui non si riconosce il valore della vita, anche di quella sofferente e dolorosa in attesa della morte, vuol dire che l'unico valore che ha la vita è ciò che produciamo, e il passaggio da “ho il diritto di morire perché la vita è mia” a “ho il dovere di morire perché non produco nulla, perché sono un peso” è sostanzialmente istantaneo.

Ora, se è ancora vero che ogni secondo della vita vale, la prima menzogna arriva già dopo 34 secondi che è iniziato il servizio, quando si sente quel “per niente”.

Ce ne sono molte altre ma non posso elencarle tutte, ciò che è fondamentale è che la verità non è soggettiva e non si può tutelare con la legge ciò che è sbagliato, falso e immorale.

Vi prego non cadiamo di nuovo nella trappola del “sono tantissimi quelli che si suicidano e quindi facciamoglielo fare in modo decoroso” perché ora, chi si suicida, sa che sta facendo una cosa sbagliata, quando tuteleremo con la legge queste azioni, ciò non sarà più vero.

Non conosco i meandri più profondi della sofferenza umana. Ma so che la società, la patria che vorrei non mi lascerebbe mai solo, e so che nella Chiesa che ho scelto non resterei mai solo. Vorrei che così potesse essere anche per il mio prossimo.

Così sarebbe, se solo si avesse il coraggio di Spalancare le porte a Cristo, che nemmeno per un solo secondo ha rinnegato la vita sopportando per noi i dolori della Passione

È vero che farsi aiutare e farsi voler bene è difficile perché siamo tutti egoisti e orgogliosi ma non per questo dobbiamo ammazzarci.



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