Anno
Domini 2017: 500 anni ci separano dalla
riforma
di
Lutero, 300 dalla fondazione della prima loggia massonica speculativa
e 100 sia dalla rivoluzione russa che dalla rotta di Caporetto. Non
c’è che dire: siamo in buona compagnia per poter rafforzare la
nostra fede e dedicarci allo studio della storia. E’ innegabile,
tuttavia, che oggigiorno la cultura dominante ci porta a non
ricordare questi eventi che, benché uno più drammatico dell’altro,
fanno parte della nostra storia e della nostra identità di
cristiani, italiani, europei. Similmente, non è ben chiaro
se-come-perché commemorare e/o celebrare e/o ricordare (e
volutamente uso questi termini che, avviso fin da subito, non ritengo
essere sinonimi) questi anniversari da un punto di vista cattolico.
Occorre dunque cercare di fare chiarezza in un’epoca di dubbi e di
falsità dilaganti: sarebbe bellissimo analizzare ogni singolo
anniversario di questo nostro martoriato 2017 ma preferiamo
dedicarci, almeno in questa rubrica, al cinquecentesimo della
riforma
protestante.
In
un prossimo articolo ci ripromettiamo di parlare dei semi protestanti
disseminati oggigiorno dappertutto anche in molti componenti della
Chiesa Cattolica (la quale, Corpo Mistico di Cristo, è sempre santa
per opera dello Spirito Santo): piuttosto, ora, riteniamo doveroso
fare alcune precisazioni lessicali che renderanno maggiormente
capibile la nostra ermeneutica delle tendenze protestanti all'interno
della Chiesa e, allo stesso modo, è nostro dovere capire cosa sta
succedendo attorno a noi in occasione di questo centenario.
Da
un punto di vista storico e storiografico, il termine di
Riforma
Protestante è
ormai diventato di uso comune e generalizzato: alcuni storici hanno
provato ad usare il termine di
Rivoluzione
Protestante ma non sono generalmente seguiti dalla massa degli studiosi. Essendo
questo un articolo di Storia della Chiesa, che analizza ogni cosa
alla luce del Catechismo della Chiesa Cattolica, preferisco usare il
termine classico di
riforma ma rigorosamente in corsivo e minuscolo riprendendo in un certo senso
il termine con cui la Santa Sede ha per secoli definito i figli ed i
nipoti di Lutero («
i
cosiddetti riformati»).
Non
penso sia necessario spiegare il perché tutti i fedeli cattolici non
possano
celebrare questo anniversario: il concetto rimanda infatti alla festa ed alla
solennizzazione di eventi che sono sia unitivi che comuni (qualità
decisamente assenti negli eventi della
riforma).
Il concetto di
commemorazione,
invece, potrebbe essere utilizzato a patto tuttavia di non dargli il
carattere sacro e liturgico che la Chiesa attribuisce ad alcune
celebrazioni come la
Commemorazione
di tutti i fedeli defunti
o la
Commemorazione
di un Santo durante un Tempo Forte.
Bisognerebbe invece, a mio modesto parere, utilizzare il verbo
ricordare
(purché scevro dal carattere sacrale e liturgico, utilizzato in
particolare nella Santa Messa, di
rendere presente)
inteso da un punto di vista storico: è innegabile che la
riforma
sia avvenuta, è altrettanto innegabile il fatto che – ci piaccia o
non ci piaccia – perduri ancora oggi e che, pertanto, è nostro
dovere analizzarla in ogni sua componente compresa la prospettiva
futura di convivenza (perché l’epoca degli Stati confessionali è
ormai tramontata da tempo) che la Chiesa ha sempre denominato
tolleranza .
Utilizzando la categoria storica del
ricordo
(il
fare dunque
memoria)
si potrà parlare in piena coscienza, con meno acredine possibile, delle gravi colpe
degli uomini della Chiesa del XVI secolo, di dottrine peregrine che
all'epoca si insegnavano in ogni dove, dei morti dell’una e
dell’altra parte, degli errori dottrinali di Lutero, ma anche
dell’opera e dell’insegnamento dei Santi della contro-riforma,
etc.
Per
far questo però è necessario precisare due cose: 1) è impossibile
cancellare 500 anni di storia (basti pensare che è difficile parlare
in maniera serena di eventi ben più recenti e cronologicamente più
modesti come il ventennio fascista) e 2) si è trattata di un’eresia
all'interno della Chiesa Cattolica che si è propagata in tutto il
mondo dando vita a numerosissime denominazioni cristiane che, secondo
il loro modo di vedere, si riconoscono come l’unica vera Chiesa di
Cristo.
Se
non si parte da questi dati di fatto stiamo solamente rimestando
l’acqua nel mortaio. Alla luce di quanto detto, è chiaro come il
sole come si deve vivere questo triste anniversario: con mestizia ed
il ritorno alla vera fede. E dobbiamo farlo con il cuore che gronda
sangue perché non solo la Chiesa è ancora oggi lacerata nella sua
unità ma anche perché ci sono milioni di anime che non possono
attingere
ai
fiumi d’acqua viva che
da essa sgorgano per mezzo dei Sacramenti: riflettiamo mai abbastanza
a come siamo “fortunati” noi cattolici? Noi abbiamo la
possibilità di stare bocca a bocca (etimologia di
adorare)
a Cristo nella Santa Eucarestia, i protestanti no; noi possiamo dire
correttamente di aver avuto i peccati perdonati nella Confessione, i
protestanti si devono appellare ad un atto di fede talmente puro per
essere giustificati che è difficile solo immaginarlo; noi cattolici
possiamo ricorrere al Magistero quando non comprendiamo appieno né
la dottrina né la Sacra Scrittura, i protestanti invece sono
lasciati
come
pecore senza pastore
in balia dell’una o dell’altra corrente dominante; noi cattolici
abbiamo la grazia di poter onorare la Vergine Maria, avendo in lei
una sicura Avvocata presso suo Figlio, mentre i protestanti non
riconoscono nessun intermediario tra Dio e l’uomo che non sanno
(letteralmente)
a
che santo votarsi.
Pensiamo mai a queste grazie come anche alle altre centinaia di cui è
oggetto e deposito la Chiesa Cattolica? Contemporaneamente –
repetita
iuvant
– soffriamo per tutte le anime delle chiese protestanti che non
hanno nulla di tutto questo? Similmente, pensiamo mai al fatto che
Lutero e tutti gli altri riformatori partivano da una critica feroce
alla Chiesa che, all’epoca, appariva loro come una turba di uomini
e donne alla ricerca non tanto della gloria di Dio bensì di quella
del Mondo? E ci fermiamo mai a pensare adeguatamente al fatto che se
queste persone hanno potuto confondere e travisare la sana dottrina
l’hanno potuto fare perché non l’avevano degnamente studiata,
compresa, amata e vissuta? Come non temere che l’abbandono degli
studi di tutte le scienze sacre potrebbe generare sempre nuovi Lutero
e Calvino? Come non avere paura della scarsa fedeltà dei religiosi
pensando a tutti i conventi tedeschi che si svuotarono in brevissimo
tempo a seguito delle prediche dei vari predicatori di turno?
Ma
se è chiaro in che modo è possibile parlare del centenario della
riforma,
è altrettanto ovvio cosa sia da evitare. E qui, dispiace dirlo,
siamo dinanzi veramente all'assurdo in quanto – è innegabile –
ci sono fior fiore di prelati e di cosiddetti
laici
impegnati che tutto fanno tranne che ricordare: anzi, la
riforma è esaltata, celebrata, lodata, festeggiata fin nei più piccoli
consessi ecclesiali di tutte le Diocesi cattoliche. Si moltiplicano
come funghi i gruppi ecumenici per preghiere in comune e per poter
partecipare ad incontri organizzati quasi sempre dalle chiese
protestanti con l’invito rivolto al parroco di turno, sempre
presente a porgere il saluto dei
cristiani
altri
(ebbene si: ci chiamano così) blaterando di cose che magari loro
neanche conoscono. Ma attenzione: non dobbiamo solamente
stigmatizzare questi comportamenti ma anche riflettere sul fatto che
le chiese protestanti stanno lavorando alacremente per questo
centenario togliendoci ogni possibilità di parola. Ebbene si,
signori: noi cattolici non ci siamo interessati della questione, o se
si è fatto abbiamo davanti ai nostri occhi gli esempi di cui sopra,
cosicché le chiese protestanti di varia denominazione stanno
letteralmente impadronendosi del centenario, mostrandosi quindi non
come una eresia che a sua volta ha prodotto la nascita di gruppi e
gruppetti, bensì come uno dei tanti modi in cui il cristianesimo è
presente sulla terra benché siamo tutti uniti in Cristo: e se ci
sono vari modi, sono tutti validi, ed allora è inutile cercare
l’unità privilegiando pratiche comuni da attuare giorno per giorno
nelle singole comunità. Non stiamo
discutendo di cose di poco conto, bensì di applicazione delle
dottrine (
ortoprassi)
in quanto è risaputo infatti che i protestanti parlano di
unità
delle Chiese
(che, pertanto, potrebbero anche convivere una accanto all'altra
come in una federazione) e non
dei
cristiani:
la Chiesa Cattolica afferma invece che la Chiesa è (e sempre sarà,
logicamente)
una e che, pertanto, semplificando il concetto, ogni singolo protestante
(ma anche ogni singolo cristiano non cattolico) deve tornare in seno
all'unica e vera Chiesa che è quella cattolica fondata
direttamente da Cristo sulla roccia di Pietro. Non c’è altra via:
le federazioni non possono esistere nella Chiesa Cattolica in quanto
Cristo non ha stabilito
più primati.
Dispiace
dirlo, ma abbiamo commesso un enorme errore a lasciare in mano il
centenario della
riforma solo ai protestanti perché così si rinnova ancora una volta la
dicotomia (a loro tanto cara) tra
riforma
e controriforma,
in cui ovviamente la Chiesa Cattolica è vista come freno alle loro
istanze riformistiche: ma – dicono loro – la riforma segue la
decadenza, rappresentata dalla Chiesa Cattolica che sarà sempre
ancorata a modelli da superare (se sono decadenti perché
mantenerli?), e via di questo passo in una logica sempre più
dialettica di progresso e regresso. La Chiesa Cattolica, manco a
dirlo, afferma altro: la vera riforma è il ritorno alle origini e
non uno stravolgimento della dottrina, della liturgia, della Sacra
Scrittura come hanno voluto invece Lutero ed i suoi epigoni.
Ma
c’è anche altro, in quanto ad ogni convegno che queste chiese
organizzano, siatene certi, la Chiesa Cattolica è semplicemente
ribattezzata come
Chiesa
Romana:
non che non sia vero – per carità: Dio benedica la Cattedra di
Pietro in ogni momento! – ma è emblematico che queste chiese, che
non sono universali in quanto fin dalla loro denominazione (
valdesi
=
di Valdo;
luterani
=
di Lutero;
calvinisti
=
di Calvino; etc), utilizzino un aggettivo “localistico” e
“topografico”
per
poter affermare di avere esse uno spirito cattolico. Anche qui, non
si sta subendo passivamente l’infamia che generazioni di cattolici
inglesi e irlandesi hanno subito sulla loro pelle sentendosi
appellare come
papisti?
E queste cose ce le dicono direttamente in faccia, non le mandano
mica a dire: fatevi una navigata nel sito web della chiesa luterana
italiana e vedrete, in relazione al celeberrimo incontro di Lund, che
terminologia utilizzano per descrivere il Papa.
Sperando
di celebrare degnamente ed allo stesso modo il centenario del
Concilio di Trento, nel frattempo il quesito rimane: che cosa fare?
E, soprattutto, cosa fare per non seminare scandalo tra i semplici
che vedono che ci sono tante
chiese
diverse che vengono ricevute, accolte e finanche elogiate persino dai
vertici della Chiesa Cattolica (compresa una certa persona di bianco
vestita)? Innanzitutto pregare. E poi studiare: storia, filosofia,
teologia, qualsiasi cosa possa aiutarci ad amare sempre di più la
nostra Santa Fede Cattolica.
Riprendiamo
in mano la storia, vera
Magistra
Vitae,
da sempre elogiata e coltivata dalla Chiesa per il suo valore
intrinseco, e non abbiamo paura di dire al mondo intero cosa è stata
o cosa ha prodotto la
riforma:
divisione, iconoclastia, roghi, eresie e guerre di religione. Non
nascondiamoci dietro un dito, tuttavia, e affermiamo altresì senza
paura che la Chiesa dell’epoca mostrava tutto tranne la santità
che le è propria come Corpo Mistico di Cristo. Ma soprattutto
torniamo ad applicare San Paolo che invitava i cristiani del suo
tempo, e dunque anche noi, a
vagliare
tutto e trattenere ciò che è buono:
non solo la Chiesa può ma, anzi, deve dire la sua sulla
riforma
senza
fare il pappagallo dei nipotini di Lutero.
Il
Cardinale del Sacco