martedì 26 gennaio 2016

Obice: Chiamata alle armi

La chiamata che rivolgiamo a tutti è quella di essere baluardo fedele delle nostre contrade, noi, purificati dal dovere pericolosamente compiuto, eleviamo l'animo a Te, o Signore, che proteggi le nostre Mamme, le nostre spose, i nostri figli e fratelli lontani, e ci aiuti ad essere degni delle glorie dei nostri Avi.

Tenteremo di raccogliere tutto le informazioni e ciò che può aiutare a capire perché ci sarà una nuova manifestazione di piazza, questo perché non rimanga solo un parere, perché come diceva Gaber "si sa, i pareri son come i coglioni, ognuno c'ha i suoi", ma diventi sempre più un giudizio.

Da mercoledì 13 gennaio, vi è un nuovo ordine di priorità che si sono dati in Senato, il ddl Cirinnà bis verrà infatti dibattuto il 28 e non più il 26, per lasciare spazio alla "questione banche" e al Decreto Ilva; altra notizia importante è che Forza Italia ha trovato un accordo e deciso di votare NO.

Dunque, il punto è che si sta organizzando una nuova mobilitazione per contrastare DDL Cirinnà, e a sto giro pure quelli che ci davano degli "ideologici" faranno inversione a U e diranno che manifestare è bello

noi siamo sempre stati a favore di queste manifestazioni e vi terremo aggiornati su tutto ciò che ne riguarda.

Iniziamo con il riportare gli ultimi due comunicati della segreteria di Difendiamo i nostri figli.
Atteso grande afflusso per il nuovo family day 
Considerato il grande riscontro di adesioni e un previsto afflusso di molto superiore rispetto alla manifestazione dello scorso 20 giugno, il Comitato Difendiamo i Nostri Figli ha valutato di modificare il programma del Family day che si terrà sabato 30 gennaio a Roma, annunciando un raduno statico a Circo Massimo. Per agevolare gli arrivi, l’area di Circo Massimo sarà accessibile dalle ore 12.00; la manifestazione inizierà alle 14.00 e si concluderà alle 16.30.
Il programma dell’iniziativa sarà comunicato nei prossimi giorni; sono comunque già previsti interventi di diverso taglio da parte di esperti giuristi, testimonianze di famiglie, e le conclusioni del neurochirurgo e presidente del comitato "Difendiamo i Nostri Figli", Massimo Gandolfini.
“Con grande soddisfazione, abbiamo registrato, fin da subito, una massiccia risposta alla convocazione del Family day, da tempo richiesta a gran voce e con determinazione dal nostro popolo, – spiega il prof. Massimo Gandolfini - tanto che il favore incontrato ha spinto il comitato al cambiamento di piazza e di programma”.  
Roma, 20 gennaio 2016 
Comitato Difendiamo i Nostri Figli

Family day: attivo portale on-line ufficiale dell'evento
Il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, promotore del Family Day del prossimo 30 gennaio al Circo Massimo di Roma, comunica che da ieri è attiva la piattaforma on-line ufficiale dell'evento, all'indirizzo www.familyday2016.it
Il portale raccoglie tutte le informazioni necessarie per raggiungere Roma tramite pullman (comunicando con urgenza ogni informazione utile alla mail trasporti@difendiamoinostrifigli.it) e treno (con i pacchetti di sconto propri dei servizi di Trenitalia e Italo). 
Quanto all'utilizzo del sistema di trasporto pubblico di Roma Capitale, il Comitato smentisce quanto riportato da alcune agenzie di stampa circa la stipula di specifici accordi tra l'azienda ATAC e il Comitato stesso, chiarendo soprattutto che l'ordinaria formula di agevolazione prevista per le occasioni di alta affluenza in città si applica a partire da una spesa minima di 1500€. Si segnalano il sito www.atac.roma.it per ogni ulteriore approfondimento e l'indirizzo grandiclienti@atac.roma.it per un contatto diretto con l'azienda. 
Roma, 20 gennaio 2016 
Comitato Difendiamo i Nostri Figli 

Riportiamo anche il comunicato dell'8 Gennaio delle Sentinelle in piedi
Il prossimo 26 gennaio comincerà l’iter al Senato del testo sulle cosiddette “unioni civili”, ancora una volta diciamo cosiddette perché il ddl Cirinnà di civile non ha nulla dal momento che è strutturato per delegittimare e disintegrare la cellula fondamentale della nostra società, ovvero la famiglia.
Disintegrazione del matrimonio. Questo testo viene presentato come uno strumento necessario a garantire dei diritti ad una supposta categoria di persone discriminate per il loro orientamento sessuale. Basta il buon senso per capire che non è così. Il matrimonio in Italia è consentito a tutti, non è precluso a nessuno (purché maggiorenni e non già sposati chiaramente), ed è fondato sull’unione stabile e fedele tra un uomo e una donna. Istituire un’unione tra due uomini o due donne ed equipararla al matrimonio non significa dunque estendere un diritto a chi non ce l’ha, significa invece ridefinire il matrimonio che, a questo punto, non sarebbe più fondato sulla complementarietà sessuale e la potenzialità generativa bensì su una “preferenza” sessuale o, come va di moda dire ultimamente, “sull’amore” inteso unicamente come sentimento ed emozione. Ma il matrimonio non ha nulla a che fare con il sentimento, la parola “amore” non si trova negli articoli del Codice Civile poiché la disciplina del matrimonio parla di diritti e di doveri fra marito e moglie e nei confronti dei figli, parla di obbligo reciproco alla fedeltà, di assistenza morale e materiale, di fissare l’indirizzo della vita famigliare. La nostra Costituzione ri-conosce la famiglia (ovvero prende atto che esiste da prima della Carta) come cellula primaria della società poiché la stessa è l’unica che può educare, in un nucleo stabile, cittadini capaci di contribuire al bene comune e di accogliere la diversità, all’interno di un’unione fondata sulla differenza sessuale. Il sentimento non ha nulla a che fare con la disciplina giuridica del matrimonio, da millenni fondato sulla complementarietà uomo donna: l’unica capace in potenza di generare.
Mercificazione dei bambini. Come abbiamo ripetuto fino allo sfinimento, l’istituto della stepchild adoption, contenuto nel DDL, apre la strada alla pratica abominevole dell’utero in affitto, per cui due persone adulte che decidono di volere un figlio, unicamente in funzione di questo desiderio, avrebbero il diritto di fabbricare lo stesso con ovuli, utero e seme esterni, sfruttando il corpo di altre donne (che avvenga a pagamento o meno, resta inaccettabile) all’estero, di tornare in Italia e di vedersi riconosciuto quel bambino come figlio, quando figlio non è, ma un minore trattato come un oggetto di diritto. Inoltre la mancanza della bipolarità sessuale, del padre o della madre, creerebbe ostacoli allo sviluppo normale dei bambini. Ma è chiaro che non basterebbe eliminare dal DDL la stepchild adoption, perché qualora il nostro paese varasse una legge sulle cosiddette “unioni civili”, anche senza adozione, l’Europa ce la imporrebbe (vedi la sentenza contro l’Austria) o lo farebbe la magistratura a colpi di sentenze. Inoltre, anche senza figli, queste unioni indebolirebbero l’istituto matrimoniale, svilendone il significato, facendo passare l’idea che il compito procreativo ed educativo sono solo delle opzioni. Il matrimonio non servirebbe più a garantire l’ordine delle generazioni e ciò sarebbe dannoso per la stabilità della società.
Bisogna scendere in piazza. Se il ddl Cirinnà, come abbiamo detto, disintegra la società partendo dalla famiglia, la società intera è chiamata a dire no ed è chiamata a farlo nello spazio pubblico poiché questa legge riguarda chiunque sia figlio, fratello, padre, madre, amico. La famiglia non è una delle tante opzioni possibili per costruire la società, il matrimonio non è “una modalità di vivere l’amore”, il figlio non è mai un oggetto, l’amore non è una pulsione sessuale e la tendenza sessuale non definisce le persone. Ripetiamo, il matrimonio è una reciproca donazione, esclusiva, di un uomo e una donna che si compiono nell’apertura alla generazione ed educazione di nuove vite.
Da Nord a Sud il popolo è pronto per mobilitarsi a difesa dell’uomo poiché, pur non avendo mezzi di comunicazione a disposizione, ci restano il nostro corpo, la nostra faccia, quello che siamo, la nostra storia e il nostro amore per l’uomo e per il Bene Comune. Nessuna mediazione è possibile e partendo da questa certezza siamo pronti ad una grande manifestazione a Roma, ma nell’attesa non restiamo a guardare: da Nord a Sud vegliamo nelle piazze italiane, lì dove viviamo, abitiamo, dove siamo chiamati a svegliare le coscienze. Prima dell’inizio della discussione al Senato, e in particolare il 23 e 24 gennaio, invaderemo le piazze delle nostre città.


Qui, invece, una Salmerìa straordinaria in cui raccoglieremo articoli, interviste, commenti e giudizi per aiutare nel lavoro e nell'impegno di capire cosa e perché sta succedendo.

La politica alla prova delle Unioni Civili

Unioni civili, torna il Family day e c’è il sostegno dei vescovi

Unioni civili, Adinolfi: “Alfano rischia errore colossale: Ncd decisivo. Bagnasco coraggioso”

Unioni civili: Bagnasco,non si oscuri famiglia con vincolo simile

Unioni civili, non sono la risposta alle esigenze delle famiglie “reali” che costruiscono il Paese

Roccella: «Non si può soccombere senza neanche provarci»

I diritti gay in Italia ci sono già. Parola di «Repubblica»

Unioni civili, Alicata: "Via dal partito chi parla di lobby gay". Renzi e Boschi cercheranno mediazione

Unioni civili, Renzi non andrà ko Pensioni di reversibilità, questione tutt'altro che secondaria

Unioni civili: il Pd tiene il punto

Ddl Cirinnà: in aula il provvedimento bis

Quelli che fanno finta di difendere la famiglia

«Famiglie scendano in piazza contro le unioni gay Non è per uno scontro ma per il bene comune»

Arriva il nuovo Family Day del 30 gennaio. Tra i politici solo gli aficionados, ma nessuno sul palco

Tutti i dettagli (e le polemiche) sul prossimo Family Day

Unioni civili, Renzi scarica la ‘patata bollente’

Unioni civili, Roccella: "L'affido rafforzato? Una truffa politica. Il problema è stabilire le priorità..."

Matrimoni gay: ecco chi si oppone e chi no in Europa

Unioni civili, mons. Galantino: “No a ideologia. Realtà famiglia non sia annacquata”

Di nuovo in piazza contro le Unioni civili. “Il ddl Cirinnà è un progetto iniquo, ingiusto e inutile”

DDL Cirinnà e il nuovo imbroglio dell’art. 2 Costituzione

Politica. Manif Generazione Famiglia: “Dal Ddl Cirinnà deriva fino a utero in affitto”

Unioni civili. Parlano gli ayatollah: il sì di Magistratura Democratica alle adozioni gay

La Cei: «Unioni civili: giusto dare risposte, ma le adozioni siano fuori»

Galantino, Savarese: “Ha demolito il ddl Cirinnà. Un passo avanti per l’armonia dei cattolici”

Galantino, Cecchi Paone: “Sono entusiasta: gli ho scritto per dirgli della sua grande saggezza"

Appello di giuristi contro il “ddl Cirinnà”

Mirabelli sul Cirinnà-bis: «Occasione persa, è simil-matrimonio»

Renzi ha deciso: sulle adozioni si può sfidare la Chiesa

Galantino, Adinolfi: “Io in piazza per il ritiro delle unioni civili. I laici ora senza l'alibi dei vescovi”

Unioni civili, nuovo rinvio: il Pd ancora diviso. Berlusconi: "Votiamo no"

Spudorato il ministo Maria Elena Boschi: la stepchild adoption è «giusta nell’interesse dei bambini»

Lettera aperta a Marta Cartabia perché dica una parola chiara sulle unioni civili

Unioni civili, un governo da mettere alle corde E il 30 gennaio tutti a Roma per il Family Day

Il momento è decisivo: il 30 gennaio a Roma per “la marcia di san Giovanni”

Il patto di Orvieto contro il ddl Cirinnà

Il ddl Cirinnà al Senato non passerà. Neppure coi 5Stelle

Unioni civili, piazza 30 gennaio. Diego Fusaro spiega: "Un popolo, una nuova forma di resistenza..."

Unioni civili, Adinolfi chiama: "In marcia tutte le anime per il ritiro in toto di una legge violenta"

Così la Cirinnà legalizza nei fatti l'utero in affitto

Stupidario dei (finti) oppositori alle unioni civili

Dalle oscurità e dalle apparenze

Sei buoni motivi per partecipare al Family day

In piazza non perché “semo forti” ma perché è giunta “l’ora di guardia”

Il popolo di Cl sarà in piazza: «La cautela di Carrón? Non è un invito a mancare»

"Noi ci alzeremo in piedi": il 30 gennaio tutti in piazza per la famiglia!

Le ragioni per andare a Roma il 30 gennaio

Family Day: perché ora vale la pena di partecipare






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sabato 23 gennaio 2016

Salmerìa 3.2016

Cosa deve tenere presente un cattolico sulle unioni civili

Petrolio, nucleare, rinnovabili e quelle batterie che durano troppo poco. Il futuro dell’energia secondo Scaroni

Giorgio Ponte, scrittore omosessuale: "Sarò al Family Day e non il solo: facciamo sentire la nostra voce"

La posta di Alessandro Gnocchi

Quanto laicismo può permettersi la democrazia?

Bidoni per la spazzatura attorno all'altare. Adatti per molta «pastorale giovanile» nelle diocesi

Resistenti bisogna essere

Lo strano caso del dottor Melis, abortista e cattolico

La misericordia inflazionata

Femministe all’acqua di Colonia

Il bestiario dei no-family-day

Quelli che «meglio la surrogacy legale, se no la gente va all’estero»

Unioni civili, «dopo il momento della preghiera, quello della piazza», dice il Vescovo di Trieste

Il bene comune impone: nessun compromesso

«No alla confusione fra famiglia e altre unioni»

La verità sulle unioni civili. Domande e risposte per capire meglio il ddl Cirinnà

Family Day, ecco come tenteranno di sabotarlo. Senza riuscirci

23 gennaio. Sposalizio di Maria e Giuseppe





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Obice: Caro senatore ti sostengo

Siamo un gruppo di giovani amici educati al bene, al bello e al vero, quindi a non dare mai nulla per scontato, e a riconoscere nella realtà intorno a noi i principi che regolano la vita comune e danno senso al cammino dell'uomo.

Non abbiamo potuto fare a meno di interessarci alle dinamiche e vicende attuali, ma sempre ricordando cosa ci ha resi ciò che siamo ora, sia personalmente che come nazione, la bellissima eccezione italiana.

Una nazione costruita sulla Bellezza e sulla Verità, la Bellezza artistica intramontabile, ma anche la Bellezza semplice, umile e costruttrice delle famiglie.

Famiglia è da sempre il luogo di accoglienza e testimonianza, di amore e sacrificio reciproci; chi meglio dei genitori può educare, semplicemente con il suo fare, ad accogliere una creatura, non perché perfetta o perché brava, ma per il semplice, e contemporaneamente incredibile, fatto che c'è, che è lì tra loro, viva, come segno evidente della loro unione e complementarietà.

Famiglia è da sempre motore della società e della storia, pensiamo ai numerosi sacrifici fatti nell'Italia del dopoguerra, della forza di cui disponevano i suoi componenti per vivere insieme tutta una vita.

In questi ultimi anni, e in particolare oggi, ci troviamo di fronte a un grave problema giuridico e sociale, perché alcuni vorrebbero cambiare le strutture della società e considerare il matrimonio e la famiglia come uno dei tanti modi possibili di instaurare legami sociali.
La realtà è però che la coppia uomo-donna è all'origine stessa dei legami sociale. Si vorrebbe aggiungere a quest'ultima un altro tipo di legame, quello che si vuole chiamare "la coppia omosessuale". Ma se la coppia uomo-donna rappresenta effettivamente la procreazione, la parentela, l'educazione, la trasmissione, "la coppia omosessuale" non può simbolizzare alcun valore.
L'omosessualità può essere un dato di fatto, ma non potrà mai erigersi a modello di unione familiare. Si tratta dell'utopia e della finzione di fronte alla vita e alla realtà.

L'omosessualità non può essere oggetto di diritto. Solo la persona in quanto tale è soggetto di diritti e di doveri.

Occorre essere onesti e fedeli ai valori e alla storia che hanno creato la nostra nazione, vi preghiamo dunque di non cedere alle pressioni e alle intimidazioni che, purtroppo, arrivano numerose.

Non cedete al falso mito di progresso per il quale non conta il sesso per educare i bambini. Niente di più falso: anche voi siete stati bambini e lo sapete, un bambino nasce solo da mamma e papà, e soltanto di loro ha bisogno.

All'origine della vita umana ci sono solo un uomo e una donna, l'umanità è fatta della loro complementarietà, che unendosi e donandosi reciprocamente generano nuove vite.

Non c'è l'omosessualità all'inizio della vita umana. Questo non lo dice lo Stato, il diritto, la cultura, la religione. Lo ricorda la realtà!

Ragioniamoci: un bambino nasce da mamma e papà; per il legame profondo che si crea nei 9 mesi che è nella pancia della mamma e nella vita del papà, quando nasce avrà bisogno solo di loro e di un progetto di vita che duri per sempre e lo abbracci "per sempre": a questa esigenza può rispondere solo il matrimonio e la famiglia uomo-donna, l'unica!

Le realtà lgbt non difendono il bene delle persone con orientamento omosessuale, mentono dicendo che se la loro unione sarà considerata per legge uguale alle altre, troveranno finalmente amore e rispetto, sappiamo tutti che amare e rispettare l'altro non è imponibile per legge.

La verità rende libero e felice l'uomo: a chi vuole vivere con un partner dello stesso sesso occorre ricordare che non sono discriminati per il loro orientamento ma rispettati in quanto persone: possono vedere il compagno qualora andasse all'ospedale o finisse in carcere e altri diritti individuali già previsti dalle leggi italiane.

Non siamo solo noi o solo i provenienti da un certa area culturale a denunciare questi fatti, siamo accompagnati anche da filosofi che apparentemente hanno una visione opposta dalla nostra sia in materia economica che religiosa come Diego Fusaro o Sylviane Agacinski; ma anche Giorgio Ponte, romanziere milanese, omosessuale e attento al dibattito sulle unioni civili ha già annunciato al sua partecipazione al prossimo Family Day che si svolgerà a Roma il 30 gennaio.

Voi sapete bene che se viene approvata una legge a metà, oggi c'è una sentenza della Corte Europea che stabilisce che se gli Stati membri decidono di concedere un riconoscimento legale alle unioni tra persone dello stesso sesso devono garantire tutti gli stessi diritti del matrimonio.
Qualsiasi legge a metà, a prescindere da quale sia la gradazione di questa via di mezzo, nel momento in cui venisse approvata sarebbe impugnabile davanti alla Corte Europea e a quel punto lo Stato sarebbe costretto a trasformare quella legge in un matrimonio gay a tutti gli effetti, con anche la possibilità di procreare.
Non basterà dire no all'articolo V del ddl Cirinnà, che apre all'utero in affitto, per rendere giusta una legge ingiusta.

Occorre quindi dire un secco no a leggi che pretendono dare un primato a diritti basati sui sentimenti, perché il primato spetta alla realtà, non vi è cosa più facile, anche se non è semplice, che osservare la realtà e seguirla.





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Lettera dal fronte: Invito al Family Day

Siamo quattro studenti universitari di Perugia e abbiamo voluto raccogliere le motivazioni della nostra partecipazione alla manifestazione del 30 gennaio partendo da alcune delle obiezioni che abbiamo sentito contro il Family Day.

La manifestazione non è una risposta adeguata al dramma degli omosessuali e alle domande poste alla nostra società dalla deriva antropologica a cui assistiamo.
Nessuno, o almeno non noi, crede di poter rispondere alla deriva antropologica lottando per leggi giuste. È chiaro che sarebbe un tentativo illusorio, ed è chiaro che andare in piazza senza testimoniare la bellezza di un’altra proposta di vita è assolutamente parziale. Tuttavia qui non si tratta di risolvere il problema della ferita degli omosessuali, ma di tentare di far avere delle leggi buone al nostro Stato.
Non è un sostituire un fare o scivolare nell'attivismo, ma rispondere ad una sfida (una legge ingiusta) con un metodo adeguato all'oggetto (qualcosa che tenti di fermare la legge).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega bene come, seppur il primo compito del cristiano è una testimonianza di bellezza che può convertire l’altro, questo non è in contrasto con il tentativo di portare la propria visione etica nella gestione dello Stato: “La priorità riconosciuta alla conversione del cuore non elimina affatto, anzi impone l'obbligo di apportare alle istituzioni e alle condizioni di vita, quando esse provochino il peccato, i risanamenti opportuni, perché si conformino alle norme della giustizia e favoriscano il bene anziché ostacolarlo” (dal Catechismo della Chiesa Cattolica, paragrafo 1888).

Non siamo perduti se passa la legge, né ci sarà impedito di continuare a costruire una famiglia come desideriamo noi. 
La nostra consistenza, grazie a Dio, non è nella vittoria politica o nell'assetto di leggi che il nostro Stato ha. Ma può essere questo un motivo di disimpegno? Non siamo definiti dalla conduzione buona o meno della nostra Università, ma per questo forse rinunciamo a candidarci e a portare la nostra visione di bene negli organi universitari? 
Saremo liberi di costruire la famiglia come vogliamo noi, ci mancherebbe, ma non è vero che questa legge non tocca la nostra libertà. Anzi, a nostro avviso, la tocca nel punto in cui più siamo stati educati a porre attenzione: la libertà di educazione. 
Se diventerà una legge dello Stato il fatto che non esiste un solo tipo di famiglia, ma anche le unioni omosessuali sono una scelta riconosciuta, i progetti che confondono i bambini nelle scuole riguardo l’identità sessuale non saranno più da considerare extra-curricolari. A cosa potranno appellarsi i gruppi di coraggiosi genitori che fino ad ora hanno impedito questa deriva nelle scuole? 
La legge inoltre non solo riconosce processi già in atto, ma contribuisce a formare la coscienza di un popolo: anche opporsi ad una legge sbagliata è in questo senso occuparsi dell’educazione del proprio popolo. 
Infine c’è un fattore economico. Una delle più grandi necessità che tutti riconosciamo nella nostra società è di sostenere le famiglie e la natalità. Come si potranno dare aiuti alle famiglie se “famiglia” diventa qualsiasi tipo di unione? 

Nessuno ci ha chiesto di andare.
Il nostro Cardinale Bassetti ha pubblicamente espresso condivisione per l’organizzazione della manifestazione e ha inviato tutti a partecipare, addirittura dando un avviso prima della benedizionea Messa.
Ha detto espressamente che ci attende prima di tutto come uomini di buona volontà e poi come appartenenti ad una realtà ecclesiale. 

La Chiesa non si è schierata su questa manifestazione. 
La Chiesa non ha partecipato attivamente all'organizzazione e non ha dato indicazioni vincolanti alla partecipazione per rispetto della natura di questo gesto che parte dall'iniziativa di laici cristiani e tale deve rimanere. 
Tuttavia le più importanti cariche e realtà della Chiesa sono tutt'altro che neutre. 
Oltre al già citato Cardinale Bassetti: 
- La Conferenza Episcopale Umbra ha pubblicato sul suo sito l'invito a partecipare alla manifestazione 
- Il Cardinale Bagnasco (presidente della Cei) ha definito la manifestazione “condivisibile” edalle finalità “assolutamente necessarie”
Secondo Kiko (fondatore e responsabile del Cammino Neocatecumenale), Bagnasco lo avrebbe addirittura chiamato per incoraggiare la partecipazione del suo movimento.
- Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio ci ricorda, nel suo messaggio di invito, che “le decisioni gravissime che si stanno prendendo nei confronti della famiglia, su cui è fondata la convivenza sociale […] rendono necessaria una presenza esplicita, impegnata e responsabile del popolo cristiano. Invito pertanto le famiglie, le comunità parrocchiali, i gruppi, i movimenti, le associazioni […] ad assecondare questa iniziativa con il massimo dell'impegno e della generosità.”
- I più numerosi movimenti ecclesiali hanno aderito ufficialmente alla manifestazione. 
Oltre ai Neocatecumenali ha aderito il Rinnovamento nello Spirito,  mentre l’Azione Cattolica ha pubblicamente espresso il suo dissenso alla legge Cirinnà, lasciando il giudizio sulla partecipazione a ciascuno.
- I membri del comitato “Difendiamo i nostri figli” hanno tenuto centinaia di incontri in giro per l’Italia dopo il 20 giugno, la maggior parte dei quali organizzati da parrocchie e associazioni ecclesiali, con il supporto e la gratitudine dei Vescovi locali. 
Ad esempio a Perugia il presidente del comitato prof. Gandolfini ha tenuto un incontro accolto ed introdotto dal Cardinale.
- Il Papa non si è mai pronunciato, coerentemente con la sua linea che su questi temi non debba essere la Chiesa a “pilotare” i laici, ma che debbano essere i laici cattolici ad assumere in prima persona la responsabilità di agire. Difficile però credere che se avesse giudicato ideologica e controproducente una così grande mobilitazione di tanti cattolici non avrebbe fatto sentire la sua voce. 

La manifestazione è solo un evento di opposizione e non contribuisce a costruire ponti nella società.
Il presidente del comitato organizzatore ha definito così le finalità della manifestazione: “Andremo a dire che cosa crediamo: la visione della famiglia secondo la Costituzione italiana ed i principi dell’antropologia e dell’etica cristiana”. Non quindi contro qualcuno ma contro un’ideologia che è contraria a quello a cui crediamo. 
Un sacerdote durante un intervento della direzione del comitato ha spiegato bene questo errore: “Ma un punto, insidioso, merita ancora attenzione. Ci poniamo talvolta il problema di agire in modo da evitare di provocare spaccature. Ebbene, noi dovremo evitare il livore, l’arroganza, la mancanza di buon gusto; però, abbiamo abbastanza buona educazione da poter rimanere signorili senza diventare muti e confusi. Dicono: «costruiamo ponti, non eleviamo muri». Ma ora la questione sono proprio i ponti. Qui la questione è che i ponti fondamentali, quelli che fanno vivere una società, li stanno facendo saltare vergognosamente coloro che propongono la confusione di genere o i disegni di legge di genere confuso. Fanno saltare i ponti tra famiglia e scuola, tra l’identità psicologica e la propria carne, tra amore e responsabilità, tra i vincoli e i patti di cui una società vive e le sue leggi. Noi non eleviamo muri: noi ricostruiamo i ponti minati!”.
In ultimo, la manifestazione non è un evento fine a se stesso e che si conclude il 30 gennaio. I membri del comitato “Difendiamo i nostri figli” hanno tenuto centinaia di incontri dopo la manifestazione del 20 giugno, per continuare un’opera educativa diffusa e quotidiana.

Anche se non lo è nelle intenzioni degli organizzatori, la manifestazione verrà percepita come divisiva.
Il Meeting di Rimini, il gesto per eccellenza improntato al dialogo e all'apertura che il Movimento propone, è presentato dalla maggior parte della stampa e percepito da molti come uno sfoggio del potere economico e politico di una lobby e quindi “divisivo” e “contro”. Eppure noi, certi che non sia così, non metteremmo mai in discussione la costruzione del Meeting per questo motivo.

La manifestazione non serve a nulla. 
La previsione dell'impatto della manifestazione è una valutazione politica difficile a priori. Ma alcuni elementi sono da tenere in considerazione: 
- La legge Cirinnà era stata presentata nel giungo scorso come se ne fosse ormai ineluttabile l’approvazione. Tuttavia a partire dalla convocazione della manifestazione del 20 giugno è stata oggetto di continui rinvii fino ad oggi. 
Non sarà di certo merito soltanto della manifestazione, ma è difficile negare un ruolo anche ad essa. 
- Anche nelle settimane scorse la legge era presentata come ormai inevitabile e blindata ad eventuali modifiche. Tuttavia dal momento della convocazione della manifestazione si sono succeduti rinvii, distinguo e ipotesi di modifica.
- Se anche la soluzione fosse una mediazione, dimostrare che una buona fetta di popolo non vuole questa legge darebbe più “forza contrattuale” a chi media per disinnescare la bomba di questa legge.
- In ultimo una manifestazione coronata da successo potrebbe convincere i parlamentari tiepidi ad opporsi fermamente alla legge. In particolare coloro che sono divisi tra l’appoggio al governo e la contrarietà alla legge (es il gruppo NCD) potrebbe, vedendo in piazza tanti potenziali elettori persi in caso di un comportamento ambiguo, arrivare a minacciare apertamente la crisi di governo in caso di approvazione della Cirinnà. 
A parte queste considerazioni, la manifestazione sarà un successo se riaffermerà la possibilità e il dovere dei cristiani di incidere nella politica italiana, rivendicando uno spazio che gli si vorrebbe negare in nome di una fede ridotta allo spazio privato. 
La manifestazione, come già accaduto per il 20 giugno può contribuire al risveglio della coscienza di tanti cristiani e non di fronte alle sfide dei tempi. Come ha affermato il sacerdote già citato prima: “Non possiamo essere ingenui: se non si reagisse, se non si prendesse posizione con chiarezza, anche chi ha un pensiero nitido rischierebbe di non essere più sicuro di quel che pensa”. 

Se ci opponiamo oggi a questa legge, tra poco ne faranno una peggiore.
A detta dei proponenti, questa legge al contrario serve appunto per essere superata presto in favore di leggi che prevedano il matrimonio gay egualitario. 
Ad oggi il popolo italiano è ancora in maggioranza contro il matrimonio gay ma quando le unioni civili avranno legalizzato la creazione di queste famiglie si dirà “ma ormai ci sono, hanno i figli, perché non dovremmo farli sposare?”. 
Se passasse questa legge non solo non si fermerà la richiesta di nuovi diritti, ma anzi questa sarà favorita. 


Daniele Botta 
Lucia Montemarani 
Luca Marroni 
Luca Schillaci






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