venerdì 30 giugno 2017

Lettera dal fronte: «Europa bastarda!»

Il caso del piccolo Charlie ci deve illuminare su un fatto: l’Europa è diventato un paese bastardo. Bastardo, perché orfano


Si stacca la spina. Questa è la decisione della Corte UE per i diritti umani. Avete capito bene!? La Corte UE per i diritti umani ha deciso che il piccolo Charlie (il bambino nella foto per la cronaca) deve morire. Deve morire quel bambino, nonostante i genitori abbiano lottato fino alla fine perché vivesse. Deve morire, nonostante esistano in America delle cure sperimentali per i casi rari come lui. Deve morire, nonostante il fatto che i genitori possano pagare le cure e l’eventuale viaggio negli Stati Uniti che però a questo punto non ci sarà più. Deve morire, e non può morire neanche a casa sua, tra le ultime cure e attenzioni dei suoi genitori, perché il cosiddetto “ospedale” con i cosiddetti “medici” non lo permette. E deve morire Charlie, perché per i signori della Corte UE dei diritti umani il suo diritto di vivere, ripeto il suo diritto di vivere, è solo “accanimento terapeutico”...

Mi si perdonerà il francesismo, ma una cosa però me la chiedo: “MA CHE CAZZO SUCCEDE A QUESTA EUROPA??!!”. Perché l’Europa, diciamocelo francamente, se è vero che c’è, è un paese immerso nell'imbecillità totale!

Il caso di Charlie è un acme, una ciliegina su una torta macchiata di sangue, di un percorso di un’Europa in preda ad uno stato di totale confusione. Se ci si sofferma per un momento, la vicenda del bambino non è un semplice caso isolato, ma anzi è collegato, correlato, ad un disegno nero che l’Europa ha cominciato a dipingere da ben prima di questa. Non starò qui a rivangare anni e anni di dittature e guerre mondiali, non è quello il nostro punto di partenza. Il nostro punto di partenza è più recente.

Cominciava in Francia, con l’assalto ad un giornale “satirico” (loro lo chiamavano almeno così...) da parte di alcuni islamici: ci furono morti, poi le reazioni rabbiose di quei “giornalisti” rimasti; ma il peggio arrivò quando a Parigi si seguì una manifestazione al coro di “Je suis Charlie”, un coro inteso come un “noi siamo per la libertà di stampa”. Belle parole, davvero, se non ci fosse stato il fatto che Charlie Hebdo era più di semplice libertà di espressione: era libertà di violenza verbale e diffamazione dei credi religiosi. Altro che satira! E noi italiani ce ne siamo poi resi conto pure tardi e nel momento peggiore, ma questa è un’altra storia ancora...

Poi, sempre in Francia, arrivarono nuovi attentati; dei campanelli d’allarme che avvisavano di un pericolo più grande proveniente dall'Oriente, ma ben radicato nel cuore dell’Europa: l’Isis. Un pericolo che avrebbe poi colpito in seguito il Belgio, la Germania e poi per ultima proprio l’Inghilterra del piccolo Charlie. E con l’Isis arrivarono tanti altri problemi: da quello dell’immigrazione, il più immediato; dell’integrazione, perché evidentemente non bastava stare in Europa per condividere certi “valori” (NB. sulle virgolette capirete dopo il perché); e poi sulla convivenza, molto diversa dall'integrazione proprio perché quest’ultima ad alcuni proprio non piaceva. E tutto questo accadeva proprio mentre l’Europa affrontava, e ancora affronta, una delle sue più grandi crisi economiche e politiche degli ultimi tempi: stretta tra austerity tedesche e politiche ingenue, se non addirittura sciocchine (vedete la nostra Italia per esempio). Ma anche qui, il peggio fu ritrovarsi nuovamente sotto cortei, slogan stupidini, emotion e sfondi colorati su Facebook, per non parlare di qualche suonata al pianoforte con “Immagine” di John Lennon: praticamente un voto all’utopia. Non ultimo, sullo stesso stile, dopo l’attentato alla Manchester Arena è arrivato un bel concertino di Ariana Grande e colleghi con tanto di canzonette zuccherate e povere di contenuti.

E non dimentichiamoci tutti i pride e i love wins che hanno tartassato i media come se fossero chissà quali svolte positive ed epocali; tutti quei tentativi, tanti, troppi e brutti, per credersi non omofobi: passati tra dibattiti sterili e grida di chissà quale libertà.

Ma cosa c’entra la vicenda del piccolo Charlie Gard con tutte queste vicende? Perché la sua morte è l’acme di un percorso? Perché con Charlie l’Europa ha dimostrato più di tutti il suo vero volto: un volto imbecille per giunta. Perché l’Europa è un paese imbecille! Come pensa l’Europa, l’Unione Europea di far fronte all’Isis se non riesce a difendere la vita di un bambino? Come può l’Europa parlare di libertà di pensiero, difenderla, se nega poi la volontà di due genitori di tenere in vita il proprio bambino? Come può l’Europa parlare di amore libero, senza nessuna discriminazione se non sa e non vuole sostenere l’amore di due genitori per il proprio figlio? Ma soprattutto, come fa l’Europa a tenere una Corte UE dei Diritti Umani se è poi questa la prima a calpestare quelli di un bambino indifeso!??!!

Il paradosso è questo: l’Europa si vuole vantare di avere valori ma è la prima poi a rinnegarli. E li rinnega, quei valori, con un’imbecillità che farebbe paura a qualunque persona sana di mente. Perché attenzione, non si può parlare di valori o di diritti se si trattano con il velluto degli stupidi i concetti chiave della storia: il bene e il male.

Bene e male non astrazioni o proiezioni del genere umano. Il bene e il male sono due fatti, molto concreti a cui l’uomo, la storia, la politica, l’umanità intera non possono sottrarsi. E non si possono costruire diritti e valori se si relativizzano i fatti di bene e male. La distinzione tra bene e male è fondamentale al fine di costruire un valore positivo o negativo; è fondamentale per la genesi del diritto, da quello privato a quello pubblico e umano soprattutto. Perché se viene meno questa distinzione chiave, tutto assume una valenza vuota e anarchica alla mercé del sentimento di turno, o peggio del potere di turno. Non va dimenticato che il potere è uno sguardo freddo, e anche questo non andrebbe dimenticato.

Ma si badi bene, questa imbecillità ha una sua origine precisa: va rintracciata nel cammino che da un po’ di tempo l’Europa fa per rinnegare le sue radici, per rinnegare se stessa. Le reazioni stupide o fredde che siano derivano proprio da un’assenza di radici culturali precise di cui l’Europa vuole proprio farne a meno.

Per questo oggi abbiamo un’Europa bastarda. È la bastardaggine non dei semplici cattivi, ma di quelli che fanno di tutto per essere orfani: orfani di una cultura. Per questo le virgolette alla parola “valori”. Sono le tue radici che ti aiutano a distinguere cosa è bene e cosa è male; perché anche le tue radici sono un fatto. Anzi sono il fatto tale per orientarti e per costruire. Se si hanno radici allora si può dare e vale la pena dare la vita per un valore o un diritto, altrimenti davanti a una minaccia che ti assale o ad una vicenda delicata l’unica reazione possibile resterà sempre una canzone scemotta e scimmiottata, uno sfondo su Facebook, o peggio la condanna a morte di un bambino come un atto umanitario... e restiamo tutti poi buoni e schifosamente immacolati.

Torna in mente quella canzone di Gaber «Il potere dei più buoni» dove dice:

È il potere dei più buoni/ è il potere dei più buoni/ costruito sulle tragedie e frustrazioni/ è il potere dei più buoni/ che un domani può venir buono per le elezioni

Per l’appunto, se l’Europa rinnega le sue radici tutto il lavoro posto ai fini del diritto e dei valori finisce irrimediabilmente a collassare su piccoli e beceri orizzonti, precludendosi i fini più alti e veri.


Di Nunno Antonello




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