La coerenza del caos ecclesiale
Ecco perché detestate Padre Pio al Giubileo
I diritti civili c’entrano poco con la battaglia piagnona del mondo Lgbt
Adesso l'Anm vuole querelare il vescovo che difese chi spara
La supremazia rossa dalla politica fino al cimitero
Ddl Cirinnà, si vota dal 16 febbraio
Ma che male vi ha fatto il Medioevo?
Norvegia. Hanno sottratto a Marius e Ruth i cinque figli anche se sono «genitori eccellenti»
Santità, ecco cosa realmente fa, oggi, Emma Bonino
Conto alla rovescia
Dal divorzio all'aborto fino alla Cirinnà
Gravitational Waves Explained
Dichiarazione comune di Papa Francesco e del Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia
Da “Instaurare omnia in Christo” a “Non nominiamo Cristo”. La strada suicida della neochiesa
Don Giussani e “La Zanzara”. Cinquant’anni dopo, raccontano ancora le stesse balle
sabato 13 febbraio 2016
Radio Monte Grappa: Gandolfini: “Provocazioni Lgbt in Senato rivelano animo intollerante”
“Il provocatorio atteggiamento di dileggio nei confronti del Senatore Giovanardi
durante il suo intervento in Aula messo in atto dalla tribuna dal portavoce del
Roma Pride del 2013 e attivista LGBT Andrea Maccarone, costituisce un
esecrabile segno di sprezzo nei confronti non solo del Senatore, ma del Senato
stesso, di cui viola peraltro il regolamento”, afferma il presidente del Comitato
difendiamo i nostri figli e promotore del Family day, Massimo Gandolfini.
“Sottolineiamo l’incivile mancanza di rispetto per le Istituzioni e condanniamo atti di tale genere, che rivelano l’animo violento e intollerante di queste associazioni, che va ben al di là della richiesta di riconoscimento dei diritti civili”, conclude Massimo Gandolfini.
Roma, 12 febbraio 2016
“Sottolineiamo l’incivile mancanza di rispetto per le Istituzioni e condanniamo atti di tale genere, che rivelano l’animo violento e intollerante di queste associazioni, che va ben al di là della richiesta di riconoscimento dei diritti civili”, conclude Massimo Gandolfini.
Roma, 12 febbraio 2016
Comitato Difendiamo i Nostri Figli
Radio Monte Grappa: Gandolfini: “Preoccupazione Bagnasco legittima, popolo delle famiglie guarderà in viso chi recepisce le sue istanze”
“Le parole con le quali il cardinale Bagnasco ha auspicato un dibattito democratico, in cui “la
libertà di coscienza su temi fondamentali per la vita della società e delle persone sia non solo
rispettata, ma anche promossa con una votazione a scrutinio segreto”, non manifestano
l’intento di un’indebita “ingerenza negli affari dello Stato”, come dichiara il senatore Pd Sergio
Lo Giudice o come lascia presagire il commento stizzito del sottosegretario ai Rapporti con il
Parlamento Luciano Pizzetti (Pd)”. Così il presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli e
promotore del Family day, Massimo Gandolfini.
“La dichiarazione del Presidente della CEI – prosegue Gandolfini - sottolinea invece la preoccupazione della Chiesa per un disegno di legge che, se venisse approvato così come è, stravolgerebbe l’antropologia e la cultura del popolo italiano. Si tratta della stessa preoccupazione emersa con inequivocabile chiarezza dal popolo delle famiglie nei due appuntamenti del 20 giugno 2015 e del 30 gennaio 2016”.
“Auspichiamo che la prospettiva di un voto in cui potrebbe essere molto limitato il ricorso allo scrutinio segreto, che crea le condizioni per una maggiore libertà di espressione, sproni i Senatori ad una ancora maggiore assunzione della propria responsabilità personale. Il popolo delle famiglie, che segue con attenzione i lavori dell’Aula, ha forte interesse a conoscere per nome e cognome e a guardare in viso chi è disponibile a recepire le sue istanze e farsene difensore e chi invece con pervicacia le ignora”, conclude Massimo Gandolfini.
Roma, 12 febbraio 2016
“La dichiarazione del Presidente della CEI – prosegue Gandolfini - sottolinea invece la preoccupazione della Chiesa per un disegno di legge che, se venisse approvato così come è, stravolgerebbe l’antropologia e la cultura del popolo italiano. Si tratta della stessa preoccupazione emersa con inequivocabile chiarezza dal popolo delle famiglie nei due appuntamenti del 20 giugno 2015 e del 30 gennaio 2016”.
“Auspichiamo che la prospettiva di un voto in cui potrebbe essere molto limitato il ricorso allo scrutinio segreto, che crea le condizioni per una maggiore libertà di espressione, sproni i Senatori ad una ancora maggiore assunzione della propria responsabilità personale. Il popolo delle famiglie, che segue con attenzione i lavori dell’Aula, ha forte interesse a conoscere per nome e cognome e a guardare in viso chi è disponibile a recepire le sue istanze e farsene difensore e chi invece con pervicacia le ignora”, conclude Massimo Gandolfini.
Roma, 12 febbraio 2016
Comitato Difendiamo i Nostri Figli
mercoledì 10 febbraio 2016
Radio Monte Grappa: Lettera di AGAPO ai Senatori
Gentile Senatrice, gentile Senatore,
in questi giorni di forte presenza delle famiglie omogenitoriali sui media oltre che in aula a Palazzo Madama, gli ultimi dubbi del cittadino comune sulla provenienza dei bambini adottabili nell’ambito della prospettata stepchild adoption sono stati dissipati: quei bambini proveranno dall’eterologa e dalla surrogata, sono già nati o verranno fatti nascere semi-orfani, cioè mancanti di uno dei due genitori biologici, allo scopo di essere successivamente adottati.
Il caso del senatore Lo Giudice parla chiaro, così pure la lettera delle due “mamme” di figli acquistati in vitro, con padre fatto sparire e ucciso simbolicamente, portata in Aula dalle onorevoli Valeria Fedeli e Monica Cirinnà confermano: senza bambini fatti nascere semi-orfani, la stepchild adoption non ha campo di applicazione.
Come genitori di figli omosessuali non crediamo che l’omologazione dell’unione omosessuale alla famiglia uomo-donna-bambino, cui ambisce il DDL, cambierà in positivo la “visione sociale dell’omosessualità” (parola di Lo Giudice); se mai genererà un’avversione verso quegli omosessuali che antepongono i loro diritti di adulti a quelli del bambino.
In generale, così come in questo caso, l’omologazione dell’Altro a sé è soprattutto sintomo di mancata accettazione del diverso, è segno di omofobia non elaborata da parte della società che a tutt’oggi non riesce a immaginare l’Altro, cioè la persona omosessuale, se non uguale agli altri, ossia se non vive in un matrimonio “ugualitario”.
Non è un caso che in Italia l’omologazione dell’omosessualità sia fortemente rivendicata, oltre che dai neoliberali, da quell’area politico-culturale di sinistra radicale, i cui precursori per decenni sono rimasti in silenzio di fronte alle migliaia di omosessuali periti nei Gulag dell’Unione Sovietica e di fronte alle persecuzioni di Cuba.
Non è ancora un caso che l’omologazione degli omosessuali sia promossa da quei Paesi occidentali, in cui storicamente più lo Stato si è reso colpevole di crimini contro gli omosessuali, come avvenuto nei Paesi di cultura anglosassone (azioni penali in 20 Stati USA fino al 2003, pena di morte fino a metà 800 nel Regno unito), in Olanda (pogrom e roghi in piazza), in Germania (persecuzione per legge fino al 1973), per citarne solo alcuni esempi.
L’Italia non ha mai conosciuto forme così violente di omofobia, vi è sempre stata, pur nei limiti che nessuno deve negare, maggiore comprensione umana e tolleranza nei confronti del diverso rispetto ai Paesi menzionati, in cui a tutt’oggi la condizione degli omosessuali non risulta certo essere più favorevole.
Gli italiani – per precisione il 73% secondo gli ultimi sondaggi – si prendono a cuore la questione dei “figli naturali già esistenti” delle coppie omosessuali, non hanno paura di chiedere “da dove vengono i bambini adottabili”. L’accusa di essere “retrogradi”, “medievali”, “oscurantisti”, “omofobi latenti” ecc. ha scarso effetto sulla maggioranza degli italiani.
Con ciò abbiamo presente la sofferenza dei nostri figli omosessuali anche in Italia, ma a loro non sono utili semplificazioni a livello istituzionale come quelle contenute nel DDL nella sua attuale forma.
Gentile Senatrice, gentile Senatore, nel caso la legge passi così com’è – cioè con la stepchild adoption -, difficilmente la questione finirà lì. Lei e il suo partito dovranno ripetere ancora tante volte “l’utero in affitto non ha nulla a che fare con la stepchild adoption” e ogni qualvolta lo si dirà, si allargherà lo scollamento tra Istituzioni e cittadini comuni.
Nella speranza di essere ascoltati, salutiamo con cordialità
Michele Gastaldo per la Presidenza AGAPO
in questi giorni di forte presenza delle famiglie omogenitoriali sui media oltre che in aula a Palazzo Madama, gli ultimi dubbi del cittadino comune sulla provenienza dei bambini adottabili nell’ambito della prospettata stepchild adoption sono stati dissipati: quei bambini proveranno dall’eterologa e dalla surrogata, sono già nati o verranno fatti nascere semi-orfani, cioè mancanti di uno dei due genitori biologici, allo scopo di essere successivamente adottati.
Il caso del senatore Lo Giudice parla chiaro, così pure la lettera delle due “mamme” di figli acquistati in vitro, con padre fatto sparire e ucciso simbolicamente, portata in Aula dalle onorevoli Valeria Fedeli e Monica Cirinnà confermano: senza bambini fatti nascere semi-orfani, la stepchild adoption non ha campo di applicazione.
Come genitori di figli omosessuali non crediamo che l’omologazione dell’unione omosessuale alla famiglia uomo-donna-bambino, cui ambisce il DDL, cambierà in positivo la “visione sociale dell’omosessualità” (parola di Lo Giudice); se mai genererà un’avversione verso quegli omosessuali che antepongono i loro diritti di adulti a quelli del bambino.
In generale, così come in questo caso, l’omologazione dell’Altro a sé è soprattutto sintomo di mancata accettazione del diverso, è segno di omofobia non elaborata da parte della società che a tutt’oggi non riesce a immaginare l’Altro, cioè la persona omosessuale, se non uguale agli altri, ossia se non vive in un matrimonio “ugualitario”.
Non è un caso che in Italia l’omologazione dell’omosessualità sia fortemente rivendicata, oltre che dai neoliberali, da quell’area politico-culturale di sinistra radicale, i cui precursori per decenni sono rimasti in silenzio di fronte alle migliaia di omosessuali periti nei Gulag dell’Unione Sovietica e di fronte alle persecuzioni di Cuba.
Non è ancora un caso che l’omologazione degli omosessuali sia promossa da quei Paesi occidentali, in cui storicamente più lo Stato si è reso colpevole di crimini contro gli omosessuali, come avvenuto nei Paesi di cultura anglosassone (azioni penali in 20 Stati USA fino al 2003, pena di morte fino a metà 800 nel Regno unito), in Olanda (pogrom e roghi in piazza), in Germania (persecuzione per legge fino al 1973), per citarne solo alcuni esempi.
L’Italia non ha mai conosciuto forme così violente di omofobia, vi è sempre stata, pur nei limiti che nessuno deve negare, maggiore comprensione umana e tolleranza nei confronti del diverso rispetto ai Paesi menzionati, in cui a tutt’oggi la condizione degli omosessuali non risulta certo essere più favorevole.
Gli italiani – per precisione il 73% secondo gli ultimi sondaggi – si prendono a cuore la questione dei “figli naturali già esistenti” delle coppie omosessuali, non hanno paura di chiedere “da dove vengono i bambini adottabili”. L’accusa di essere “retrogradi”, “medievali”, “oscurantisti”, “omofobi latenti” ecc. ha scarso effetto sulla maggioranza degli italiani.
Con ciò abbiamo presente la sofferenza dei nostri figli omosessuali anche in Italia, ma a loro non sono utili semplificazioni a livello istituzionale come quelle contenute nel DDL nella sua attuale forma.
Gentile Senatrice, gentile Senatore, nel caso la legge passi così com’è – cioè con la stepchild adoption -, difficilmente la questione finirà lì. Lei e il suo partito dovranno ripetere ancora tante volte “l’utero in affitto non ha nulla a che fare con la stepchild adoption” e ogni qualvolta lo si dirà, si allargherà lo scollamento tra Istituzioni e cittadini comuni.
Nella speranza di essere ascoltati, salutiamo con cordialità
Michele Gastaldo per la Presidenza AGAPO
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