sabato 29 luglio 2017

Ricognizione: La responsabilità etica dei cattolici nella comunicazione (terza parte)

Dopo aver riportato l'introduzione e l'intervento di Mauro Carmagnola ed aver dato la parola a Giancarlo Chiapello di seguito viene pubblicato l'intervento di Marco Margrita.


Marco: “È difficile parlare dopo tutte le considerazioni offerte dai colleghi e amici. Facciamo uno sforzo per costruire una dimensione comune del lavoro che stiamo facendo. Allora, tu, Giancarlo hai parlato della centralità della persona umana. Una caratteristica della persona umana è che emette messaggi; qualunque persona emette messaggi. Il primo assioma della scuola di Palo Alto – assioma è una verità evidente nella sua verità – dice che “non si può non comunicare”. E questo ha moltissime implicazioni, tra cui alcune delle cose che i comunicatori fanno quando utilizzano PNL e cose di questo tipo. Ma non è quello di cui parliamo oggi.

Quanto detto rende tutti noi comunicatori? No, ci rende tutti comunicanti. Il comunicatore è chi utilizza scientificamente, ha gli strumenti per utilizzare questa natura, di ogni essere umano, o entrare in rapporto con la natura di ogni essere umano; quindi i messaggi che emette, li emette con un maggiore livello di coscienza e consapevolezza. La consapevolezza tecnica non è necessariamente una consapevolezza morale. Però, non tutto ciò che è possibile è lecito, dal punto di vista morale. Noi siamo immersi in un clima di esplosione comunicativa.

Noi abbiamo una quantità di informazioni come mai nella storia. Mi ricordo di un incontro organizzato dall'associazione Il Laboratorio presso il comune di Buttigliera Alta, ove mi occupavo di comunicazione istituzionale. Qui parlava don Ermis Segati, il quale disse che la biblioteca di Boccaccio non era molto grande, eppure, nonostante ciò, ha prodotto dei capolavori. La questione è che tutte le informazioni, che noi oggi abbiamo, non producano più informazione. Non è che noi siamo più informati.

Voi avete un'idea di quanti comunicati stampa emetta mediamente un'istituzione? Ve lo dico io: ogni istituzione di media grandezza emette ogni giorno tra i 50 e i 100 comunicati. E tendenzialmente questo produce l'ingolfamento della casella postale di chi fa il giornalista. L'unico effetto è questo.

Così, rispetto alla Chiesa, mi viene da riportare le parole che Monsignor Maggiolini espresse in un incontro al Meeting di Rimini: “La Chiesa produce un sacco di documenti”. Questo perché il Papa fa le encicliche e poi ogni vescovo si sente nell'esigenza di realizzare dei propri documenti. Poi c'era anche un particolare vescovo che sentiva l'esigenza di scrivere lettere pastorali per contraddire le encicliche papali, il cardinal Martini per intenderci; che è diventato l'antipapa per tutta una serie di giornalisti. Nessun giudizio sulla persona ma sulla funzione che si assume. Quindi, ogni vescovo scrive numerosi documenti. Poi chiaramente ogni ufficio delle Diocesi scrivono documenti rispetto alla pastorale; ogni parroco scrive l'editoriale del giornale parrocchiale su questi documenti. Come se piovesse e i cattolici cosa fanno, aprono l'ombrello e tirano avanti. Così fanno di fronte a questo profluvio di documenti. Noi siamo in questa grande Babele di emissione di messaggi. Gli uomini di Chiesa si “difendono bene”. Sono capaci, sono consapevoli, parlano a se stessi? Sì, parlano spesso a se stessi. Non pensano più che c'è invece un mondo a cui bisogna parlare. Non c'è un Ettore Bernabei che capisce che ci serve un nuovo media, come la televisione di cui parlava Mauro. Come hanno fatto la Rai in Italia? La fanno così: ad un certo punto la Democrazia Cristiana chiama i più grandi virgulti dell'Azione Cattolica e gli dice dovete fare la televisione. Sapete chi c'era tra questi grandi virgulti? Umberto Eco e Gianni Vattimo... in effetti qualcosa non funzionava già un sacco di tempo fa.

Gli uomini di Chiesa spesso parlano a se stessi. Mi sono interrogato sovente su ciò, partendo da quello che faccio. Io dirigo giornali che non sono giornali dichiaratamente cattolici. Come il Moinviso e Dai2006più di imprenditori ove ho portato spesso il Movimento Cristiano Lavoratori

Il giornalismo cattolico ha bisogno di un presupposto, se la persona è al centro, che è il giornalista cattolico. Perché vi sono tanti giornali dichiaratamente cattolici, che in realtà non lo sono più.

Problema che è causato da un certo eclettismo folle, il quale porta a parlare di qualunque cosa, anche di idee pensieri non cattolici, siccome gran parte del mondo cattolico si è autoinserito laddove fa comodo alla narrazione dominante. Noi non dobbiamo avere paura di essere cattolici, provocatori, di essere in ambienti ostili. Pensate che ho citato un autore-filosofo caro agli animatori de La Baionetta, Gustave Thibon, in un editoriale su un giornale di imprenditori, Dai2006più. Questo non ha generato scandalo a nessuno, giacché abbiamo dato una ragione, un messaggio chiaro per fare questa cosa. Della comunicazione noi cattolici non dobbiamo avere paura; anzi, dobbiamo tornare a raccontare storie, come abbiamo fatto con la Rai di allora. Pensiamo all'importanza dei suoi sceneggiati, ripresi dai capolavori della letteratura, quali i Promessi Sposi, che erano il parlare dello spirito di una nazione, erano la capacità di fare una televisione di qualità e originale, erano la capacità di parlare al popolo

Oggi al popolo chi parla? Parlano comunicatori astutissimi, che ci fregano con un uso ideologico di strumenti narrativi come lo story telling, attraverso i quali raccontano un'altra storia. La capacità dei nostri avversari, di essere performativi, è altissima! Anche perché non avendo il principio di verità, che è un limite, che è la salvaguardia dell'umano: il principio di verità e di realismo, possono dire qualunque cosa. Ecco che la loro capacità di raccontare e indicare storie è altissima. Dobbiamo avere paura di questa cosa, dobbiamo essere innamorati di questo mondo della comunicazione? Secondo me, né l'uno né l'altro.

Essere cattolici vuol dire andare verso il popolo, bisogna essere popolari, bisogna anche saper essere intelligentemente nazional-popolari. Noi abbiamo un patrimonio di giornalismo che è raccontare ciò che se non raccontiamo noi non racconta nessuno. Nessuno. I nostri paesi scomparirebbero senza il giornalismo che i cattolici sanno fare con i loro giornali.

Su questa strada si colloca il lavoro che faccio nella redazione di ciascun giornale che dirigo. Porto lì dentro le grandi questioni, perché spesso i collaboratori e i lettori leggono solo quel giornale specifico. E allora, se gli parliamo di Charlie, come ho fatto io al Monviso, per esempio, si scopre che i redattori sono tutti contro l'eutanasia. Nessuno è cattolico, eppure di fronte a questo principio di evidenza naturale c'è un'alleanza. A pranzo, perché noi mangiamo in redazione, parliamo di Fabiano Antonioni, in arte dj Fabo, e la pensiamo tutti allo stesso modo. È una redazione di “uomini vivi”, che quindi capiscono la brutalità della questione. Io con loro discuto gli editoriali: quello su Charlie, sull'“aiutiamoli a casa loro”: in questo caso ho citato padre Piero Gheddo, che conosce davvero la situazione africana, dicendo che vi è un grande problema di educazione pure in Africa.

E in questo nostro mondo, in questa periferia che tutti noi viviamo della comunicazione, il pensiero corto, il fatto che tutto debba stare dentro in uno slogan, non ci aiuta a capire quanto riportato poc'anzi e ancora ciò: che cosa capita solitamente tra noi qui presenti? Una cosa che ricordò Giussani durante il discorso che tenne a Desio per la Democrazia Cristiana, ricordato in un dibattito recente, che ho seguito. Nel suo intervento qualifica il contributo che i cattolici danno alla democrazia. E come? Lo qualifica come difesa del pluralismo. Questa cosa qui la facciamo solo noi cattolici. Perché capiamo che dove c'è una posizione che liberamente si mette in gioco, ecco che c'è più coscienza. Il pensiero unico, la grande omologazione, di cui parlava Pasolini e di cui parlava don Giussani in quel discorso alla DC lombarda dicendo “la profonda comunanza di giudizio, rispetto a questa grande omologazione”. Perché ci sono delle cose che non si possono più dire. Voi che fate La Baionetta avete il coraggio di dire le cose che non si possono più dire. Purtroppo nemmeno in certi ambienti della Chiesa si possono dire. Voi fate un tentativo coraggioso, un blog coraggioso, perché dite delle cose che non è facile dire, senza il registro della provocazione. La Baionetta è il coraggio di dire cose scomode, senza la provocazione fine a se stessa; è il tentativo di ridestare dal torpore, non è carpire un consenso perché è semplice invocare degli slogan ideologici.

È ridestare l'attenzione anche attraverso la pro-vocazione, cioè richiamando la persona ad essere ciò che deve essere. Nel movimento di CL mi hanno insegnato – e spero che lo si insegni ancora – “o si è protagonisti, o si è nessuno; o si dice io o non si è nessuno”, e allora l'uomo è chiamato a dire io.

La capacità di provocare, di ridestare questo protagonismo è fondamentale, oggi, poiché l'omologazione non vuole persone che dicano io. Non credo che servano giornali cattolici. Se ci sono, va bene. Io credo che il punto consista nel fatto che ci siano giornalisti cattolici. Ma i cattolici cosa compiono? Compiono la battaglia che Annah Arendt diceva essere quella di questi tempi: “stare di fronte ai fatti”, e i cattolici stanno di guardia ai fatti. O per dirla con il caro Chesterton “brandiremo le spade per dire che le foglie sono verdi in estate”. Ed è così. Oggi questo è il livello, perché solo il potere può essere anarchico – e cito ancora Pasolini –, solo il potere in forza del suo potere può dire che è vera una cosa che non è vera; questa si chiama propaganda. E la propaganda si trova pure nella legge. Le leggi sono scritte male. I cattolici tra le altre cose avevano aiutato a scriverle bene, assieme alla costituzione, in un buon italiano; cosa che oggi non hanno più fatto, a causa del pesante clima ideologico.

Per chiudere. Servono questi giornalisti cattolici, che siano alleati di tutti coloro che non vogliono l'omologazione. E nel popolo c'è una curiosità, un desiderio di sapere contro ogni ideologia. Dobbiamo andare incontro alle persone che ne fanno parte, come succede al Monviso, qui alla sede del MCL. La comunicazione è un servizio alla Verità se corrisponde a una curiosità che l'omologazione vorrebbe distruggere. Oggi servono operatori della comunicazione che abbiano questo profilo. Nella biografia scritta da Savorana per don Luigi Giussani si trova una citazione molto significativa, collocata negli anni '70, in tempi molto simili a questi (anche se l'ideologia di oggi è diversa): “Ebbi chiaro che il mio compito era suscitare vocazioni al giornalismo”. Perché se noi cattolici dobbiamo difendere la realtà, dobbiamo difendere la comunicazione giornalistica. Una lotta efficace alla propaganda: comunicazione scientificamente fatta in servizio del potere, tra i nostri principali avversari, richiede giornalisti comunicatori cattolici. Poi magari faranno giornali cattolici, ma non è necessario; anzi, se non li fanno è meglio. Non serve che ci siano giornali cattolici, giacché il dissenso sotto uno dei più terribili regimi, che era quello sovietico, si chiama samizdat, che vuol dire editare. Quindi il problema non è che quello che editiamo abbia un'etichetta. Perché come dice benissimo Marta Cartabia nella prefazione al Il Potere dei senza potere “Nasce sempre una grande amicizia tra chi è dissidente rispetto all'isola del potere” qualunque sia la posizione da cui si parte. Poiché l'amicizia nasce nella difesa della libertà. E il giornalismo è questo. Per essere liberi ci deve essere la Verità. Perché se no capita quel fatto che era la battuta dei dissidenti russi. C'erano due giornali in Russia: Pravda e Isvezia; Pravda sta per verità e Isvezia sta per notizia. E allora i dissidenti russi dicevano che in Isvezia non c'era alcuna Pravda, e in Pravda non c'era alcuna Isvezia.





Se vuoi restare in contatto con noi puoi trovarci su Facebook e su Telegram


Salmerìa 30.2017

HANNO UN’IDEA MERAVIGLIOSA: IL PATTO PER LA CRESCITA (DEL DEBITO) - Rischio Calcolato
-
Un piano di sostituzione in corso? Lo dice l'ONU. Ma una sana "educazione boldriniana" ci salverà - Rischio Calcolato
-
Contrordine, italiani: Macron è il Male
-
La vita di Charlie per i medici non "valeva" le cure. E adesso è troppo tardi
-
Charlie, Amato (Pdf-Giuristi per la Vita): "Coi genitori in contatto, a un metro dal traguardo" - Intelligo News – notizie, ultima ora e gossip
-
Atac decomposta, capitale corrotta, nazione infetta
-
L'8‰ crolla: un disastro dalle conseguenze inimmaginabili!
-
HUMANAE VITAE, SMENTITA DELLA SMENTITA? UN GRUPPO DI LAVORO ESISTE. *****BIELLA, BONINO IN CHIESA. IMPEDITO IL DIBATTITO.
-
Accordo Cina-Vaticano: il manifesto comunista di Papa Francesco – di Francesca de Villasmundo
-
Da Gerusalemme dilaga la rivolta musulmana
-
Roma muore di sete a causa degli sprechi
-
In Germania e Austria la rabbia non va derubricata a campagna elettorale. Pena un amaro risveglio - Rischio Calcolato
-
Le suore Usa che difendono l'Obamacare (e l'aborto)
-
Charlie e la coscienza di un popolo
-
Charlie Gard e quei decisivi ritardi nelle cure
-
Gli stipendi degli italiani valgono 650 miliardi l'anno
-
Non lamentiamoci di Macron, se perdiamo tempo a caccia di fascisti e fake news o a censurare libri - Rischio Calcolato
-
Aiutiamoli a casa loro, sì. Ma prima che un Piano Marshall dovremmo portargli Gesù Cristo
-
Così la Francia intera ha reso omaggio a padre Hamel, sgozzato nella sua chiesa un anno fa
-
Humanae vitae sotto la scure del discernimento
-
Quel che cela (davvero) l'Obamacare e non ci dicono
-
Nave anti-ONG fermata per "traffico di uomini". Boicottare il buonismo è atto di sopravvivenza - Rischio Calcolato
-
Oro e criptovaluta: la guerra di Putin al dollaro | Libertà e Persona
-
Via Gesù dentro la Bonino. In chiesa "predica" sull'accoglienza la responsabile di 10mila aborti
-
Tutta colpa del capitalismo? Fusaro usa categorie spazzate via dalla storia
-
Bonino in chiesa, parla Cerutti: " Io contestatore anti-abortista cacciato" - VIDEO - Intelligo News – notizie, ultima ora e gossip
-
Non è colpa di Macron se lui è francese
-
Roma, Atac.. che sia la Volta Buona per Educarne 100? - Rischio Calcolato
-
La sanità in Sicilia non è più in rosso. Ma funziona davvero?
-
Il metodo di Satana
-
LA TOBIN TAX È SBAGLIATA ANCHE IN TEORIA - Rischio Calcolato





Se vuoi restare in contatto con noi puoi trovarci su Facebook e su Telegram


venerdì 28 luglio 2017

Ricognizione: La responsabilità etica dei cattolici nella comunicazione (seconda parte)



Giancarlo: “Ringrazio per l'invito gli amici del blog La Baionetta. È sempre interessante dibattere e discutere. A Pinerolo ho avuto l'avventura di avere la responsabilità dell'ufficio pastorale lavoro. Non è la comunicazione l'aspetto di cui mi occupo principalmente, per questo vi è il direttore del settimanale diocesano Patrizio Righero, che è stato vostro ospite nel II incontro di studio. Però, obiettivamente la incrocio con costanza. Il pluralismo e il ruolo dei cattolici. Io partirei da un dato. Oggi mancano i cattolici anche in quel famoso Tg3 o meglio, mancano notizie viste in modo più plurale perché i cattolici si sono suicidati più che fatti sparire.

Ho sempre visto che il problema più grosso non è tanto la forza degli altri ma la debolezza nostra; sostanzialmente e progressivamente ci siamo liquefatti. Quindi era naturale che liquefacendoci a livello culturale a livello politico, ci liquefacessimo anche a livello della comunicazione. Ecco, valiamo poco contiamo poco perché siamo scarsamente formati in generale. Normalmente, siamo tornati a rinchiuderci nelle sacrestie, quando va bene; altrimenti, in altri luoghi più divertenti più ludici.

Il compendio della Dottrina Sociale della Chiesa ci indica la strada, per uscire da tale empasse. Sì, indica essa al punto 562, che è verso la parte finale, dal titolo che mi piace molto e che potrebbe essere il titolo di un libro “Da Babele alla Pentecoste”, il quale può aiutarci a capire qual è la strada della comunicazione, o meglio quello che si diceva nell'introduzione di questo incontro, “l'etica della comunicazione, come la ritrovo sulla strada che da Babele porta alla Pentecoste. Dice il compendio: “Alla luce della Fede la comunicazione umana si deve considerare un percorso da Babele alla Pentecoste, ovvero l'impegno, personale e sociale, di superare il collasso della comunicazione (cfr. Gen 11, 4-8) aprendosi al dono delle lingue (cfr. At 2,5-11), alla comunicazione ripristinata dalla forza dello Spirito Santo, inviato dal Figlio”.

Bene, ora potrei dirvi grazie dell'attenzione e speriamo di rivederci a Pentecoste. Così potrebbe essere la chiusura dell'intervento, perché è tutto scritto qui, nella Dottrina Sociale della Chiesa, che prende le mosse in maniera organizzata, alla luce del magistero della Chiesa, da Leone XIII e arriva alla messa in ordine nel compendio. Quindi, il percorso della parte dedicata alla comunicazione è questo: oggi viviamo una situazione da Babele. Analizziamo bene questa situazione. Mauro parlava dello slogan “aiutiamoli a casa loro”. È uno di quelli che vanno per la maggiore in politica, in questa politica “da felpa”; tutto ciò che vi sta sopra va bene: rottamiamo, la ruspa etc. Tutto funziona e possiamo fare felpe. Ma tutto questo è in realtà principio di semplificazione, utile all'individuazione del nemico pubblico. Non a caso oggi attraverso la comunicazione si designa “il nemico unico”.

Si diceva prima nell'introduzione la comunicazione post Family Day inventa la storia degli integralisti cattolici ma non c'e bisogno di tornare così indietro nei mesi. Guardiamo cosa è successo negli ultimi due giorni, a quei due articoli tristi usciti su La Stampa e La Civiltà Cattolica ma fermiamoci qui, per non aprire una feroce polemica, e andiamo a vedere la notizia su Taiwan: è passata la legge sull'equiparazione del (finto) matrimonio tra persone dello stesso sesso al matrimonio tra uomo e donna. Ovviamente, nella notizia i cattolici e la chiesa locale sono trattati come un settore oscurantista, i quali vogliono fermare lo sviluppo sociale culturale del Paese. Su buona parte dei giornali cattolici, che pochi non sono, ne hanno parlato? No! Siamo rimasti oscurantisti. Non è tanto la comunicazione stampa generale che mi rode ma la nostra, che non risponde alle false accuse. Certo, non occorre sbranarsi, però la parresia è d'obbligo, e cioè dire la verità, le cose come stanno. L'unico modo per combattere il principio di semplificazione è il comunicare, dire la verità. Perché la comunicazione di per sé non è buona o cattiva, è uno strumento. Benedetto XVI lo dice in Caritas in Veritate, lo affida, parlando della tecnologia nella comunicazione, al messaggio per la XLVI giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “Sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l’uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio”.

E purtroppo, anche noi cattolici abbiamo ceduto all'eccesso di parole. Noi non siamo sul pezzo perché seguiamo gli altri nell'eccesso di parole, dentro il quale si annegano anche i nostri valori. Passa l'idea che la chiesa di Taiwan è oscurantista perché, nell'eccesso di parole, non diciamo niente di preciso puntuale, non mostriamo la Verità con coraggio. Di fatti la Dottrina Sociale della Chiesa ci sollecita a dire la Verità perché tute le parti del compendio dedicate alla comunicazione hanno l'assoluta preoccupazione di ricordare che il tema centrale deve essere la persona umana. La DSC è molto concreta giacché specchio di una fede incarnata. Non è insieme di elementi filosofici ma elemento di un Dio che si è fatto carne, che tocca le problematiche nella loro concretezza. Così essa si rivolge ai comunicatori e a chi usufruisce del lavoro di questi.

Continuiamo a percorrere la strada dei principi perniciosi che oggi contagiano la comunicazione. Poi alla fine vi dirò a chi appartengono. Dal principio della semplificazione al principio di contagio. Lo tratto partendo da una mia esperienza. Ho vissuto un'avventura positiva. Una suora cortesemente mi ha “incastrato” nella formazione dei giovani rom. Nel senso che all'inizio era “ogni tanto vieni a fare formazione” ma poi, e non so quando come e perché, è diventato “tutte le settimane sei lì a fare formazione”. Il potere meraviglioso delle suore.

Normalmente si dice “i rom sono tutti ladri”. Ormai è patrimonio comune, che conferma l'esistenza del principio di contagio, di tutta l'erba si fa un fascio. Così si crea il nemico comune e si contagia ideologicamente il giudizio delle persone. Comunicazione che va per la maggiore qui a Torino e altrove, sulle varie testate è un continuo susseguirsi di titoli urlati e carichi di slogan semplicistici; e le nostre testate che fanno? Se rispondono, lo fanno con articolo barbosi, che arrivi a metà e dici va beh, aderisco all'idea che va per la maggiore, eppure la DSC afferma al punto 561: “I fedeli laici guarderanno ai media come a possibili e potenti mezzi di solidarietà”. Già solo con questo smontiamo lo slogan 'i rom sono tutti ladri'. Non è così, perché sono persone piazzate in una periferia umana e reale.

Dunque, la DSC continua ricordandoci: “Le strutture e le politiche di comunicazione e la distribuzione tecnologica sono fattori che contribuiscono a far sì che alcune persone siano ricche di informazione e altre povere di informazione, in un'epoca in cui la prosperità e perfino la sopravvivenza dipendono dall'informazione”. Vado a chiedere ad ognuno di voi, quanti giovani volontari delle parrocchie attorno ai campi nomadi si occupano della formazione dei bambini rom? Zero. Se ne occupano i francescani. Perciò, come vedete, il problema è nostro. Torna la nostra debolezza. Qui c'è il ragionamento che è bello potersi scegliere i poveri che ci piacciono. Magari se vivono a 2000 km di distanza è ancora meglio.

III principio, di trasposizione: è sempre colpa di qualcun altro, o la responsabilità è di qualcun altro. Noi cattolici ci comportiamo come nobili decaduti. Mi viene in mente il titolo del libro di Bebbe del Colle I cattolici dal potere al silenzio (con due cerotti sulla bocca), come hanno fatto l'italia e come non vorrebbero distruggerla. Cioè non è mai responsabilità nostra. Rimaniamo sul pezzo, legati all'attualità. Il libro dell'ex presidente del consiglio dei ministri – non premier poiché non esiste premierato in Italia – che potrebbe essere socialista con quell'Avanti, non so, avrebbe potuto chiamarlo Unità. Se andate a vedere tutte le analisi uscite sul libro, le mettete insieme, potrete scoprire che è stato presidente ma senza responsabilità: dall'ufficio di presidenza è passato qualcun altro, che gli ha fatto sbagliare scelta o ha preso una scelta al posto suo. Reni poi dice che non ha avuto responsabilità. In estrema sintesi, è il principio di trasposizione, è colpa degli altri.

I cattolici contano meno, certo, ci sono state colpe arrivatre dall'esterno ma chi si è fatto ingabbiare in uno schema di gioco che non ci è mai appartenuto, come quello centro-sinistra/centro-destra? Ci siamo fatti intrappolare in quella gabbia.

Possiamo vedere che la comunicazione di oggi è una comunicazione molto lontana da tutto quello che la chiesa maternamente ci dice, con la DSC e il magistero.

E arriviamo al principio di esagerazione, il IV. Qualsiasi aneddoto, piccolo banale che sia, deve essere trasfromato in qualcosa di grande pazzesco, allo scopo di far percepire con sospetto colui che è rappresentato come avversario. “Hanno rubato nel condominio, chi è stato, ah sicuro, i rom”. E poi quando chiedi all'interlocutore così frettoloso “scusa ma l'hai visto, l'hai fotografato?” la risposta è no. Oppure, lo stesso vedi un segno sul muro e inizia a dire “ah, ecco, hanno fatto un segno per venire a derubarci”... Esagerazioni che interpellato chi fruisce della comunicazione, e non solo i professionisti dei mezzi di comunicazione. La responsabilità etica riguarda entrambi.

È vero che possono propinarmi un titolo urlando con le peggiori esagerazioni ma io fruitore devo saper discernere, avere la formazione per saperlo fare. Dove si fa formazione alla buona comunicazione, in quale parrocchia si legge la buona stampa, quali parroci hanno animatori culturali? Questi animatori culturali dovevano nascere anni addietro, frutto di un'idea, di una vicenda tutta cattolica. Nacque, migliaia furono quelli che si formarono e poi si fermò tutto. Ci si chiede 'ma dove sono finiti, in quale luogo sono incastrati?'.

V principio, quello di volgarizzazione. Qualsiasi propaganda deve essere popolare. Più grande è la massa da convincere e più piccolo deve essere lo sforzo mentale richiesto. La capacità ricettiva delle masse è limitata. Più allargo la platea, meno ho bisogno di convincere. L'informazione social funziona così, ed ecco perché facilmente si presenta il problema delle fake news. Ho allargato la platea e tutto può diventare verosimile. Quindi, con attraverso l'informazione sociale si propaga velocemente il pregiudizio che noi cattolici siamo oscurantisti, medievali, crociati etc

VI principio, l'orchestrazione. La propaganda deve limitarsi a un numero piccolo di idee, ripeterle instancabilmente, disse qualcuno: “Se una menzogna viene ripetuta a sufficienza, alla fine diventa una verità”. Al fondo, come già accennavo prima, vi dirò chi è.

Ma attenzione la DSC da questo punto di vista cosa ci dice? Ci dice che “occorre assicurare un reale pluralismo in questo delicato ambito della vita sociale, garantendo una molteplicità di forme e strumenti nel campo dell'informazione e della comunicazione, e agevolando condizioni di uguaglianza nel possesso e nell'uso di tali strumenti mediante leggi appropriate”. E su leggi appropriate potremmo aprire un altro convegno. Prossimamente. Ma attenzione, il compendio della DSC ci ricorda che sulla comunicazione c'è da porre una questione educativa. Per riprendere Benedetto XVI: “L'emergenza educativa investe completamente, e ancora di più oggi che ieri, il modo della comunicazione”. Ne parla pure Papa Francesco ne La laudato si, quando chiama ad una rivoluzione culturale. Noi dobbiamo tornare a essere rivoluzionari, non pavidi rinchiusi in sacrestia. Su questa aveva ragione don Primo Mazzolari, che parlava della “rivoluzione cristiana”.

VII. Principio di rinnovamento, che consiste nel pubblicare notizie idee che denigrano l'avversario, in grande quantità e in grande velocità. Se apro un social, vedo molti che sparano a raffica notizie denigranti contro l'avversario, perché questo permette di indebolirne le difese. Abbiamo intere piattaforme, controllate da società varie, che fanno questo. Ma questo non è parresia, e va contro i principi riportati nel compendio. Il nostro tempo richiede un'intensa attività educativa. Anche il silenzio, come diceva Benedetto. Il silenzio è un'ottima risposta educativa all'eccesso di parole, che è anche un eccesso di notizie false, che è il principio di rinnovamento. Dobbiamo insegnare ai nostri giovani questo, senza ovviamente demonizzare la tecnologia, che non sempre è un male.

Il Compendio ci ricorda ancora che “per quanto riguarda la tecnologia in generale ci si preoccupa della sua retta applicazione. Noi sappiamo che questo potenziale non è neutro; esso può essere usato sia per il progresso dell'uomo sia per la sua degradazione”. Perciò, noi non possiamo stare dalla parte della degradazione umana. Perché il tema centrale, come già detto più sopra, è la persona umana. Se facciamo cattiva comunicazione, degradiamo la persona.

VIII principio, la verosimiglianza: presentare informazioni confermate almeno in apparenza, in apparenza solide, mostrate in modo parziale, creare confusione. E come la risolvono i cittadini? Cercando la spiegazione più semplice, in mezzo al mare delle notizie e alla complessità delle vicende. Siamo sul pezzo noi cattolici? No, siamo noiosi, barbosi. Spesso non siamo in grado di offrire un'informazione semplice, che può aiutare a capire: attenzione, non semplificata ma semplice nella forma, densa nella sostanza.

IX, principio del silenzio. Non organizzare dibattiti su argomenti in cui non si hanno motivazioni importanti. Come faccio? C'è una brutta notizia, e allora cosa faccio? Niente, ne invento un'altra che vada a controbilanciare. Se come cattolico faccio una cosa del genere, dimentico il principio fondamentale del compendio, la Verità. Noi siamo portatori di Verità. Certo, siamo anche portatori di misericordia ma questa senza Verità è buonismo di bassa lega.

Principio della trasfusione, numero X. Si usano pregiudizi e miti, “i rom sono tutti ladri”. Ma come possiamo fare così! Noi siamo figli di un Dio che si incarna, si fa uomo. E se quella centralità della persona umana, la riconosciamo, non possiamo giocare con i pregiudizi sulle persone; anzi, dovremmo essere i primi avversari di chi usa quei pregiudizi contro qualunque persona.

Diversa è l'ideologia. Prendiamo l'ideologia, Mauro parlava del gay pride a Torino e ad Alba. Esce il comunicato della Diocesi di Alba, molto puntuale e sereno. Quanti giornali, tolto La Gazzetta d'Alba e Vita Diocesana Pinerolese, lo hanno ripreso? Nessuno. Tra l'altro, e mi rivolgo ai comunicatori qui presenti, è interessante notare che attraverso la comunicazione si definiscono #pride, Piemonte-pride (per avere fondi regionali).

Chiudiamo con il principio dell'unanimità, XI. Convincere i cittadini del fatto - e qui si capisce perché è necessario battersi per una sana pluralità - che è necessario pensarla tutti allo stesso modo, creare una falsa unanimità: i “matrimoni” tra persone dello stesso sesso sono lo sviluppo della nostra cultura, dappertutto. Tutti la devono pensare allo stesso modo, perché si deve anche mantenere il desiderio istintivo di appartenenza in ciascuno. Chi ha il coraggio di opporsi, di affrontare il pubblico ludìbrio, come quel deputato maltese, l'unico, che ha votato contro il matrimonio omosessuale? Attenzione, la DSC ci invita all'impegno personale ma anche comunitario: non ci dice “ognuno per sé, Dio per tutti”; ci dice di formarci insieme, trovarci attorno ai valori e ai principi fondamentali per l'uomo, di farci compagnia e affrontare insieme le sfide.

Ora, chi si nasconde dietro i pericolosi principi che ho citato? Il maestro e ministro della propaganda del partito nazista, Gobbels. I suoi principi si trovano ancora oggi nella comunicazione dei giornali, qualsiasi, e nella comunicazione dei grandi leader. E nella comunicazione attuale sono riproposti in una veste nuova. Qui è Babele. Dunque, occorre incamminarsi verso la Pentecoste.








Se vuoi restare in contatto con noi puoi trovarci su Facebook e su Telegram


giovedì 27 luglio 2017

Cappellano militare: Beati i ciechi, perché vedono la Luce

Ci sono cecità che salvano lo sguardo, ad esempio quando la luce ti è tolta e allora, solo allora, ricordi che essa valeva molto più degli oggetti che ti faceva vedere.

Meglio rimanere senza nulla, piuttosto che dimenticare da Chi tutto provenga: beati i ciechi, perché vedono la Luce.


Don Carlo Pizzocaro






Se vuoi restare in contatto con noi puoi trovarci su Facebook e su Telegram