giovedì 1 marzo 2018

Conversazione al fronte: Intervista a Gianfranco Amato

TERZA PUNTATA DELL’INCHIESTA SUL VOTO CATTOLICO. Gianfranco Amato, segretario del Popolo della Famiglia (nonché presidente di Giuristi per la Vita), spiega che solo il PDF oggi è in grado di condizionare la politica e di essere coerente su quei principi non negoziabili sui quali, invece, tutti gli altri partiti hanno “negoziato” negli ultimi 24 anni. Obiettivo dichiarato? «Mettere il chiodo nella coda del serpente». [A cura dei siti Pepe, The Debater e La Baionetta]



Avvocato Amato, il mettere al centro solo la famiglia non rischia di rendere il PDF un partito monotematico, oppure è davvero “il prisma” attraverso cui considerare l'uomo e le sue esigenze: nel concreto cosa significa; come si può collegare ciò alle varie questioni che un partito deve affrontare per il bene comune: all'economia, all'Europa, alla politica estera, alla sicurezza nazionale...?

Quella del “prisma” è una splendida metafora utilizzata da San Giovanni Paolo II il 31 gennaio 1998 quando parlò ai membri dell’Assemblea e della Giunta del Lazio. In quell’occasione il Santo Padre disse, infatti, che «ogni buon amministratore pubblico, a maggior ragione se egli fa riferimento ad un'etica cristiana, non può non tenere la famiglia quale “prisma”, per così dire, attraverso cui considerare tutti i problemi sociali».

La famiglia è la cellula della società, e quindi tutto passa attraverso di essa. Un giovane non può sposarsi e fare famiglia se non ha un lavoro. Una giovane coppia non può fondare una famiglia se non ha una casa. I figli di una famiglia debbono avere una sana istruzione. L’economia, il lavoro, l’educazione, l’impresa, l’edilizia, il credito, la salute sono tutti aspetti che attraversano la famiglia. Quando siamo apparsi nel panorama politico per la prima volta nel giugno 2016 tutti ci accusavano di essere “monotematici” o addirittura fuori tema. Continuavamo a sentirci ripetere sempre la stessa domanda e la medesima obiezione: «Ma cosa centra la famiglia? I temi che interessano la gente e di cui la politica deve occuparsi sono l’economia, il lavoro, la sicurezza, l’ambiente».

Beh, è davvero una soddisfazione poter constatare che oggi tutti hanno capito. Faccio alcuni esempi. Cominciamo dal candidato premier del movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio: «Noi siamo una forza pragmatica, riconosciamo che la famiglia è una forza del Paese e la sosteniamo, senza farci sopra tanti ricami teorici», e «rispetto alle coalizioni fantasma che ancora non hanno un contenuto da offrire al Paese, noi possiamo dire con forza che la famiglia e la natalità sono il filo rosso che unisce le nostre idee su fisco, scuola, sanità, lavoro». Che dire, poi, dell’ineffabile sottosegretario Maria Elena Boschi, che ha avuto parole per quello che sta diventando il vero punto focale della campagna elettorale: «Il Partito Democratico farà del tema del sostegno alle famiglie una bandiera della campagna elettorale e un argomento centrale per il primo anno di governo. Tornare alla famiglia non deve essere la bandiera identitaria dei cattolici in politica, ma la sfida di tutti i cittadini. Una visione che tenga insieme laici e cattolici sul piano della cittadinanza». Non poteva mancare neppure Matteo Salvini: «La Lega propone di concentrare le risorse sul sostegno alla famiglia e alla natalità», attraverso misure concrete che prevedono «la gratuità degli asili nido sul modello francese, forti assegni per le famiglie di cittadini italiani che danno alla luce figli oltre il secondo e una fiscalità a misura di famiglia». E Giorgia Meloni: «Da sempre Fratelli d’Italia sostiene la necessità di avviare una rivoluzione del welfare che metta al centro la famiglia e consenta alla nostra nazione di invertire i dati demografici. Per questo una volta al governo Fratelli d’Italia metterà in campo il più grande piano a sostegno della natalità mai visto in Italia. Tra i nostri obiettivi: asilo nido gratuito per tutti; istituzione del “reddito bimbo”; quoziente familiare; congedo parentale coperto all’80% fino ai sei anni di età del bambino; incentivi alle aziende che assumono donne in età fertile; progressiva eliminazione dell’IVA sui prodotti dell’infanzia come i pannolini e latte in polvere. Fratelli d’Italia vuole essere il partito di riferimento della famiglia e di chi ha a cuore il futuro dell’Italia». Per finire con Silvio Berlusconi: «meno tasse, meno burocrazia, meno Stato, più persona, più impresa».

Quest’anno ha voluta aggiornare la ricetta: «meno tasse, meno burocrazia, meno Stato, più persona, più impresa, più famiglia, perché Forza Italia, quale partito moderato, si riconosce «nel primato della persona e delle sue libertà, nel privilegio accordato alla famiglia e alla società rispetto allo Stato». Beh, insomma, ora tutti – ma proprio tutti – da destra a sinistra, grillini inclusi, oggi parlano di famiglia.


Dite anche di “voler portare” la Dottrina Sociale della Chiesa in politica: come pensate di riuscirvi?

Applicandone i principi. Ho scoperto, girando in questi anni, che la stragrande maggioranza dei cattolici non sa cos’è il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. Alcuni, male intrepretando il termine “dottrina”, pensano si tratti di questioni religiose, di dogmi, sacramenti, teologia. Il Compendio è invece un vero e proprio programma politico che affronta temi come l’economia, il lavoro, il fisco, la salute, l’immigrazione, l’ambiente, e molto altro. Il Popolo della Famiglia è l’unico partito in Italia che ha assunto ufficialmente, formalmente e integralmente il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa come proprio programma politico valoriale. Noi ci ispiriamo a quei principi e per la prima volta nella storia italiana voglia porre il contenuto del Compendio al centro dell’azione politica.


Non bastavano Lega FI e FdI per contrastare l'attuale deriva antropologica? Perché il voto al PDF non è un voto inutile e non rischia di far vincere il centro-sinistra o il Movimento 5 Stelle?
Che senso ha il Popolo della Famiglia? Perché insistere nella necessità di una nuova formazione politica?

Ci sono due risposte a questa domanda. Una sul piano pragmatico e una sul piano etico.

La prima risposta è che senza una presenza strutturata e visibile all’interno di una coalizione di governo, molti dei temi a noi cari resterebbero delle mere petizioni di principio o semplici promesse elettorali dantesche. Le celebri «lunghe promesse con l’attender corto», di cui parlava il Sommo Poeta nella sua Divina Commedia (Inf. XXVII). Un solo esempio fra tanti. Nel 2008 il programma di Forza Italia contemplava espressamente il cosiddetto “quoziente familiare”. Com’è noto, purtroppo, questa promessa venne sonoramente disattesa da Berlusconi. E non valse a dissuaderlo neppure una petizione popolare di ben 1.071.348 firme. Se questo milione di cittadini italiani fosse stato rappresentato da una forza politica del 3% all’interno della maggioranza, oggi quel tanto auspicato strumento di giustizia fiscale in favore della famiglia sarebbe già un istituto del nostro ordinamento giuridico. Non dobbiamo mai dimenticare, peraltro, che l’attuale compagine elettorale del centrodestra ha già ampiamente governato il nostro Paese con esecutivi granitici e maggioranze bulgare in parlamento. Eppure, facciamo fatica a ricordare provvedimenti legislativi seri in materia di vita, famiglia o educazione. Ricordiamo, ad esempio, che la giovane Giorgia Meloni – il cui impegno politico iniziò venticinque anni fa (1992) – frequenta il parlamento dal 2006 ed è stata pure ministro nel governo Berlusconi dal 2008 al 2011. Facciamo però qualche fatica a veder una pur piccola traccia lasciata da Giorgia su vita, famiglia o educazione. Neppure la larva di una proposta nonostante la sua presenza all’interno del Consiglio dei ministri.

Ora, dopo ventiquattro anni di alternanza alla guida del nostro Paese tra centrodestra e centrosinistra, che garanzie abbiamo che i partiti che hanno già governato l’Italia possano realizzare la prossima volta ciò che non hanno fatto negli ultimi cinque lustri? Nessuna. A meno che non ci sia una forza politica strutturata e visibile in grado di condizionare un futuro governo di centrodestra. Questa è la funzione che Il Popolo della Famiglia si prefigge.

Seconda risposta alla obiezione sulla necessità del nostro partito.

Per noi è semplicemente inconcepibile – se non addirittura immorale – che su quelli che il grande ed indimenticato Benedetto XVI definiva «principi non negoziabili», si possa parlare di libertà di coscienza, di astensione o di fuga pilatesca. Qui sta la vera grande differenza tra il Popolo della Famiglia e gli altri partiti del centrodestra. Un esempio tra tutti. Prendiamo l’ultima nefandezza della legislatura che, fortunatamente, è appena morta: il cosiddetto testamento biologico, alias “eutanasia all’italiana”. Una vera polpetta avvelenata, il colpo di coda della più sciagurata legislatura della storia repubblicana.

Prendiamo quello che è successo il 20 aprile 2017 quando alla Camera dei Deputati è stato approvato il testo di legge. Movimento 5 Stelle: 55 deputati presenti, zero contrari, 55 voti granitici per l’eutanasia. Mdp: 24 deputati presenti, zero contrari, 24 voti granitici per l’eutanasia. Sinistra Italiana: 9 deputati presenti, zero contrari, 9 voti granitici per l’eutanasia.

Vediamo adesso come si sono comportati i partiti di centrodestra.

Il capolavoro è riuscito a compierlo Forza Italia: 33 deputati si sono dati alla macchia, mentre i 17 presenti sono riusciti a votare in tutte le maniere. Tre favorevoli, dodici contrari, due astenuti.

Prendiamo, invece, Fratelli d’Italia che secondo alcuni dovrebbe essere la forza politica più vicina ai nostri valori e sulla quale noi dovremmo convergere i nostri voti. Degli undici deputati di quel partito ben sei non si sono presentati, mentre dei restanti cinque uno ha persino votato a favore dell’eutanasia. Ecco, se al posto di Fratelli d’Italia ci fosse stato Il Popolo della Famiglia la situazione sarebbe stata la seguente: 11 deputati, 11 deputati presenti, zero favorevoli e 11 voti granitici contro l’eutanasia. Questa è la differenza! E se qualche deputato del Popolo della Famiglia si fosse sentito male, sarebbe stato accompagnato in ambulanza a Montecitorio e avrebbe votato dalla barella! E, per cortesia, che non si venga a parlare di assenze giustificate o impegni in missioni. Non c’è giustificazione o missione che tenga quando in parlamento si legifera di vita o di morte. Sui principi non negoziabili purtroppo, sinistra e grillini hanno dimostrato di essere molto più seri di quella strana “Arca di Noè” che è il centrodestra.

E per comprendere meglio cosa intendiamo quando parliamo di principi non negoziabili, usiamo le stesse parole pronunciate da Benedetto XVI nel discorso tenuto il 30 marzo 2006 ai partecipanti al convegno promosso dal partito popolare europeo: «Tra i principi non negoziabili emergono chiaramente i seguenti: – protezione della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del suo concepimento fino alla morte naturale; – riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, e la sua difesa di fronte ai tentativi di far sì che sia giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che in realtà la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo ruolo sociale insostituibile; – la protezione del diritto dei genitori ad educare i loro figli». E lo stesso Ratzinger spiegava, a scanso di equivoci, che difendere quei principi non significa essere dei bigotti: «Questi principi non sono verità di fede anche se ricevono ulteriore luce e conferma dalla fede; essi sono iscritti nella natura umana stessa e quindi sono comuni a tutta l’umanità», per questo l’azione dei cristiani «nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa». E tale azione «è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia stessa».

Non si tratta di essere “fissati” sui temi etici. Si tratta di essere seri con gli elettori che tengono a quei temi, con il popolo che è sceso in piazza per difendere quei temi, con la propria coscienza che crede in quei temi, con la ragione umana che riconosce l’importanza di quei temi, con la verità della persona umana difesa da quei temi, con la propria fede e con Dio. Per chi ci crede.

In politica occorre un partito che su questi principi tenga la barra dritta e costringa un futuro governo ad attuare politiche concrete rispetto alla vita, alla famiglia e alla libertà d’educazione. Il Popolo della Famiglia si candida a questo ruolo di «chiodo piantato nella coda del serpente».


Lei, Adinolfi e gli altri vostri colleghi vi auspicate che dal 5 marzo in poi, qualsiasi risultato ottengano il Comitato Difendiamo i Nostri Figli e il Popolo Della Famiglia, che le due realtà possano tornare a concorre – insieme – al bene comune?

Il 5 marzo, qualunque sarà il risultato ottenuto dal Popolo della Famiglia, accadrà un fatto storico. Nessuno potrà più dire che non esiste un partito di riferimento dei cristiani in Italia. Dobbiamo solo attendere i risultati e poi cominciare tutti insieme a completare il progetto di una presenza strutturata, autonoma e visibile di una forza politica capace di concorrere al bene comune secondo una prospettiva antropologica cristiana.


Avete ricevuto sostegno anche da uomini di Chiesa? In questo modo non vi è il rischio di “strumentalizzare” le parrocchie?

Ci ha commosso l’appello a sostegno del Popolo della Famiglia sottoscritto da più di duecento sacerdoti, religiose e religiosi. Ci ha commosso anche il sostegno paterno di alcuni Vescovi.

Quest’anno ricorre il settantesimo anniversario del 18 aprile 1948. La domanda che io pongo sempre è questa: «In quella fatidica e storica elezione politica la Chiesa ha fatto bene o ha fatto male ad entrare a gamba tesa nella competizione?». Io credo che abbia fatto bene e che abbia contribuito a scongiurare un grande pericolo per il nostro Paese. Ma allora era in gioco la libertà di un popolo. Ora che, invece, è in gioco la distruzione stessa dell’uomo, mi domando come possa la Chiesa restare indifferente rispetto ad una rivoluzione antropologica che sta avvenendo per via legislativa. Oggi la politica, ed in particolare il parlamento, è il luogo dove si decide la visione antropologica dell’uomo: come nasce (fecondazione artificiale), come muore (eutanasia), chi è (identità di genere), cos’è il matrimonio (nozze gay), e via proseguendo. Come fa uno che ha la grazia della fede a non avvertire l’esigenza di portare in quel luogo, la luce della fede, della Verità, del Vangelo e, direi pure, della ragione?

Per questo ritengo essenziale l’unità dei cristiani in politica. Occorre mettere in atto una controrivoluzione culturale capace di opporsi al tentativo di distruzione dell’uomo.


Tra l'altro, lei ha scritto un significativo libro con don Gabriele Mangiarotti sul servo di Dio don Giussani: Per l'umano e per l'eterno-il dialogo con don Giussani continua. Quanto ritiene importante per la sua formazione e il suo impegno politico l'insegnamento del sacerdote di Desio?

La maturazione della mia fede è avvenuta grazie all’incontro avvenuto quarant’anni fa con don Luigi Giussani. Avevo solo sedici anni e fui affascinato da come quell’uomo di Dio riuscisse a spiegare a degli adolescenti la grandezza dell’esperienza cristiana.

Quattro cose, soprattutto, mi colpirono della sua originale proposta: la ragionevolezza della fede; la capacità di giudicare la realtà e tutto ciò che accade; la differenza tra moralità e moralismo; la dimensione culturale della fede. Ma quello che più mi affascinava era l’impeto militante per la Verità. Don Giussani amava ripeterci che non esistono mai «battaglie perse in partenza», se sono battaglie intraprese «per amore al Vero».

Proprio la dimensione culturale della fede, che ho imparato da Giussani, mi è divenuta ancora più chiara quando lessi un passaggio, poi divenuto celebre, del discorso tenuto da San Giovanni Paolo II il 16 gennaio 1982 ai partecipanti al congresso nazionale del MEIC: «Una fede che non diventa cultura non è pienamente accolta, interamente pensata, fedelmente vissuta». E come mi spiegò un giorno il compianto cardinal Carlo Caffarra – un altro vero Maestro – «la fede non può non generare cultura in quanto non è un fatto privato» ed è «il meridiano che attraversa tutti i paralleli, tutte le grandi esperienze dell’umano quali il lavoro, l’amore tra un uomo e una donna, la società civile, l’esercizio del potere politico», poiché «tutte le grandi esperienze umane c’entrano con la fede». Per questo motivo mi invitò ad essere «ben vigilante» di fronte al grande tentativo oggi in atto di ridurre la fede al fatto privato, una «tendenza molto forte che non bisogna mai accettare». «La Chiesa», mi spiegava sempre quel grande cardinale, «non ha mai scelto volontariamente di andare nelle catacombe; c’è andata e c’è stata nelle catacombe, ma quando l’hanno mandata con la forza, mai di propria scelta, perché il suo Sposo fondatore, Gesù, aveva detto: “Predicate sui tetti ciò che io vi ho detto segretamente. Predicatelo sui tetti”». E Caffarra si lamentava giustamente del fatto che «oggi si tende a tacere, perché così si può andare d’accordo, e non si capisce, però, che il presupposto non è quello di andare d’accordo!». Lui insisteva nel dire che uno dei segni che la fede è viva è rappresentato dal fatto che essa generi fatti culturali straordinari. Ebbene proprio l’idea di una fede che è capace di diventare cultura, che è capace di essere il «meridiano che attraversa tutti i paralleli», ha sempre destato in me il desiderio di intervenire nella realtà, di agire, di operare.





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mercoledì 28 febbraio 2018

Congedo con onore: Sgarbi: “Volete cagare bene? Non usate Guttalax, usate Di Maio”







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Conversazione al fronte: Intervista a Rodolfo Casadei

Il giornalista e inviato speciale di Tempi, Rodolfo Casadei, parla della lettera che ha scritto con alcuni amici, per dare un giudizio sulle imminenti elezioni, e risponde alle domande riguardanti Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, le due realtà nate dal Family Day: il Comitato Difendiamo i Nostri Figli e il Popolo della Famiglia, l’importanza dell’unità dei cattolici. [Seconda puntata dell’inchiesta sul voto cattolico, frutto della collaborazione tra i siti Pepe, The Debater e La Baionetta]


Dottor Casadei,

So che con alcuni amici ha realizzato una sorta di “tazebao” per esprimere un giudizio sulle imminenti elezioni: ce ne può parlare, per quale motivo lo avete scritto, a chi è rivolto?

Siamo un gruppo di amici che vivono un’esperienza di approfondimento della fede e che si sono ritrovati nel carisma di don Luigi Giussani incontrato in Comunione e Liberazione. Ci siamo dati come nome il motto benedettino “Quaerere Deum”. Abbiamo maturato ed espresso pubblicamente un giudizio comune sul momento politico che vive il nostro paese e in vista delle elezioni politiche del 4 marzo. Più ancora che per i suoi contenuti, il manifesto che abbiamo scritto insieme è importante perché incarna il metodo che abbiamo imparato in Comunione e Liberazione, e che mons. Luigi Negri ha sottolineato in una delle ultime Scuole di Comunità: l’esperienza di umanità che si fa nella comunità cristiana spinge a mettere tutto in comune, quindi anche il giudizio e l’azione politica. «Tutto quello che viene sottratto al dialogo comune è sottratto a Dio e, quindi, viene gestito individualisticamente e soggettivamente». Si dialoga perché siamo certi di poter essere aiutati dalla comunità e perché desideriamo l’unità fra di noi. Sappiamo che l’unità fra noi è una dimensione fondamentale della testimonianza di Cristo che siamo chiamati a dare al mondo. Non un’unità che avviene meccanicamente, o per un’imposizione verticistica: in politica, poi, sarebbe deleterio. Quel che ci sembra sia venuto meno è la tensione all’unità, col prevalere di un criterio individualistico. La tensione all’unità, dentro a un rapporto umano serio e vivace, genera unità come esito di una storia.

Nello specifico, col volantino abbiamo voluto rischiare un giudizio sul momento storico che stiamo vivendo: ci pare che la liberaldemocrazia stia imboccando una strada che è quella totalitaria. La libertà di educazione, il diritto all’obiezione di coscienza, la libertà stessa di scegliere il linguaggio con cui vogliamo parlare e chiamare le cose sono sotto assalto da parte di chi vuole imporre conformismo e omologazione. Stiamo assistendo a un’ideologizzazione della vita privata e pubblica e contro di essa abbiamo fatto appello a credenti e non credenti che riconoscano come punto di riferimento la legge naturale, il buon diritto e il bene comune. Il bene comune non è servito da leggi di impostazione individualista ed egualitarista come quelle sulla famiglia e sulla vita che sono state approvate durante la scorsa legislatura, alle quali altre potrebbero aggiungersi nella prossima.


Quindi, accoglie e condivide la linea del Comitato Difendiamo i Nostri Figli?

Anche noi nel nostro piccolo diamo indicazione di votare per i partiti del centrodestra, anche se i loro programmi non ci soddisfano interamente e non tutto il loro personale politico appare affidabile. Ma bisogna essere realisti tenendo conto del sistema elettorale vigente. Se si disperdono i voti in altre direzioni, aumenta la probabilità che le elezioni le vinca la coalizione di centrosinistra o che si creino maggioranze trasversali per nuove leggi dirompenti sui temi bioetici. Per questo riteniamo più saggio votare centrodestra.


Dato che personalità contrarie ai e poco inclini alla difesa dei principi non negoziabili militano nei partiti Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia e cosiddetta IV gamba, e penso alla Bongiorno, alla Pascale, alla Prestigiacomo, a Lupi, i cattolici non corrono il rischio di essere poco supportati nella loro giusta lotta per fermare la deriva antropologica e secolarizzante? Oppure, c'è ancora speranza?

Consiglierei di guardare collegio per collegio chi ha probabilità di essere eletto. Certo, se mi trovassi nella situazione per la quale il mio voto determinerebbe l’elezione della Buongiorno o della Brambilla, in quel caso non voterei o annullerei la scheda. Molto dipende dal collegio nel quale si è chiamati a votare. La nostra indicazione per il centrodestra è di carattere generale.


Non la spaventa la possibilità, come fanno presagire certe mosse di Berlusconi e di Renzi, e l'attuale legge elettorale, di veder nascere un governo delle larghe intese, co-abitato dai cosiddetti centro-destra e centro-sinistra?

Sì, temo un governo di larghe intese che sarebbe caratterizzato, più che da compromessi fra centrodestra e centrosinistra, dall’influenza delle grandi banche europee, della Germania, delle burocrazie di Bruxelles, ecc. Per evitare questo possibile esito, bisogna impegnarsi per una vittoria elettorale del centrodestra che gli permetta di conquistare una maggioranza parlamentare autosufficiente.


Non si poteva scommettere sul Popolo della Famiglia, che al contrario si presenta come difensore senza mediazioni dei quei principi e valori cari a tutti gli uomini dotati di buon senso comune, cattolici e non?

Non mi ritrovo nell’operazione politica del Popolo della Famiglia per molte ragioni. La prima è la genesi del partito, nato con uno strappo violento e con una fuga in avanti rispetto al gruppo di persone che ha lavorato e sofferto per dare vita ai due Family Day del luglio 2015 e del gennaio 2016. Bisognava continuare a decidere tutti insieme, trovo umanamente sbagliato l’aver creato divisioni e contrapposizioni dentro allo stesso mondo di coloro che riconoscono il primato dei temi della famiglie e della vita. Il secondo errore è quello di essersi messi nella condizione di essere contati da parte degli avversari; fare il partito dei duri e puri vuol dire farsi contare dagli avversari, e questa non è mai una buona politica. Domani potranno dire: a non volere le adozioni per le coppie omosessuali è solo l’1, o il 3 per cento degli italiani! In terzo luogo, col sistema elettorale attuale il voto al PdF rischia di essere un voto disperso che favorisce la vittoria della sinistra, e quindi un risultato controproducente per tutti i temi che stanno a cuore al PdF. Io credo invece che bisognerebbe fare un’operazione molto diversa: bisognerebbe creare una forte componente politica improntata alla dottrina sociale della Chiesa dentro a uno dei partiti più grandi del centrodestra, o magari addirittura del centrosinistra. Bisognerebbe cioè poter condizionare dall’interno la politica e le chances di successo elettorale dei grandi partiti, perché per trattenere il nostro voto il partito adatterebbe la sua linea sui temi bioetici alle nostre richieste, per evitare il rischio della sconfitta elettorale perdendo quei voti che potrebbero essere decisivi. Con questa strategia si potrebbe contare a livello di decisioni politiche più di quanto si conta numericamente nel paese.


Secondo lei sarebbe importante che dal 5 marzo in poi, qualsiasi risultato raccolgano, il Comitato Difendiamo i Nostri Figli e il Popolo Della Famiglia provassero a riavvicinarsi? Potrebbero aiutare i cattolici a ritrovare l'unità in politica e nella cultura, arginando quella frattura venutasi a creare tra cattolici del sociale e cattolici della morale, di cui peraltro ha fatto menzione il cardinal Bassetti nella sua prima prolusione il 25 settembre scorso?

Non si può non desiderarlo. Il perdurare delle divisioni non solo fa il gioco del nemico, ma avvelena i rapporti personali fra persone che condividono la stessa antropologia e nella grande maggioranza dei casi anche la stessa fede cristiana.





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lunedì 26 febbraio 2018

Conversazione al fronte: Intervista a Mario Adinolfi: «Se vi piacciono Cirinnà ed eutanasia, votate come nel 2013. Sennò l’unica novità è il PDF»

Il presidente del PDF, Mario Adinolfi, risponde alle accuse che un certo mondo cattolico gli rivolge sul "partitino monotematico", sul "voto utile", sui suoi rapporti con il PD e con Monti, sulla spaccatura del Family Day e molto altro. E, infine, apre ad uno scenario inedito dopo le elezioni. [Prima puntata dell’inchiesta sul voto cattolico in collaborazione con Pepe e TheDebater]


Credi davvero che in Italia ci siano tante persone interessate a dire no alle unioni di due gay o all'aborto o alla possibilità di staccare la spina a chi soffre? Vale la pena fare un partito per questo?

Che ci siano è indubbio perché le abbiamo viste: siamo tutti San Tommaso, non credevamo fosse possibile e invece abbiamo visto un popolo che si è mosso in due Family Day semplicemente e solo contro la legge Cirinnà. Se siamo scesi in piazza per difendere i nostri figli e la famiglia naturale e quindi la dignità della persona, a maggior ragione difendevamo il debole offeso dall'omicidio di Stato per fame e per sete con la legge sul biotestamento. Quindi, io credo che questa domanda abbia una risposta evidente nella mobilitazione e nella radice profonda che questo paese ha di natura culturale - quella sensibilità caratteristica dell'italiano - e anche di una matrice religiosa che non possiamo negare.


Per rispondere a questa deriva basta un movimento appena nato come il Popolo della Famiglia? Può la salvezza dell’Italia venire dalla politica e per di più da un singolo partito?

Non mettetemi in bocca quello che non ho mai detto. Non credo che si salva l'Italia con il Popolo della Famiglia. Io credo che bisogna cercare di evitare il secondo tempo di un film il cui primo tempo abbiamo già visto nella scorsa legislatura. Il primo tempo - la diciassettesima legislatura appena conclusa – ha visto la nascita di leggi per minare il senso stesso di famiglia (Cirinnà), leggi che introducono l'eutanasia (biotestamento), leggi che picconano l'unità familiare (divorzio breve), leggi che introducono la cannabis terapeutica pronta a diventare cannabis ricreativa e quindi presto droga libera. Chi ritiene queste norme molto pericolose – come io credo, portatrici di una dimensione infernale - ha una sola possibilità il 4 marzo per evitare la realizzazione di questo scenario e cioè votare il Popolo della Famiglia.

Uno può ritenere che queste non siano emergenze: il 90% degli italiani sicuramente ritiene questi aspetti un elemento marginale della politica e pensa più a questioni economiche o occupazionali o ad altri temi sicuramente importantissimi, ma a mio avviso secondari rispetto al conflitto di natura antropologica che è in atto.

Però lo dico con molta chiarezza, chi invece si è battuto per la salvaguardia di questi principi non ha altra scelta che il Popolo della Famiglia, ne sono convinto. Se uno il 4 marzo va a votare per l'esistente, inevitabilmente la conseguenza sarà che avremo la stessa legislatura che si è aperta nel 2013: è una ovvietà!

Chi pensa che sia giusto cercare una discontinuità può votare il solo elemento di novità rispetto al 2013 che è la presenza sulla scheda del simbolo del Popolo della Famiglia.


Invece vari cattolici pro-vita sostengono proprio il contrario: che il voto al PDF sia inutile, se non dannoso. Se voti il PDF, infatti - dicono i sostenitori del cosiddetto “voto utile” - rischi di far vincere il Centrosinistra o il Movimento 5 Stelle, che sono un po' peggio del Centrodestra sui temi di cui sopra, lo ammetterai. Spiegaci perché hanno torto.

Non solo ammetto che il Centrodestra è come impostazione sicuramente migliore del Centrosinistra e dei 5 Stelle, ma affermo che il mio obiettivo politico è proprio mandare all'opposizione il Centrosinistra, che è il vero motore delle leggi che hanno costituito il primo tempo di cui sopra. La domanda è: come si manda all'opposizione il Partito Democratico di Matteo Renzi (così faccio nomi e cognomi)? Io ho fatto innalzare nella piazza del Family Day gli striscioni politici della manifestazione, tra cui il famoso "Renzi ci ricorderemo". Ebbene, Renzi ha completamente tradito le aspettative della piazza e io non credevo che si spingesse fino a tanto: a Porta a Porta ha detto che l'ha fatto perché ha giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo ma in realtà ha tradito sia la Costituzione che il Vangelo Dunque, ora, il mio obiettivo politico è che la Sinistra di questo paese vada all'opposizione per non fare più danni.

Ripeto, come si raggiunge questo obiettivo? Chi vota per le coalizioni prevalenti in questo momento vota per le grandi intese, perché la legge elettorale (Rosatellum) è stata scritta esattamente per rendere impossibile tecnicamente la maggioranza assoluta di una coalizione sola in un sistema tripolare: la presenza delle regioni rosse rende matematicamente impossibile una maggioranza assoluta di Centrodestra, a meno che non prenda il 70%.

Quindi chi vuole mandare la sinistra all'opposizione deve far sorgere il “cigno nero” ovvero quell'elemento che nessuno si aspetta, totalmente imprevedibile, che rompe il meccanismo delle larghe intese. E questo cigno nero si chiama Popolo della Famiglia, che se entra con decine di parlamentari (perché se supera il 3% non porta due parlamentari ma decine) crea le condizioni per una maggioranza di governo che può prescindere dal Centrosinistra.

Quindi, il voto disperso, dannoso, inutile è il voto al partito abituale, al sistema abituale, perché il sistema abituale produce effetti abituali. E infatti dal 2011 governano delle compartecipazioni fra Centrodestra e Centrosinistra.


Da diavoletto insisto: ma scusa, non basterebbe il Centrodestra da solo? In passato i cattolici nel Centrodestra sono riusciti a fermare la legge 40, i Dico, il divorzio breve. Perché non potrebbero riuscirci di nuovo nella prossima legislatura, senza il Popolo della Famiglia?

Perché bisogna anche qui avere cultura politica. La legge 40 fu un'iniziativa di Francesco Rutelli e della Margherita. Allo stesso modo, i Dico vengono abbandonati perché l’opposizione ad essi era anche dentro allo stesso governo di Sinistra che li aveva proposti: Giuseppe Fioroni, ministro del PD, e Matteo Renzi erano al Family Day. La stessa Paola Binetti protagonista della battaglia sulla legge 40 era un deputato eletto a Sinistra. Soprattutto, c'era un protagonismo determinante della Conferenza Episcopale Italiana.

Oggi devi affidarti a un'unica forza che è questo Centrodestra ambiguo, che ha come capolista in 5 circoscrizioni della Lega - la quale doveva essere la più vicina alle nostre posizioni... - una nemica esplicita del Family Day come Giulia Bongiorno, una che ha voluto orgogliosamente per se stessa la fecondazione assistita negando al figlio il padre, una che vuole la legge Scalfarotto (legge che dovremo ribattezzare nel 2018 Bongiorno-Scalfarotto).

Io mi chiedo come si possa dar credito a Silvio Berlusconi “in Francesca Pascale” (prima tessera dell'Arcigay) o a Giulia Bongiorno o peggio ancora ai traditori del Family Day – la cosiddetta “Quarta Gamba”- e affidare a questi ancora una volta la rappresentanza politica di un popolo che è stato già tradito dal Centrodestra. Perché abbiamo questa coazione a ripetere gli errori ? Ancora una volta, o sorge il cigno nero o lo schema è già scritto: il Centrodestra insieme al Centrosinistra non solo farà le larghe intese, ma, poiché sulle emergenze del paese hanno ricette opposte, si troveranno d'accordo sui nuovi diritti civili. Già ci sono partiti che si sono detti pronti a fare il baratto tra la legge sull'omofobia e l'autonomia per esempio. E una volta che quel tipo di leggi saranno varate, per il mondo Profamily e Prolife la storia della sua agibilità democratica è finita, si conclude. E allora chi vota il 4 marzo si ricordi bene che responsabilità si assume e quale rimpianto avrebbe a non approfittare di una condizione storica unica: una legge proporzionale a sbarramento bassissimo per far arrivare in Parlamento una pattuglia di parlamentari capaci di fare da presidio sui principi essenziali.


Il solito diavoletto mi suggerisce che che tu eri nel Centrosinistra col PD, poi sei andato con Monti e, perso questo treno, hai dovuto per forza crearti diciamo un posto al sole con un partitino fatto ad hoc Cosa rispondi?

Che non è vero. Non ho dovuto farlo per forza. Mi sarebbe bastato semplicemente firmare un foglio nel dicembre 2012 per candidarmi alle parlamentarie del partito e avrei vinto in carrozza perché ero di gran lunga il deputato più noto della circoscrizione regionale e oltretutto ero anche un renziano della prima ora. Insomma, potevo stare tranquillo a guadagnarmi 750.000 euro di indennità parlamentari per 5 anni e non sobbarcarmi questa infinita fatica in un mondo cattolico, per altro, dove le serpi non sono presenza irrilevante... Con Monti non sono mai stato: è una fake news, non mi sono mai iscritto a Scelta Civica. Semplicemente, come tutti i parlamentari di Centrodestra di Centrosinistra, ho votato i provvedimenti del governo Monti (ricordiamo che Berlusconi s’è votato da solo la legge Severino) e poi, avendo lasciato il PD, ho dato il mio appoggio alla cosiddetta "agenda Monti" che era il programma conseguente all'attività parlamentare che avevamo svolto.

E, comunque, se avessi firmato quel famoso foglio con cui continuavo a fare il deputato del PD, tutta questa discussione non sarebbe semplicemente esistita. Quando mi troveranno uno che per ragioni di valori, di principio, di idee rinuncia al seggio di parlamentare e sta fermo un giro allora dopo possono accusare me. Ma me ne devono ancora trovare uno.


Le serpi che citavi – amiche del diavoletto di cui sopra – hanno un po’ di dubbi sui sondaggi del PDF che tu citi. Si chiedono ad esempio da dove prendi il consenso del 2,6%, che hai rivendicato per il PDF, visto che dai sondaggi che si leggono sui vari giornali, invece, la percentuale accreditata al PDF pare essere intorno all’1%?

I sondaggi sono oroscopi: io non credo al 2,6% e non credo all'1%: le cose le decideranno gli elettori. Poi, è ancor più difficile indovinare al decimale una forza così piccola come la nostra e che sta dentro la forchetta di errore che è sempre del 1-3%. Se poi ci aggiungiamo che i sondaggi si bloccano 15 giorni prima del voto e che nelle ultime elezioni sono sempre stati sballati, capiamo che non si tratta di un dato interessante.

C’è invece un altro aspetto statistico che credo sia significativo: il “flusso in entrata” del voto al PDF, cioè “da dove” prendiamo i nostri voti, pochi o tanti che siano. Uno studio di Ixé (che collabora anche con Rai e Huffington Post) afferma che i nostri voti verranno principalmente dall'area dell'astensionismo (0,9%), dal Movimento 5 Stelle (0,5%) e dal Centrosinistra (0,3%). Poi ci sono percentuali piccole da Fratelli d'Italia (0,1%), dalla Lega (0,2%) e da Forza Italia (0,3%).


È un sondaggio commissionato dal PDF?

Sì. Volevamo capire che tipo di elettorato andare a "colpire" e quanti ci conoscevano. Così, abbiamo scoperto grazie al sondaggio che il 70% degli italiani non ci conosceva (questo il vero limite del Popolo della Famiglia), quindi abbiamo dovuto fare un lavoro molto vasto per riuscire a ridurre questo Gap di non conoscenza. Durante la campagna elettorale questo lavoro è stato compiuto: oggi ad esempio ne ho avuto un segno quando all'ennesimo viaggio alla stazione Termini un tassista mi ha indicato come “quello del Popolo della Famiglia”...


Vorrei tornare alla questione annosa dell'origine del Popolo della Famiglia: non si poteva proprio far nascere il partito in una maniera diversa, più collaborativa, soprattutto con Gandolfini (portavoce di CDNF, il comitato organizzatore del Family Day), che era un po’ il garante dell’unità del Family Day? Perché questa fuga in avanti, se c'è stata? Non si poteva in nessun modo fare un’unica “casa politica comune”?

Per fortuna l’ha spiegato Gandolfini: c'è un meraviglioso video [per chi volesse vederlo, eccolo qui - N.d.R.] in cui lo stesso Gandolfini – che forse non sa di essere ripreso - ammette candidamente che del PDF gli era stata offerta la leadership: è la verità dei fatti che tutti conoscono. Era inevitabile, dopo il tradimento dei politici ai danni del Family Day, che la piazza del Family Day si costituisse in progetto politico per difendere le proprie istanze. A Gandolfini è stato proposto di guidare questo processo – lo dice chiaramente lui stesso -, ma lui ha rifiutato perché voleva tentare la strada della trattativa lobbistica con il Centrodestra. Gli abbiamo detto che se non avesse fatto un soggetto e avesse tentato la strada lobbistica, i partiti lo avrebbero fregato, anzi umiliato, ed è andata esattamente così: infatti, l’unico risultato ottenuto è stato il quarto posto – ineleggibile - di Simone Pillon nella lista della Lega capeggiata da Giulia Bongiorno, nemico dichiarato del Family Day. Oggi, tutti i candidati politici della piazza del Circo Massimo (a parte Pillon) sono nelle liste del Popolo della Famiglia: andate a vedere, fate il fact checking di quella manifestazione se non ci credete.

Qualsiasi sia il risultato, il 4 marzo centinaia di migliaia di cattolici manifesteranno il loro consenso a una linea netta sui principi essenziali per la vita e per la famiglia. Questo sarà un enorme e storico risultato, che ci sia l'ingresso in Parlamento o meno: i Radicali sono riusciti a condizionare l'agenda della politica anche senza stare in Parlamento, ma bisogna avere una legittimazione nelle urne. Solo da qui viene la legittimazione, altrimenti ti fai presidente di un comitato che è diventato il comitato per l'elezione di Simone Pillon in Parlamento. Poca roba. Praticamente il CDNF si è auto-sciolto.


Dopo il voto sei disposto a collaborare con tutte le forze in campo, compreso il Comitato Difendiamo i Nostri Figli (CDNF) e tutti quelli con cui adesso ci si prende diciamo un po' a schiaffi prima delle elezioni?

Dopo il voto, il 5 marzo, il Popolo della Famiglia, legittimato dal voto di centinaia di migliaia di persone a essere il centro di gravità di un percorso che va sicuramente ampliato, aprirà tutte le porte a chiunque voglia collaborare.








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