«Sancho,
si
los perros ladran
es señal
de que avanzamos»,
ovvero: il Meeting e la fede cattolica
Il
IV articolo di questa rubrica, dedicato al Meeting di Rimini, ha
suscitato numerose polemiche tra i lettori del blog: la cosa era
stata da me ampiamente prevista, ed io stesso lo avevo accennato alla Redazione che gentilmente mi ospita con i miei articoli. Non
dico di essere stato un veggente, bensì avevo compreso una cosa
abbastanza semplice: parlare di CL e del suo
Moloch
per
eccellenza, ossia il
Meeting,
vuol dire sottoporsi obbligatoriamente a critiche aspre da parte di
appartenenti e simpatizzanti sia del movimento che della kermesse
riminese. Le critiche tuttavia non sono state né nel merito né
fondate – cosa che spiegherò tra poco – in quanto l’articolo
era composto per il 90% (e forse anche più) di
dati presi dal sito internet ufficiale del Meeting,
e quindi forniti dalla
Fondazione
Meeting per l’Amicizia tra i popoli:
l’unica cosa che ho pensato è stata pertanto la celebre frase
attribuita erroneamente a Cervantes riportata nel titolo: «
Sancho,
se i cani abbaiano vuol dire che stiamo camminando»
ovvero
abbiamo
parlato, siamo stati criticati.
Mi
dispiace per i tanti che hanno speso buona parte del loro tempo ad
insultare sia me che la Redazione su quanto scritto ma ritengo che le
loro parole non hanno alcun serio fondamento, come peraltro
magistralmente segnalato su Facebook da una
Penna
de
La
Baionetta.
Pian pianino spiegherò perché le critiche sono scorrette e non
veritiere ma in questo articolo ci occuperemo anche di
costruire
e non solo di
difendere
continuando ad analizzare la questione portante dell’articolo di
cui sopra: il rapporto tra il
Meeting
per l’amicizia tra i popoli
e la fede cattolica alla luce anche dell’
intervista di Giancarlo Cesana a Tempi post-Meeting (che non condivido praticamente in
nessuna cosa, e lo dico subito a scanso di equivoci).
Innanzitutto,
devo fare una premessa: il sottoscritto conosce da vicino CL in
quanto è figlio di un figlio spirituale di Giussani il quale, fedele
a quanto detto dal fondatore, ha cercato in tutti i modi di far
conoscere la realtà del
movimento
in lungo e in largo sia a Roma che nei posti in cui quotidianamente
vive e lavora. Mio padre non ha scelto di entrare nel
movimento
in un momento calmo, in quanto ha iniziato ad avere rapporti con CL
all'epoca dell’università, durante i tristemente celebri anni
’70 italiani e romani in particolare. Non vorrei aggiungere altro
volendo invece sottolineare come il sottoscritto conosce CL da quando
era nella culla, ed è cresciuto in una casa in cui si faceva
scuola
di comunità
ogni venerdì sera – e guai ad accendere la televisione quando papà
leggeva e spiegava quel librone che teneva sempre sulla sua scrivania
– e si andava a fare le vacanze a Rimini ma non al mare, bensì
al
Meeting
cui mio padre partecipò anche all'epoca della I edizione.
Un’altra
premessa da fare è che il sottoscritto deve molto a Don Giussani e
specialmente al suo libro
L’Avvenimento
Cristiano:
similmente devo molto al
Meeting
in quanto è lì che ho conosciuto personalmente Eugenio Corti, ho
apprezzato Claudio Chieffo, Antonio Socci, etc etc etc.
Poiché
le due premesse smontano buona parte degli insulti ricevuti (non
conoscete Cl, non conoscete il
Meeting,
seguite la Messa solo se trasmessa alla RAI, etc), andiamo ad
analizzare la questione portante del precedente articolo: il
Meeting,
la fede cattolica, la Messa.
Il
fatto che al
Meeting
si dica una sola Messa non lo dice il sottoscritto, bensì la
Fondazione, e il fatto che la Fondazione non riporta il dato
all'interno dei
numeri
della manifestazione
è visionabile da tutti con una semplice lettura dell’elenco
fornito: decade dunque una delle obiezioni mosse all'articolo, ossia
il fatto di non esserci informati, in quanto sono stati pubblicati dati
ufficiali. Un’altra obiezione, degna di un vero sofista, è il
fatto che Rimini è pieno di Parrocchie e che a Viserba i volontari
hanno la possibilità di una Messa ogni mattina: questa cosa è degna
di un sofista perché non si è capita la natura della critica
giacché non si contesta il fatto che a Rimini non si celebrino
Messe, bensì che il Meeting non presenti e proponga ai suoi
visitatori la
fonte
della grazia,
ossia la Santa Messa e che, contestualmente, ci si quasi vergogna di
celebrare la Messa in quanto ci si vergogna di farlo sapere a tutto
il mondo (affermare che i volontari hanno la possibilità di una loro
celebrazione è ancora più grave in quanto sembra che solo essi
abbiano bisogno del
Pane
dei pellegrini
mentre gli altri ne possono essere esenti).
Il
discorso inoltre era molto più pregno di significato e si capiva
bene nelle ultime due righe dell’articolo: non solo il
Meeting
non presenta né propone la Messa quotidiana, ma non offre neanche la
presenza fissa di sacerdoti per confessioni e direzioni spirituali
come neanche è presente, all'interno della fiera, di un luogo di
culto dove, ad esempio, poter celebrare le Ore Canoniche, recitare
l’Angelus (fino a poco tempo fa
bandiera
dei Ciellini) o poter fare l’adorazione eucaristica. In una parola:
nella fiera manca un posto dove, ordinariamente, si può incontrare
Cristo ossia meditare e rivivere – e qui parafraso volutamente le
pagine de
L’Avvenimento
Cristiano
– ciò che gli Apostoli hanno vissuto quando hanno incontrato Gesù,
lo hanno seguito, lo hanno visto morire, lo hanno visto risorto ed
ascendere al Cielo.
Al
Meeting,
dunque, manca la ragione profonda di CL:
l’avvenimento
cristiano,
l’incontro
con il Signore, la Chiesa:
dispiace dire che la manifestazione nasce fin dall'inizio zoppa e
deficitaria da questo punto di vista ma è la cruda quanto dura
realtà. E se manca la fede, abbondano solo le opere come vuole il
pelagianesimo di cui abbiamo parlato nel
I articolo di questa rubrica: ecco perché dicevamo che nel
Meeting
c’è più
Marta
che Maria, più Pelagio che Agostino.
Non si tratta di insultare nessuno bensì del presentare un’analisi
che – e lo dico con il cuore in mano grondante di sangue – è
impietosa e presenta un qualcosa di profondamente diverso da quello
che sembra. Ben prima dell’invito di Mario Monti, Renzi, Fedeli,
D’Alema, etc etc c’è infatti un problema di identità: se si è
cattolici non si può fare una copia della
festa
dell’Unità
aperta da una Messa anziché dall'esecuzione dell’
Internazionale
e
da
Bandiera
Rossa.
È
innegabile e risaputo infatti che il
Meeting
nacque per dare una risposta culturale cattolica al mondo
gramsciano-marxista e l’idea, lodevole, si scontrò ben presto con
il mondo politico-sociale-religioso-culturale dei
ruggenti
anni ‘80
in cui il comunismo sembrava dover trionfare da un momento ad un
altro complice la teologia della liberazione che appassionava e
attraeva sempre più migliaia e migliaia di fedeli e religiosi
cattolici: come per miracolo, pur tra mille difficoltà, il
Meeting
anziché morire esplose nell'attuale
kermesse
settimanale considerata il più importante evento culturale estivo
europeo. Il pubblico aumentava; lo spazio cresceva; i ricavi
entravano: la Messa, tuttavia, una era e una rimase; le confessioni
zero erano e zero sono rimaste; i sacerdoti non dovevano essere
cercati in una Cappella bensì dietro gli stand a fare propaganda a
questa o quella congregazione.
Non
sto dicendo che il
Meeting
non
abbia prodotto o non produca grazie: non sono Dio, non sia mai! Dico
tuttavia che si vede troppa natura e poco soprannaturale, troppo
Mammona (come non dimenticare gli anni in cui Lottomatica faceva
propaganda al gioco d’azzardo e contemporaneamente il movimento si
occupava di ludopatie e indebitamento da gioco?) e non il Buon Dio, relegato ad avere a disposizione in pubblico una misera oretta e
lasciando invece a cantanti, politici, economisti, calciatori e
modelle il grosso del tempo. Non si dimentichi inoltre che durante la
Messa gli stand sono sì in allestimento (ma solo se il
Meeting
apre
di domenica come un tempo altrimenti è tutto allestito) e si può
anche seguire qualche mostra o andare in libreria. Se solo un’anima
si è già salvata grazie al
Meeting
– e io penso che sia andata così – la manifestazione è da
lodare: perché, tuttavia, non provare a salvarne 100, 1000, 10000
per mezzo dei Sacramenti dispensati quotidianamente dai tanti
sacerdoti che lo vivono e/o lo visitano?
Cesana
nella sua intervista a
Tempi
nomina Cristo una sola volta e quasi di sfuggita e si giustifica
dinanzi le critiche dicendo che la prova che il
Meeting
sia buono è dato dal fatto che due Santi lo hanno visitato (Madre
Teresa e Giovanni Paolo II) cosicché, secondo Cesana, la teologia
della liberazione e il marxismo sono buoni perché Giovanni Paolo II
ha visitato il Nicaragua sandinista e la Cuba castrista. Vorrei
evitare commenti al riguardo.
I
Ciellini di vecchia data sanno che uno degli slogan preferiti del
movimento è il cateriniano
se
sarete quello che dovete essere metterete a fuoco l’Italia:
perché il
Meeting
non dovrebbe essere invece quello che è, ovvero un’opera
cattolica? Ossia: perché ci si deve vergognare di presentare nella
sua interezza il messaggio cristiano, comprensivo quindi anche della
grazia?
Se
un marziano o una persona che ignora completamente Cristo dovesse
recarsi a Rimini durante il
Meeting
capirebbe che quella è un’opera di cattolici e che solo essi
possono organizzare?