martedì 12 aprile 2016

Lettera dal fronte: Piccole note e grandi cambiamenti?

Non ho ancora letto per intero l'esortazione sinodale Amoris Laetitia promulgata dal papa alcuni giorni or sono. Ne ho letto solo alcuni stralci a dire il vero molto belli. Tralascio i cori dei servitori di corte che dicono che finalmente la Chiesa parla di Eros e Amore. Mi chiedo semplicemente se costoro abbiano fatto catechismo usando Dylan Dog...

Ma il punto non è questo.
Sul capitolo dedicato ai divorziati risposati e alle cosiddette situazioni irregolari mi limito ad osservare che piu del testo mi preoccupano alcune note ad esso correlate dove (ad una prima lettura) pare intravedersi il succo di quella che era stata la posizione su cui erano ripiegati Kasper e compagni avendo visto che la loro prima proposta ancora più esplicita non aveva trovato spazio. In questo senso anche alcuni punti della relazione finale del sinodo che citavano Familiaris Consortio monca di una sua parte fondamentale potrebbero rappresentare una conferma di quanto ho detto. 

Come ho già accennato prima leggerò l'esortazione (che non è magistero infallibile e vale la pena ricordarlo) però queste note mi ricordano i contratti che Paperon de Paperoni faceva puntualmente firmare allo sfortunatissimo nipote Paolino Paperino...il contratto in sè era ottimo peccato ci fossero le righe in piccolo che facevano sì che il povero firmatario ci rimettesse sempre...



Andrea Musso





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domenica 10 aprile 2016

Lettera dal fronte: Piccolo quesito...

Una persona si trova ad affrontare e vivere una situazione difficile. Tale situazione gli impone di fare scelte che riguarderanno il suo futuro e quello dei suoi affetti più cari.
Sa che ci sono delle norme, delle regole che gli imporrebbero di fare un determinato tipo di scelta. Ma la situazione è difficile e comporta un peso non indifferente per cui decide di chiedere consiglio a due confidenti, due amici più vecchi di lui che lo conoscono bene.
Il primo amico lo ascolta paternamente, lo lascia parlare e poi gli dice che lo capisce, che la situazione è difficile e certo gli è chiesto molto. Poi aggiunge che se è vero che c'è una regola Resta anche vero che il suo caso è piuttosto particolare, che già la situazione in sè è molto pesante per cui ci sono delle eccezioni, delle attenuanti che lo riguardano. Lo rassicura dicendo che se quella cosa è troppo grande allora non è giusto chiedergli ancora un di più e che non deve incolparsi se non riesce a rispettare quella regola perché in qualche modo, vista la sua situazione, è come se fosse giustificato.
Il secondo confidente lo ascolta con molta attenzione, lo lascia finire, lo guarda intensamente e gli dice che sì, è proprio vero che è una situazione difficile e di sofferenza. E sì è vero che c'è quella norma che sembra così stringente,così crudele e per certi versi ingiusta, ma è stata messa lì per ricordargli che c'è un bene maggiore più alto cui tendere, che quel male che lo sta ferendo non ha l'ultima parola su di lui e sulla sua vita. Gli ricorda che lui è più del suo problema e che se vorrà tendere a quel bene che sembra così irraggiungibile lui ci sarà e lo sosterrà, nelle fatiche e nelle cadute in cui potrebbe incorrere.

Ed ora il quesito per ognuno di noi: chi dei due confidenti ha cercato il vero bene di quella persona?



Andrea Musso






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