mercoledì 27 gennaio 2016

Conversazione al fronte: Unioni civili. Intervista al senatore Malan (FI). «Quelle del DDL Cirinnà sono un matrimonio sotto falso nome»

Il senatore di Forza Italia Lucio Malan
I due senatori del Pinerolese, Lucio Malan (FI) e Magda Zanoni (PD), da sempre su posizioni politiche diametralmente opposte, si sono schierati il primo contro e la seconda a favore del DDL Cirinnà sulle Unioni Civili. 
Nel pomeriggio di martedì 26 gennaio Magda Zanoni, sul suo profilo facebook, ha pubblicato quanto emerso dall’Assemblea dei Senatori PD. E cioè: «verrà votato l’intero ddl dai senatori in modo positivo anche se passeranno emendamenti che non si condividono (sui quali in alcuni casi si avrà libertà di coscienza; non si avrà libertà per quanto riguarda le pregiudiziali d’incostituzionalità – Il PD voterà compatto a favore del testo che è pienamente costituzionale; il gruppo dei senatori PD non chiederà il voto segreto (atto di responsabilità) visto che le idee di ciascun sono state chiaramente espresse in Assemblea».

Come la pensa Malan? Lo ha intervistato, per Vita Diocesana, Daniele Barale.


Senatore Malan, lei è in commissione giustizia al Senato, dove da anni è tra i pochi che lotta contro il ddl Cirinnà: perché?


Perché, essendo un matrimonio sotto falso nome, e senza la ragione del matrimonio (la procreazione) svilisce il vero matrimonio dal punto di vista ideale, ma anche da quello materiale perché toglierà ancora risorse alla famiglia, alla quale lo Stato già dà quasi nulla. Con le cosiddette “stepchild adoption”, legittima l’utero in affitto, snatura il concetto stesso di procreazione, trasforma il bambino in merce, e renderà automatica l’educazione “gender” nelle scuole, in cui si racconta che i bambini sono un “diritto” di chi si “ama”, e maschio e femmina sono intercambiabili e con tante variazioni mediane: menzogne e confusione inculcate ai bambini.

Il dibattito avviene davvero in modo “democratico” e nel rispetto del volere degli italiani, come dicono Scalfarotto, Cirinnà, Fedeli, Luxuria etc, oppure vi sono state e ancora vi sono delle forzature?

Ci sono state delle forzature regolamentari: la Costituzione e il Regolamento del Senato dicono che un provvedimento deve passare in Commissione e in Aula, mentre questo Ddl in Commissione è stato appena menzionato in meno di un minuto: non era mai accaduto. Visto che il Presidente del Senato Grasso ha manifestato più volte il suo favore alla legge, dicendo che non ci sarebbe neppure da discuterne, c’è da temere qualche altra violazione in Aula. Più ci sarà attenzione pubblica, meno questo potrà avvenire.

Se il ddl Cirinnà dovesse essere approvato, riemergeranno i ddl Scalfarotto e Fedeli?


Il ddl Cirinnà rende quasi superflui entrambi: dal momento in cui ci saranno bambini “con due papà” per legge, sarà “discriminatorio” dire che la famiglia vera è un altra e che un bambino ha diritto a un padre e una madre. L’indottrinamento in parte già avviene, e quando ci saranno i “bambini omogenitoriali” sarà molto peggio perché avranno il pretesto di “spiegare”.

La legge 40 è stata aggirata a colpi di sentenze, l’articolo 5 del ddl, che prevede la “stepchild adoption", troverà un perfetto assist per tutelare la pratica dell’utero in affitto: si esagera a pensare ciò?


No, anzi. Non c’è bisogno di altre sentenze: già oggi ci raccontano di “100mila bambini arcobaleno di Italia” (cifra esagerata ma qualcuno ce n’è). Quale sanzione hanno? Nessuna! Domani avranno anche la possibilità di privare definitivamente quei bambini della possibilità di avere una madre, o un padre.

Se si ascolta la stessa Monica Cirinnà, si scopre che è la prima a fare l’elogio di quei Paesi dove è concessa la pratica dell’utero in affitto e ad ammettere che l’articolo 5 del suo ddl tutelerà i figli nati attraverso questa pratica.

Ma certo! E con il ddl questa barbarie sarà “consacrata” per legge. Dopo 1500 anni torna lo schiavismo in Italia.

Dato che ha costi elevati ed occorre recarsi in paesi come Canada, Nepal, Stati Uniti, India, che non sono dietro l’angolo e alla portata di tutti i portafogli non è che il Cirinnà anziché tutelare fantomatici “diritti” lgbt, tutela interessi economici di alcuni ricchi, quale un certo senatore PD, che ha usufruito di quella pratica, in nome di un vero e proprio bio-business?

Proprio così. Questi militanti dei diritti se ne infischiano delle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, se ne infischiano degli omosessuali di certi paesi mussulmani che vengono impiccati o ammazzati in altri modi fantasiosi e fanno la guerra alla famiglia per difendere i “diritti” di qualche gay eccentrico che vuole un bambino.

Il 30 gennaio a Roma si terrà una nuova edizione del Family Day. È importante scendere in piazza?

È importantissima la presenza di ciascuno. Nessuno deve pensare: “Ci vadano gli altri”. Senza la manifestazione del 20 giugno scorso la norma sarebbe forse già passata. L’azione di alcuni di noi in Senato ha potuto ritardare l’iter di molti mesi, ma è solo la pressione popolare che può scacciare il pericolo.

Dalla piazza può nascere la nuova classe dirigente del futuro, responsabile e attenta ai bisogni dell’uomo, primo fra tutti la famiglia: papà, mamma e figli?

Le guide politiche, i “leader”, come si dice in un’altra lingua, se non sono fabbricati esclusivamente da un’operazione mediatica, nascono in qualche modo dal sentimento popolare. In ogni caso, questi temi sono così importanti che esprimono forza anche senza un “capo” definito.


articolo pubblicato su Vita Diocesana Pinerolese




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