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venerdì 6 luglio 2018

Radio Monte Grappa: Il riconoscimento del concepito come uno di noi










COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
Movimento per la Vita Italiano (Presidente: Marina Casini Bandini)
Federvi.P.A. (Presidente: Claudio Larocca)


Il riconoscimento del concepito come uno di noi: ecco la vera prevenzione dell’aborto e il fondamento dell’obiezione di coscienza. I CAV e il sostegno alla donna: un modello per lo Stato

Di fronte alla delibera della regione Piemonte, approvata in data 3 luglio, che sostiene la necessità di garantire il preteso “diritto” all'aborto ritenuto compromesso dal numero di obiettori, che trasforma i consultori in distributori di contraccettivi e che vuole escludere dalle strutture sanitarie gli obiettori.


Il Movimento per la Vita Italiano e
la Federazione Cav e Mpv Piemonte e Valle d'Aosta - Federvi.(P.A.)
ribadiscono che:

  1. il Ministro della Salute ha ripetutamente dimostrato: “I dati suggeriscono che […] il numero dei non obiettori risulta superiore a quello necessario a rispondere adeguatamente alle richieste di IVG, e quindi una parte dei non obiettori viene assegnata ad altri servizi […] non sembra essere il numero di obiettori di per sé a determinare eventuali criticità nell’accesso all’IVG, ma probabilmente il modo in cui le strutture sanitarie si organizzano nell’applicazione della legge 194/78” (dalla relazione ministeriale sull’applicazione della legge 194, dicembre 2017). Non è vero dunque che l’obiezione di coscienza renderebbe più difficile l’aborto in Italia;
  2. il migliore e più efficace strumento di prevenzione dell’aborto è il riconoscimento del concepito come uno di noi. Tale riconoscimento va nella direzione del progresso poiché è frutto delle moderne acquisizioni scientifiche e del modero principio di uguaglianza. L’obiezione di coscienza testimonia che la scienza riconosce nel concepito un essere umano e ciò è insopportabile per la congiura contro la vita che trasforma la pretesa di affermare il “diritto di aborto” in pretesa di togliere il diritto costituzionale alla libertà di pensiero;
  3. è necessaria un’educazione all’affettività che coinvolga e non escluda la famiglia (ancor più se si tratta di minorenni) e che miri alla promozione umana della persona e non soltanto a fornire strumenti che banalizzano la sessualità e il corpo limitandosi a ridurre il “rischio” di una gravidanza indesiderata a cui rispondere solo con l’interruzione della stessa cioè con la soppressione del nascituro;
  4. è urgente una riforma che garantisca la funzione consultoriale sulla base di quanto già scritto nell’art. 2 lettera d della legge 194/78, dove - tra gli altri compiti consultoriali - si stabilisce che essi assistono la donna in gravidanza “contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna alla interruzione della gravidanza”. Occorre dunque una riforma che per restituire ai consultori la loro vera funzione elimini ogni legame tra l’aborto ed il consultorio stesso. Rinunciare a punire non significa rinunciare a tutelare il diritto alla vita dei non nati e la maternità durante quella specialissima situazione che si chiama gravidanza;
  5. Una prevenzione seria e mirata "a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza" (L. 194 art. 5), se ben attuata anche sull'esempio e con il supporto dei Centri di aiuto alla Vita, potrebbe ridurre il numero di IVG e permetterebbe così di evitare il ricorso a mobilità o addirittura a concorsi riservati (o meglio inaccessibili ai medici obiettori) che minano il diritto all'obiezione di coscienza e il fondamentale principio di non discriminazione. Soprattutto si lavorerebbe davvero e finalmente sia a favore della donna, che spesso si sente “costretta” ad abortire per mancanza di aiuti, sia a favore del figlio tanto assente in questa delibera, quanto visibile in una semplice ecografia ostetrica.

    Al fondo della delibera piemontese infatti vi si rileva la pretesa di imporre a tutti il rifiuto dello sguardo sul più piccolo e povero tra gli esseri umani qual è il bambino prima di nascere.






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giovedì 7 giugno 2018

Radio Monte Grappa: “In viaggio per la Vita” arriva in Piemonte

A quarant’anni dalla legge italiana sull’aborto, nell’iniziativa “In viaggio per la Vita”, un camper del Movimento per la vita, dopo aver attraversato la Toscana e la Liguria, arriverà in Piemonte per ben 8 tappe dal 7 al 13 giugno, con la collaborazione di Federvi.P.A (Federazione regionale dei Centro e dei Movimenti per la Vita) e dei Centri di Aiuto alla Vita locali.

L’iniziativa del Camper “In viaggio per la Vita” è pensata per veicolare messaggi, spunti e riflessioni sulla bellezza e la dignità di ogni vita umana sin dal concepimento e sulla necessità di un più efficace sostegno alla maternità.

I volontari dei Centri di Aiuto alla vita locali inoltre forniranno notizie e materiali sulla loro attività, sul numero verde SOS VITA - 8008.13000, servizio attivo 24 ore su 24 e sul Progetto Gemma, strumenti preziosi per aiutare le mamme a superare le difficoltà di una gravidanza “difficile” o “non desiderata”.

Il tour piemontese partirà da Asti il 7 giugno in Piazza Alfieri, poi l’8 giugno sarò ad Acqui Terme in Piazza Italia, il 9 giugno a Torino con una doppia tappa, al mattino nel cortile del Santuario Maria Ausiliatrice e il pomeriggio presso il sagrato della parrocchia SS. Nome di Maria in zona Mirafiori.

Lasciata la città di Torino sosterà ancora il 10 giugno al mattino a Rivoli presso il sagrato della parrocchia Santa Maria della Stella e il pomeriggio a Savigliano per poi tornare ancora nella provincia di Torino il 13 giugno a Ciriè dove sosterà tutta la mattina in Piazza San Giovanni, prima di ripartire il pomeriggio verso il Trentino Alto Adige.


Di seguito il dettaglio del calendario:


7 GIUGNO

- ASTI (Cav Asti)

Piazza Alfieri

Dalle 9 alle 18


8 GIUGNO

- ACQUI TERME (Cav/Mpv Acqui Terme)

Piazza Italia

Dalle 8 alle 19


9 GIUGNO

- TORINO (Mpv Torino)

Santuario Maria Ausiliatrice (cortile interno)

Via Maria Ausiliatrice 32

Dalle ore 9 alle ore 13


9 GIUGNO

- TORINO (Cav Mirafiori Nord)

Via Guido reni 96/140

c/o sagrato Parr. SS. Nome di Maria

Dalle ore 17 alle ore 19


10 GIUGNO

- RIVOLI (Cav/Mpv Rivoli)

Via Piol 44

c/o sagrato Parr. Santa Maria della Stella

Dalle 9.30 alle 12.30


10 GIUGNO

- SAVIGLIANO (Cav Savigliano)

Piazza Santa Rosa

Dalle 14 alle 17


13 GIUGNO

- CIRIE' (Cav Ciriè)

Piazza San Giovanni

Dalle 9 alle 12





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mercoledì 20 dicembre 2017

Radio Monte Grappa: Centro Studi Livatino: Il ministro della Salute riconosce la lacuna nella legge dat

Confermata l’opportunità di un rinvio alle Camere da parte del Capo dello Stato


Pochi minuti fa il ministro della Salute ha risposto a una question time proposta dall’on. Alessandro Pagano, che ha posto la questione dell’applicazione della legge sulle dat agli ospedali cattolici: una questione che era stata sollevata due giorni fa dall’appello inviato al Capo dello Stato dal Centro studi Livatino, dal Comitato Difendiamo i nostri Figli e da rappresentanti di medici e di istituti sanitari cattolici.

L’on. Lorenzin ha riconosciuto l’esistenza del problema, cioè l’assenza nella legge di una norma che disciplini l’obiezione di coscienza, o che esenti dalle nuove disposizioni gli istituti sanitari cattolici.

Lo ha riconosciuto a tal punto da annunciare un suo incontro con i rappresentanti di tali istituti al fine di individuare un equilibrio fra le norme appena approvate e la tutela delle intime posizioni di coscienza dei medici e del personale sanitario.

Apprezzando la franchezza del ministro, rileviamo che l’incontro annunciato, e gli atti eventualmente seguenti - una circolare ministeriale? - non avranno mai la forza di colmare una voluta e conclamata lacuna della legge primaria. Ciò conferisce ancora più ragione all’auspicio che il Presidente della Repubblica, come chiesto dal nostro appello, rinvii con proprio messaggio al Parlamento il disegno di legge Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento per consentire che quel vulnus, apertamente ammesso dal ministro del settore, sia sanato. E per evitare un interminabile e costoso contenzioso, che sarebbe solo fonte di confusione e di danni per pazienti e medici.








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lunedì 18 dicembre 2017

giovedì 7 dicembre 2017

Radio Monte Grappa: Gandolfini e parlamentari centro destra: Legge incoraggia disposizioni suicidarie di pazienti in stato non terminale

"Il Pd avalla [istigazione al suicidio perché sfrutta la debolezza e la sofferenza. invitando
sostanzialmente il malato grave a scegliere [opzione di mettere fine alla propria vita". Massimo
Gandolfini, insieme ad un ampio fronte parlamentare, ha motivato nel dettaglio le ragioni del "No"
al ddl sul Fine Vita che sarà calendarizzato nei prossimi giorni in aula al Senato.

Il leader del Family Day, da neurochirurgo ed esperto nelle condizioni di "disturbo prolungato
di coscienza", ha spiegato che questo testamento biologico apre a forme di eutanasia omissiva
perfino per quei pazienti stabilizzati che non sono in una fase terminale della malattia,
condanna il medico ad essere il mero esecutore di volontà che egli può non condividere. ma
soprattutto introduce il concetto che idratazione e alimentazione siano terapie come le altre, che la
struttura sanitaria deve interrompere immediatamente su richiesta del malato.

In pratica sarà introdotta nell'ordinamento italiano una forma dolorosa di eutanasia passiva,
owero la morte per fame e per sete. Il personale medico non potrà scegliere in scienza e
coscienza. sarà rotto il rapporto di fiducia con il paziente. Tutto questo sarà imposto senza
nemmeno prevedere l'obiezione di coscienza per le strutture di carattere religioso che saranno
tenute a trovare medici e infermieri disposti a staccare il sondino nasogastrico.

Gandolfini ha definito altrettanto "vergognosa" la strumentalizzazione delle parole del Papa
contro l'accanimento terapeutico. adoperata dalla sinistra in campagna elettorale, in primis dal
segretario del Pd Matteo Renzi, per velocizzare l'iter della legge. Il leader del Family Day si è
rivolto quindi alla coscienza dei parlamentari, sia laici sia cattolici, invitando questi ultimi a rileggere
con onestà intellettuale le parole del Santo Padre che confermano la rigorosa condanna della
Chiesa dell'accanimento terapeutico tanto quanto di ogni deriva eutanasica a cui il ddl sulle DAT
innegabilmente apre la strada anche in Italia.

Alla conferenza hanno preso parte Marco Centinaio, capogruppo Lega Nord al Senato, e il
senatore della Lega Stefano Candiani; il deputato Fratelli d'Italia. Fabio Ram pelli: il capogruppo
al Senato di Forza Italia. Maurizio Gasparri: i parlamentari di Idea Eugenia Roccella,
Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi; il senatore di Energie per l'Italia Maurizio Sacconi e
il senatore Gian Luigi Gigli di Democrazia solidale.


Roma. 05 Dicembre 2017
Comitato Difendiamo i Nostri Figli 








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martedì 28 novembre 2017

Radio Monte Grappa: "Il Rosario sulla Costa per la Vita e la Fede"





Domenica 26 novembre, la città ligure di La Spezia si è unita, in comunione spirituale, al “Rosario sulla costa per la vita e la fede” organizzato in Irlanda. Molti fedeli spezzini si sono trovati alle 15.30, presso la Passeggiata Morin, lato Molo Italia, per Pregare con il rosario in contemporanea con oltre duecentocinquanta località di mare irlandesi. 


Il “Rosary on the Coast for Life and Faith” è una preghiera per un grande rifiorire della fede, «specialmente tra i giovani», e «per la protezione dei nostri bambini non nati, in Irlanda, nel Nord e nel Sud», scrive il sito di presentazione dell’iniziativa

www.coastalrosaryireland.ie

La preghiera si è tenuta in occasione della festa di Cristo Re, in quanto l'Irlanda fu il primo paese al mondo ad essere consacrato a Cristo Re, negli anni '40.

«La festa è estremamente importante. Riconoscere Cristo come Re ha rilevanza per la vita spirituale, sociale, culturale, legale e politica dell'Irlanda», concludono gli organizzatori.

La prossima estate, gli irlandesi saranno chiamati ad un referendum per abolire l'ottavo emendamento della Costituzione, che riconosce il divieto all’aborto tranne in caso di pericolo di vita della donna. L’articolo costituzionale fu introdotto nel 1983 e confermato con un referendum dal 63 per cento degli elettori.

Oltre ai misteri gloriosi del rosario, il programma di preghiera prevedeva la preghiera a San Michele di Papa Leone XIII, l’invocazione a Gesù Re dell’universo, la preghiera “per il bambino nel grembo”, scritta dai vescovi irlandesi, ed infine la consacrazione al Cuore immacolato di Maria, Vergine d’Irlanda.

Anche sul giornale della Diocesi di Pinerolo









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sabato 25 novembre 2017

Radio Monte Grappa: "La vostra resistenza è martirio, rugiada che feconda. I volti della persecuzione anticristiana”


È il titolo della mostra allestita e ora visitabile presso il Santuario di Santa Maria dei Miracoli e San Celso, a Milano, in Corso Italia, 37. Iniziata sabato 18, si concluderà lunedì 27 novembre. La mostra è quella presentata nel 2016 al Meeting di Rimini, a cura di Marta Petrosillo, Portavoce di Aiuto alla Chiesa che Soffre Italia.

Essa permette un viaggio nel mondo della persecuzione attraverso le storie dei protagonisti. Offre un ampio sguardo sulle sofferenze dei cristiani e sulle violazioni alla libertà religiosa in tutto il mondo. Dalla Nigeria alla Corea del Nord, passando per Iraq, Siria, Pakistan, Cina. Sono almeno 200 milioni i cristiani perseguitati per la Fede in Gesù Cristo. I copti egiziani uccisi da Isis in Libia, gli studenti trucidati a Garissa, le religiose freddate in Yemen, l’esodo forzato dei cristiani dall’Iraq. L’esposizione di ACS mette a nudo le atrocità commesse dai fondamentalismi, islamici e non, andando oltre la denuncia, dando voce a chi è perseguitato e al tempo stesso mostrando quanto fatto dalla Fondazione per aiutare materialmente e spiritualmente le vittime e permettere ai cristiani di rimanere nelle proprie terre.

In quasi 70 anni di storia Aiuto alla Chiesa che Soffre ha sempre abbinato al sostegno concreto, l’impegno di dar voce ai cristiani perseguitati. Ieri schiacciati dai regimi comunisti oltre la Cortina di Ferro, oggi a rischio genocidio in Medio Oriente, oppressi dal fondamentalismo islamico o privati della libertà religiosa da altri regimi totalitari.

Per ulteriori informazioni, si invita a consultare il sito di ACS Italia

acs.milano2@acs-italia.org

A riguardo della mostra milanese, contattare il dottor Maurizio Giammusso, responsabile di ACS Milano

sito di ACS Italia www.acs-italia.org

In qualsiasi momento si può fare un’offerta alla Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre: sosterranno le iniziative in favore dei Cristiani perseguitati.






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giovedì 16 novembre 2017

Radio Monte Grappa: Comitato torinese Difendiamo i Nostri Figli: Tu 6 tu & x questo ti amo

Il Comitato torinese Difendiamo i Nostri Figli, in relazione all'evento “Tu 6 tu & x questo ti amo. Giornata in ricordo delle vittime della transfobia”, previsto a Rivoli il 17 novembre prossimo, ricorda i numeri che emergono da una recentissima indagine dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), ente istituito presso la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri. Da gennaio di quest’anno ad oggi il numero di casi segnalati di “omo/transfobia” è di 13. Tredici persone, all'interno delle quali rientra tutta la possibile gamma di aggressioni: dall'insulto, alla discriminazione, alla violenza vera e propria.

Fatto 100 il numero dei casi di discriminazione rilevati, solo l’1% riguarda la cosidde
tta identità di genere e il 13,5% riguarda l’orientamento sessuale, mentre il 60% riguarda l’etnia e il 18% è legato a motivi di carattere religioso.

Pur essendo odioso anche un singolo caso di violenza, stiamo dunque parlando di una non emergenza, un fenomeno quasi inesistente, ma riportato con allarmismo da numerosi mezzi di informazione e da associazioni la cui principale ragione di vita sembra essere di creare un panico morale su fenomeni marginali, ma particolarmente utili per darsi una visibilità.
Nella stessa ottica va letta anche la presenza tra i relatori di tal don Franco Barbero (così lo presenta la locandina dell’evento), che don invece non è, essendo stato ridotto allo stato laicale già da san Giovanni Paolo II.

Il signor Barbero può ovviamente parlare a chi vuole di quel che vuole, ma a nostro avviso non dovrebbe abusare della buona fede dei suoi ascoltatori e indurli a confondere le sue idee con quelle della Chiesa Cattolica.

Infine ci si chiede se i cittadini del comune di Rivoli siano d’accordo con la sponsorizzazione concessa dal loro comune a un convegno su un tema che conta quasi più relatori nella serata del 17 novembre, che vittime in un anno.







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giovedì 15 giugno 2017

Radio Monte Grappa: Difendiamo i Nostri Figli - Verona: Invito al voto, ballottaggio tra Tosi e Sboarina

Carissimi amici, siamo arrivati ad un appuntamento molto importante che ancora una volta ci vedrà protagonisti attivi per la nostra città: il ballottaggio tra la compagna di Tosi e Sboarina.
Innanzitutto è importantissimo andare a votare per esprimere un voto, evitando l'astensionismo e le schede bianche, poi votare Sboarina che non è il meno peggio dato che sostiene i nostri valori e il programma della sua coalizione prevede in modo chiaro la difesa e la promozione dei principi non negoziabili. Nel caso in cui vincesse, poi tali valori potrebbero essere incarnati in persone vicine al Comitato Difendiamo i Nostri Figli come Alberto Zelger, già amico di battaglie vinte, Leonardo Ferrari, Rosario Russo.

Inoltre, non tutti sanno che lo scorso 6 Giugno, in occasione della visita a Verona di Stuart Milk (attivista statunitense per i diritti LGBT), Arcigay Verona ha organizzato un incontro con i candidati sindaco per sottoporre loro una serie di impegni qualora eletti a guidare la prossima amministrazione.

Assente il candidato sindaco Federico Sboarina, mentre ha partecipato Flavio Tosi, in rappresentanza della candidata sindaco Patrizia Bisinella.
Egli ha ricordato la sua astensione durante il voto sulla mozione 336 del 14.7.1995, sottolineando che sarebbe favorevole alla riformulazione (ma non alla cancellazione) della stessa.

Circa l'adesione dell'Amministrazione Comunale alla Rete RE.A.DY (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) si impegna ad un approfondimento.

Si è dichiarato favorevole a promuovere azioni di educazione all'affettività e di prevenzione MTS e stigma HIV.

Circa il problema rappresentato dall'associazione Arcigay del bullismo nella scuola, ritiene che rispetto alla relazione iniziale, non ci siano problematiche generali a livello educativo sulla cultura delle differenze nell'ambito scolastico.

Si è dichiarato favorevole all'istituzione e nomina concordata di un consigliere per i rapporti con la comunità LGBT e alla dedica di una via cittadina alla memoria di Harvey Milk.

Da qui ne consegue che è fondamentale, in questo momento, andare a votare il prossimo 25 giugno per Federico Sboarina.

Chi sceglierà di non andare a votare o voterà scheda bianca non potrà poi dolersi se un giorno a Verona, sotto l'amministrazione Bisinella, si terrà il gay pride, se il comune sponsorizzerà iniziative degli LGBT o aderirà alla rete READY (diritti per gli LGBT).

È palese che la scelta di votare scheda bianca, suggerita da chi al contrario dovrebbe appoggiarlo, visto che il programma del candidato Sboarina contiene temi a noi cari, nei fatti danneggia Sboarina e avvantaggia la Bisinella.


dssa Maria Carmela di Martino
Referente del comitato locale Difendiamo i Nostri Figli






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mercoledì 22 marzo 2017

Radio Monte Grappa: Solidarietà al consigliere comunale Alberto Zelger

L’Officina esprime piena solidarietà al consigliere comunale Alberto Zelger per aver espresso, e portato avanti con convinzione, i principi e i valori che lo contraddistinguono e per questo fatto oggetto di infamanti offese da parte di esponenti del governo comunale. L’imperdonabile accusa dei democratici tiranni: la bocciatura dell’ingresso nella Consulta comunale della Famiglia di un consultorio che, tra le altre, promuove consulenza per abortire.
Non volendo entrare in giudizi morali, ci preme sottolineare che la nostra Nazione, così come il Veneto e Verona, sta soffrendo un pesante inverno demografico che ogni anno fa sparire dalle culle oltre 100mila italiani. Solo a Verona, nel 2015, abbiamo perso quasi 1000 nati.

Gli stessi che nei decenni scorsi promuovevano l’aborto come conquista di civiltà ed emancipazione femminile, oggi propongono l’immissione di masse di immigrati per compensare i nostri ammanchi demografici. Mentre le donne non godono ancora di pari dignità retributiva.
Ma a questa sostituzione di popolo noi ci faremo sempre trovare pronti ed avversi!

La “piramide rovesciata” - come ha sottolineato il nostro Diego Marchiori nella lettera politica Verona n.111 - va rimessa nella giusta posizione favorendo politiche per la natalità e per la famiglia (naturale) che diano maggiori opportunità alle donne di fare carriera senza rinunciare alla maternità, ai giovani veronesi di formarsi una famiglia senza la paura di perdere il lavoro domattina, o di impazzire perché all'INPS non si trovano i moduli per il bonus bebè o, peggio, pensare all'aborto come alternativa ad una situazione di disagio economico e di incertezza del futuro.
Inoltre, proprio a ridosso della giornata mondiale dei bambini con sindrome di down, vorremmo sottolineare l’importanza che per noi riveste ogni singola persona con la sua inalienabile dignità come sancito dal nostro Manifesto dei valori e peraltro confermata dallo Statuto del Comune all’art.2.
Non serve essere cattolici per capirlo.

Tuttavia ci chiediamo: a quali principi democratici si riferisce la consigliere comunale Pavesi quando minaccia di sciogliere la Consulta della Famiglia per non aver fatto inserire chi pretende la sua “traballante cronica” maggioranza? Quale rispetto ha il Comune per le associazioni definite “oscurantiste” che a maggioranza hanno votato contro la richiesta d’ingresso di AIED? 
O a cosa auspica Elisa La Paglia quando afferma che “per ogni Zelger ci siano tante e sempre di più Antonia Pavesi”? Forse auspica una selezione eugenetica alla nascita favorendo le progressiste radicali ad un cattolico? Perché in tal caso, l’AIED potrebbe fare al caso vostro.
L’Officina è al fianco della famiglia e delle donne, ivi comprese quelle che vengono abortite.


Verona
22/03/2017







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lunedì 20 febbraio 2017

Radio Monte Grappa: Gandolfini: “Inchiesta Iene interroga sul ruolo dell’Unar. Governo intervenga!”

“Siamo indignati e offesi di fronte alla notizia del finanziamento da parte dell’UNAR di un’associazione gay che organizza serate con sesso a pagamento, così come emergerebbe dall’inchiesta del programma ‘Le Iene’ che andrà in onda questa sera. È un fatto scandaloso ma che, purtroppo, non ci coglie di sorpresa: sono anni che denunciamo come nel nostro Paese sia in atto una strategia che vuole demolire quei valori morali su cui è stata costruita la nostra civiltà, cominciando dalla famiglia naturale. Già nel 2012 venne organizzato l’ignobile tentativo di introdurre l’educazione gender nelle scuole, con libretti costati 20mila euro, e che la nostra azione ha fermato”. Afferma Massimo Gandolfini, presidente del Comitato promotore del Family day.

“Chiediamo al Governo perché l’UNAR, nato per contrastare le discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica – e ce ne sarebbe tanto di lavoro da fare! – debba ficcare il naso in temi delicatissimi come l’educazione all’affettività e alla sessualità nella scuola, tema di competenza quasi assoluta della famiglia. Esortiamo il Governo ad annullare l’accreditamento alle 29 associazioni LGBTQ, cui venne affidato il compito di scrivere la strategia educativa a favore della cosiddetta identità di genere. Siamo convinti che il caso in questione è solo la punta visibile di un sommerso ove si pratica ogni tipo di prostituzione” prosegue Gandolfini.

“È colpevole e allarmante la superficialità con la quale si maneggia il denaro pubblico, questi 55mila euro si sommano ai 20mila già assegnati ai libretti gender, quando per il sostegno alla disabilità scolastica non sono mai sufficienti i fondi assegnati” aggiunge ancora Gandolfini.

“Facciamo un grande appello alle famiglie italiane: aiutateci a difendere i vostri Figli e la bellezza della loro innocenza, da chi ha programmi ed interessi, più o meno dichiarati, che mirano a distruggerla” conclude Gandolfini.


Roma, 19 febbraio 2017
Comitato Difendiamo i Nostri Figli







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mercoledì 14 dicembre 2016

mercoledì 28 settembre 2016

Radio Monte Grappa: Giudizio su Bologna

"Il mio modo di presentare il cristianesimo
 cerca il senso e le ragioni di quel che dice.
 E non si accontenta di accettar niente,
 se non ne ha capito il senso
 e non ne ha ricercate le ragioni”.

Luigi Giussani (Dal temperamento un metodo, BUR 2002) 


Possiamo dirlo con franchezza: la giornata al Santuario della Madonna di San Luca a Bologna, lo scorso 25 settembre, è stata un avvenimento!

Un avvenimento, non per ciò che ne seguirà, perché questo rimane nelle mani di Dio, ma per l’eccezionalità di quello che abbiamo ascoltato e vissuto, per la corrispondenza che ha mostrato avere alla nostra sete di felicità e verità.

I tanti messaggi e mail di chi è tornato lieto a casa lo dimostrano senza equivoci. Eppure, quanta malevolenza aveva sollevato la sua semplice convocazione! Anatemi verso i firmatari della lettera, accuse, ostilità… sebbene pochissimi dei critici avessero veramente letto la nostra lettera di invito.

Ma cosa è accaduto di eccezionale a Bologna? Abbiamo toccato con mano che quello che abbiamo di più caro, Gesù, anche in questo tempo cupo che viviamo, è una presenza viva e misteriosamente presente, capace di con-muovere, illuminare la vita e sollecitare la libertà di ciascuno.

Viene a mente il racconto dell’Anticristo di Solovev...
“L’imperatore si rivolse ai cristiani dicendo: ‘Strani uomini... ditemi voi stessi o cristiani, abbandonati dalla maggioranza dei vostri fratelli e capi, che cosa avete di più caro nel cristianesimo?’. Allora si alzò in piedi lo Staretz Giovanni e rispose con dolcezza: ‘Grande sovrano! Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso! Lui stesso e tutto ciò che viene da Lui, giacché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità!’” (V. Solovev, Il dialogo dell’Anticristo). 
È stato inevitabile constatare – con dolore – quel sentirsi abbandonati, anzitutto da chi avrebbe un compito di guida; abbiamo toccato con mano, ancora una volta, l’attuale situazione del Movimento, con una conduzione che ha abbandonato il metodo di don Giussani, che dimentica o rinnega la storia e cerca supporto nel potere mondano, abbracciandone la mentalità. E poi il dramma di una vita che si spegne perfino con la scomparsa di intere comunità.

Ma a Bologna abbiamo sperimentato, anche e soprattutto, una Presenza che non ci abbandona e che ha utilizzato la libertà e semplicità di alcuni per raggiungerci e chiamarci ancora uno per uno eppure insieme!

Adesso questa comune vocazione, questo riconoscerci compagni di strada, urge in noi la coscienza di una appartenenza reciproca. Ed è illuminante rileggere i primissimi albori del Movimento come li descrive Giussani:
“Iniziando il movimento, il primo giocato ero io. Per cui, quando affrontai i primi tre ragazzi in strada dopo la prima ora di scuola, dopo il primo giorno di insegnamento al liceo Berchet, andai a casa tutto preoccupato di me stesso: con quale responsabilità, con quale autocoscienza, con quale implicazione di me dovevo rispondere e corrispondere a quello che incominciavo ad intuire parlando loro! Capivo che non potevo rivederli il giorno dopo senza prendere posizione di fronte a questa dilatazione della questione: io appartenevo a quei tre ragazzi; appartenevo non a loro, ma all'unità con essi.” 
Ciò che ci tiene insieme, che fa – per Grazia - unità fra noi, è Colui che insieme ci ha chiamati: “Quello che abbiamo di più caro è Cristo stesso e tutto ciò che viene da Lui”.

È la sua presenza, mendicata nella preghiera e nella memoria e che prosegue dentro i volti di una storia sempre nuova, la cui strada non è decisa da noi, ma è nel disegno misterioso di un Altro.

Quella che mendichiamo è la Presenza di Cristo che dice a ogni uomo e a ciascuno di noi: “Donna, uomo, ragazzo, ragazza non piangere perché Io sono con voi, presente e vivo!” Di questa Presenza, che giudica la realtà, tutta la realtà, anche quella del Movimento, come del mondo intero, siamo chiamati a dare testimonianza, a tutti, ovunque ci capita di vivere. 

Anche se l’originalità di una presenza e di un giudizio inevitabilmente creano divisione: “Pour se poser, il s’oppose”. Ovunque e senza timore: la libertà in azione è scomoda e divide, ma anche stupisce e affascina. 

Nella lotta della vita vogliamo aiutarci a non smarrire lo scopo e a farci compagnia a tutti, con semplicità e autenticità, senza censurare nulla e senza sentire nessuno come estraneo. 

La testimonianza reciproca è la forma più efficace della carità. 


Lele Tiscar 
Antonio Socci 
Marco Paglialunga 
Giampaolo Cerri






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domenica 4 settembre 2016

Radio Monte Grappa: Lettera agli Amici

Coloro che hanno scritto questa lettera stanno cercando, con le unghie e con i denti, di restare insieme ed attaccati ad una realtà che non vedono più (è lodevole come cosa), ora bisogna vedere se "la cl" tenterà di staccarseli di dosso perché fanno troppo male o se allungherà una mano per aiutarli.
Caro amico,

chi ti scrive è un gruppo di persone che ha avuto la grazia di incontrare don Giussani e i suoi collaboratori più stretti e che, da questo incontro, ha avuto la vita cambiata, come molto probabilmente sarà accaduto anche a te.

Riteniamo che don Giussani rappresenti un dono alla Chiesa di valore inestimabile, oggi ancora più attuale, incontrabile attraverso i suoi scritti, che narrano un’esperienza accaduta, tramite coloro che hanno vissuto a più stretto contatto con lui, e quanti sono fedeli al suo metodo. Ma soprattutto riteniamo che rappresenti, per noi, ogni giorno, una sorgente di fede e vita nuova della quale non possiamo fare a meno per il gusto della vita, per un’adesione ragionevole e libera a Gesù, e perché la Sua Chiesa sia presente tra gli uomini.

È in virtù di questa esperienza di corrispondenza che sentiamo tutta la responsabilità di essere un’“avanguardia della missione”, di quello che don Giussani stesso ha definito essere Movimento: «Uno che ha una fede anche in modo semplicemente implicito non può non conservare la fiducia nell’umano; deve perciò preoccuparsi della gente che lo circonda e diventare presenza per chiunque gli stia vicino; e, innanzitutto, per il marito, la moglie, i figli, gli amici di scuola, i compagni d’università e di lavoro.» (il senso della nascita, dialogo tra Giovanni Testori e Luigi Giussani, Edit 1980). Quindi per il mondo intero.

Proprio perché fragili peccatori, noi vogliamo aderire a questo Ideale Vivente che non siamo ancora e offrire a ciascun compagno di strada la possibilità di incontrare Gesù vivo e presente tra i suoi, attraverso le tre dimensioni della cultura, della carità e della missione, in una «comunione vissuta, come dimensione ed esigenza fondamentale della persona, che rende quotidiana la memoria dell’avvenimento di Cristo, trasfigurando l’esistenza fino a incidere, secondo tempi e modi adeguati, sull’intera società.» (art. 2 dello statuto della fraternità di comunione e liberazione)

In ragione di questo sentire, vediamo con preoccupazione e non ci riconosciamo in quella riduzione intimistica e tutta emozionale che viene proposta recentemente dai responsabili di CL come ripresa delle origini del movimento.

Non condividiamo la loro spasmodica ricerca del consenso dei media, «come certa teologia post-conciliare (...) volontariamente cortigiana e serva della mentalità egemone. E non si accorgono che quel laicismo che mette loro tanta soggezione e bisogno di riverirlo, è in agonia, assieme a tutta la modernità nata dall’illuminismo settecentesco...» (Luigi Giussani a Vittorio Messori in inchiesta sul cristianesimo, Mondadori, 2003). Ricerca di consenso del mondo che va a scapito di una presenza concreta e visibile negli ambienti con un giudizio originale e incontrabile da tutti.

Non accettiamo che la nostra storia sia ridotta a una lettura superficiale che la squalifica e la degrada a ricerca “di briciole di potere” o di egemonia.

Rifiutiamo la contrapposizione tra militanza e testimonianza, quasi fossimo stati un partito, perché, al contrario, la massima espansione missionaria del Movimento è avvenuta proprio nel periodo della presunta militanza, mentre gli ultimi anni, quelli della presunta testimonianza, segnano una drammatica sparizione del Movimento dal mondo giovanile, e dagli ambienti, con un’emorragia dolorosa di persone.

Non abbiamo certo bisogno di un nemico per sapere chi siamo e a Chi apparteniamo, ma sappiamo bene quanto il nemico della presenza di Cristo nel mondo operi «nei padroni della cultura, che hanno ancora il dominio delle menti e delle coscienze e che hanno prodotto l’opera di scristianizzazione avvenuta in questo dopoguerra.» (Augusto del Noce al Meeting del 1989).

Non vogliamo neppure che l’esperienza generata dal servo di Dio Luigi Giussani sia lo spunto per la riedizione di una “scelta religiosa” che produsse e che produce oggi una fede disincarnata e ridotta a opinione, quando, invece, «“L’uomo spirituale, cioè l’uomo che ha accolto il vero, giudica tutto e non è giudicato da nessuno” (S.Paolo). E allora uno ha voglia, come lui diceva di ‘menar le mani’, cioè di prendere rapporto con tutto per confermarsi e verificare la propria posizione, per rendere più vera la propria posizione, cioè per dilatare la propria dimora e per affrontare la menzogna, là dove c’è. Questa è la fede che diventa sfida al mondo: “Questa è la vittoria che vince il mondo, la fede” (1 Gv 5,4).»(Luigi Giussani, certi di alcune grandi cose. 1979-1981, BUR, 2007).

Da queste ragioni è sorto il desiderio di verità che ci ha fatto riconoscere in un comune sentire e che ci muove a essere testimoni dinanzi al mondo intero della bellezza dell’appartenenza a questa storia che Dio ha voluto donare alla Chiesa. Ci vogliamo incontrare per ri-conoscerci con tutti coloro che hanno la nostra stessa esigenza di vivere integralmente la sequela del carisma di don Giussani e che hanno a cuore la verità della propria esperienza personale e comunitaria.

L’incontro vuole essere un inizio, se e come Dio vorrà, di un rapporto stabile di aiuto concreto a seguire il carisma nelle circostanze in cui ci troviamo, rapporto di cui decideremo liberamente assieme le dovute forme. Un caro saluto.


Mauro Aluigi (Rimini),
Giuseppe Argelli (Rimini),
Leonardo Bisica (Milano),
Massimo Buonocore (Sorrento),
Giorgio Canu (Sassari),
Giampaolo Cerri (Como),
Isabella Elli (Altopascio, Lucca),
Maria E.Frontali (Faenza),
Alessandra Galimberti (Milano),
Alessandra Gianni (Siena),
Giancarlo Guasco (Torino),
Paola Iannetti (Como),
Annagrazia Internò (Como),
Gerardo Luciano (Lucca),
Fabio Luti (Rimini),
Marco Masè (Verona),
Matteo Montevecchi (Rimini),
Assuntina Morresi (Perugia),
Marco Paglialunga (Siena),
Benedetta Pari (Bologna),
Jacopo Parravicini (Milano),
Matteo Poggiali (Milano),
Paolo Preti (Milano),
Pasquino Ricci (Arezzo),
Fabio Scaffardi (Firenze),
Alessandro Sandroni (Pesaro),
Matteo Sanvito (Milano),
Massimo Sanvito (Biassono, Monza),
Silvana Sironi (Milano),
Antonio Socci (Siena),
Lele Tiscar (Como),
Michele Trotta (Civitavecchia),
Daniele Zaia (S. Paolo, Asti)


di Comunione e Liberazione







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giovedì 14 luglio 2016

Radio Monte Grappa: Il Popolo Della Famiglia manifesterà con un bavaglio alla bocca contro la censura verso la parola “famiglia”

La nuova giunta di Torino ha annunciato di voler cancellare il termine “famiglia” da tutti gli atti ufficiali (e di sostituirla con il non meglio specificato “famiglie”): il Popolo della Famiglia, in segno di protesta contro quest’arbitraria manomissione della realtà e del linguaggio, manifesterà il 16 luglio con un sit-in silenzioso e con un bavaglio alla bocca, in difesa della famiglia, della Costituzione e della persona dalla prepotenza dello Stato:

• in difesa della famiglia, l’unica realtà in cui ogni essere umano è generato alla vita e che non può essere confusa con nessun’altra forma di aggregazione;

• in difesa della Costituzione, che all'articolo 29 afferma: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”;

• in difesa della persona dalla prepotenza dello Stato, il quale non può riscrivere le coordinate fondamentali della natura umana, ma soltanto riconoscerle e rispettarle.

Invitiamo tutti i cittadini che hanno a cuore la bellezza e l’unicità della famiglia a non trascurare questa ferita istituzionale inferta a Torino: cancellare la parola “famiglia” dal linguaggio ufficiale di una città rappresenta il primo passo per eliminarla poi anche in altre città e poi nelle leggi dello Stato e infine nell'intera società italiana. Se si accetta passivamente questo, come ci si potrà opporre poi ai passi successivi? Non ha senso parlare di “famiglie”: la famiglia - come la persona - o è una o non è; o è quella dove la persona nasce o è puro arbitrio del potere. Ribadiamo quindi l’invito a manifestare sabato 16 luglio alle 15 in piazza Palazzo di Città davanti al Comune, con un sit-in silenzioso e sventolando la Costituzione, perché “di famiglia ce n’è una sola”.


Il Popolo della Famiglia di Torino







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giovedì 7 luglio 2016

Radio Monte Grappa: Assessore-ombra Gianluca Segre: «Assessorato alle famiglie? Esclude, non include»

L’Assessore-ombra alla Famiglia e all'Istruzione Gianluca Segre, componente della Giunta-ombra lanciata insieme a Maurizio Marrone per la Città di Torino, interviene sull'annuncio della Giunta Appendino di modificare la dicitura dell’Assessorato comunale alle politiche per la famiglia: «Non pretenda di rappresentarci chi non si sente rappresentato dall’art. 29 della Costituzione.

Il primo atto della nuova amministrazione Cinque Stelle? L’assessorato “alle famiglie”.Con un inizio così fazioso, si può essere Sindaca per tutti?

Il neo assessore Marco Giusta dichiara: “Non è una questione nominalistica, ma un cambio di approccio che consente di dare un nome alle cose, a quelle realtà che già esistono e che non trovano un riconoscimento nemmeno nel linguaggio”.

Insomma, sembra che per Giusta il nostro ordinamento costituzionale sia un ferrovecchio. La Costituzione parla di famiglia al singolare, art. 29. Ciò ha obbligato il governo Renzi a riferirsi alle “specifiche formazioni sociali” per far approvare le unioni civili – che non costituiscono una famiglia, malgrado i propositi “egualitari” dei proponenti.

“Nella famiglia non c’è nulla di naturale”, ripete Giusta con la sociologa Saraceno; non è altro che uno “stereotipo”, come sostiene la Cirinnà. Non dovrebbe occuparsi di famiglia chi dice che essa non ha nulla di naturale. La nuova amministrazione torinese, ampiamente in linea con la precedente, nasce quindi vecchia: è già allineata al pensiero unico.

Il domani ci appartiene! Così declamano i manifesti del Gay Pride. Certo, i bambini sono il nostro presente e il nostro futuro; ma fino a prova contraria hanno dei diritti, il più elementare è quello di una mamma e di un papà. I bambini nascono da un uomo e da una donna, non da altro! Chiediamolo anche al milione di persone, papà, mamme e bambini, scese in piazza per due Family day a Roma.

Ci opponiamo fermamente alla palese deriva ideologica della giunta Appendino»


Gianluca Segre 

Assessore-ombra alla Famiglia e all'Istruzione – Città di Torino 


Comunicato del 6 luglio 2016







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domenica 12 giugno 2016

Radio Monte Grappa: Alleanza Cattolica: NO al prossimo referendum sulle riforme costituzionali

Care amiche, cari amici

In tesi, di una carta costituzionale si potrebbe fare a meno. Come scriveva Joseph de Maistre, le vere costituzioni non sono scritte, ma stanno nel cuore degli uomini e nel senso comune che li unisce in una storia, facendoli diventare un popolo.
Ma dal 1789 non è così perché la divisione è penetrata dentro i popoli europei, spezzando la loro comunione. E allora servono delle costituzioni che sono il frutto di accordi fra le diverse famiglie ideologiche che sono sorte e si sono combattute nelle nazioni europee.
La nostra Carta Costituzionale nasce nel 1947 all'interno di una Assemblea costituente dove si scontrano forze ideologiche e politiche che oggi non esistono più. In questo senso meriterebbe certamente un aggiornamento.
Tuttavia l'aggiornamento previsto dalla riforma del governo Renzi e che sarà sottoposto a referendum confermativo nel prossimo ottobre va contro il buon senso.
La Costituzione del 1948 garantiva e proteggeva i corpi intermedi, in primis la famiglia, e cercava in molti modi di creare delle forme di equilibrio fra i poteri che impedissero il ripetersi di esperienze autoritarie. Per questo il potere esecutivo viene equilibrato dalla presenza di due Camere aventi eguali poteri e competenze, di diversi corpi intermedi, di un iter legislativo ponderato, forse fin troppo. Ma il senso era e rimane quello di impedire che troppo potere si concentri nelle mani di un uomo solo, come era avvenuto a partire dal 1925.
Oggi il governo Renzi va nella direzione contraria. Ha promosso una riforma a colpi di maggioranza, imponendola allo stesso suo partito. Abolite le province e il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, ridotto il Senato a un luogo di passaggio per consiglieri regionali e sindaci senza poteri, il governo accompagna la riforma a una legge elettorale, l'Italicum, che attribuisce al partito che vincesse le elezioni un premio di maggioranza del 55% dei seggi nella Camera dei deputati.
Un uomo solo al comando di un solo partito e di una sola Camera.
Quindi non si tratta di dire che la Costituzione è la più bella del mondo, ma di impedirne una riforma che concentrerebbe troppo potere nella mani di un solo uomo. Come hanno spiegato i relatori a un seminario organizzato a Roma del Centro studi Livatino venerdì 10 giugno (il Presidente emerito della Corte costituzionale Riccardo Chieppa, il prof. Felice Ancora, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico dell'Università di Cagliari e il prof. Filippo Vari, ordinario di Diritto costituzionale dell'Università europea di Roma, presentati dal vice presidente Alfredo Mantovano), si tratta di opporsi a una contrazione della democrazia e delle libertà in conseguenza di un aumento ingiustificabile del potere esecutivo.

Alleanza Cattolica darà così indicazione di votare no a questa riforma che minaccia la libertà della società di fronte al potere del governo. E questo indipendentemente da chi governi, perché è la dottrina sociale della Chiesa a insegnare il dovere di proteggere e promuovere i corpi intermedi che il Presidente del consiglio vorrebbe invece "disentermediare", come ha dichiarato lui stesso. Voterà no perché giudica negativamente ogni forma di concentrazione del potere in una sola persona. Voterà no anche perché ricorda l'arroganza con cui il capo del governo ha imposto al parlamento e agli italiani le legge sulle unioni civili, già a Costituzione invariata: modello di ciò che accadrà con le nuove norme.

Tuttavia il referendum non è l'ultima battaglia. Se vincesse il no si aprirebbero scenari politici importanti, ma non cambierebbe la crisi morale e demografica, prima che politica, in cui si trova il nostro Paese. Se vincesse il sì non smetteremo di difendere famiglia e vita di fronte al potere arrogante che cercherà di legalizzare le droghe e l'eutanasia.
In ogni caso non bisogna lasciarsi prendere né dallo scoraggiamento né dall'illusione che si possa facilmente fermare lo tsunami che sta uccidendo l'Occidente. Il mondo storico nel quale viviamo si sta spegnendo, ma muore un mondo, non il mondo. E uno nuovo sta cominciando a vedere la luce.


Marco Invernizzi





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venerdì 3 giugno 2016

Radio Monte Grappa: Si alla famiglia, no al referendum del governo Renzi

La famiglia è il primo corpo intermedio fra la persona e lo Stato. Proteggiamo i corpi intermedi.
Oggi la libertà della famiglia e dei corpi intermedi è in grave pericolo di fronte alla svolta autoritaria e centralista prevista dalla riforma della Costituzione voluta dal governo di Renzi e sottoposta a referendum nel prossimo ottobre.

La Costituzione italiana nasce nel secondo dopoguerra dopo il ventennio della dittatura fascista e prevede un bilanciamento dei poteri per impedire l’affermarsi di un esecutivo che possa mettere a rischio le libertà dei corpi sociali.

È una Costituzione che si fonda sul pluralismo dei partiti, che prevede e protegge i corpi intermedi, che scoraggia la concentrazione dei poteri in un solo partito e tanto meno in una sola persona. Non è il Decalogo, e probabilmente non rispecchia più la realtà del nostro tempo dopo la fine delle ideologie, non esistendo più nemmeno uno dei partiti che l’hanno scritta nell'Assemblea costituente. Tuttavia garantisce la centralità della famiglia, un certo equilibrio dei poteri e il rispetto delle libertà fondamentali. Davvero possiamo privarcene così incoscientemente?
La riforma prevista dal governo Renzi non è il frutto di un dibattito che ha coinvolto il Paese, ma si tratta del progetto di un governo non eletto che vuole attribuire troppi poteri a un uomo solo al comando, in nome della governabilità, della semplificazione e della presunta riduzione dei costi della politica.

Una riforma contro le libertà 
La riforma prevede l’eliminazione del bicameralismo con la riduzione del Senato a semplice rappresentanza degli interessi regionali, senza alcun potere legislativo. Le leggi di iniziativa del Governo potranno così essere approvate in 70 giorni, tramite una sola Camera, dove grazie al nuovo sistema elettorale (l’Italicum) il partito che avrà vinto le elezioni disporrà di una maggioranza schiacciante, che gli permetterà di fare passare senza alcuna opposizione qualsiasi legge. Inoltre, tutti i candidati capilista nelle circoscrizioni (100) saranno scelti dal segretario del partito di appartenenza, spostando così il potere dagli organi istituzionali alle mani del segretario-premier.
Con questo sistema un partito che avesse anche solo il 25% dei suffragi – vincendo il ballottaggio e contando sul cronico astensionismo – potrebbe diventare padrone del Parlamento, nominare 1/3 dei giudici della Corte Costituzionale, 1/3 dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura, il presidente e l’amministratore della RAI, i vertici delle Forze Armate e delle Aziende controllate dallo Stato (Poste, Ferrovie etc…).

L’imposizione delle unioni civili
Vi ricordate la legge sulle unioni civili, imposta dal governo Renzi senza discussione parlamentare in nessuna delle due sedi del Parlamento, col voto di fiducia imposto per due volte dal governo dopo che il premier aveva negato che lo avrebbe mai usato per una legge così divisiva? Che cosa accadrà dei temi sensibili inerenti al diritto alla vita o al diritto dei genitori di fare educare i propri figli nella scuola che desiderano, senza per questo dovere pagare di più? In quanti giorni verrà approvata una
legge sull'eutanasia? E il gender nelle scuole come e da chi potrà essere contrastato in una Camera di deputati al servizio del premier? E se le adozioni da parte di coppie gay venissero imposte con un decreto, chi e come riuscirà a denunciare e organizzare una qualche opposizione parlamentare? Che cosa potrà accadere ai principi che sono le fondamenta delle istituzioni democratiche e delle libertà fondamentali?
La riforma prevede l’abolizione delle province, ma i poteri di queste amministrazioni verrebbero attribuiti ad altri enti superiori, concentrando ulteriormente il potere in poche realtà istituzionali, e garantendo un modestissimo risparmio economico soltanto sulla lunga distanza.
La riforma prevede anche la restituzione allo Stato di alcuni poteri che con la riforma del titolo V della Costituzione del 2001 erano stati trasferiti alle Regioni, ponendo fine così a quei piccoli provvedimenti federalisti introdotti dai governi negli ultimi vent'anni.
Insomma, siamo di fronte a una svolta autoritaria e statalista: un uomo solo al comando, un partito che può governare la nazione pur rappresentando una modesta minoranza degli italiani grazie a un sistema elettorale pericoloso, una sola Camera per rendere veloce l’iter delle leggi.






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lunedì 16 maggio 2016

Radio Monte Grappa: A reti unificate: "Sì alla famiglia - NO alle unioni civili"

Quando è in pericolo la vita, la famiglia, la libertà, l’educazione, la religione, il bene comune la piattaforma A reti unificate (http://www.retiunificate.it/) chiama a raccolta chi tra i media vuole intervenire nel dibattito per incoraggiare, spronare, denunciare, avvertire e far riflettere i lettori al fine di innescare nell'opinione pubblica una sana reazione a catena. È una piattaforma che rappresenta una aggregazione libera di testate e siti che contano così di dare più forza e incisività alle proprie ragioni.
La prima uscita di A reti unificate mette sotto la lente di ingrandimento il disegno di legge sulle unioni civili. 
da domani pubblicheranno in contemporanea contributi e riflessioni di diversi autori per evidenziare contraddizioni ed aspetti iniqui di una legge che mina alla radice l’istituto del matrimonio e non farà il bene dei bambini. Queste il calendario degli articoli:
  • Venerdì 13 maggio: Paolo Panucci, Avvocato, Consigliere Unione Giuristi Cattolici Italiani.
    Cirinnà, un’unione poco civile
  • Lunedì 16 maggio: Stephan Kampowski, Professore ordinario di Antropologia Filosofica presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia.
    Il matrimonio: un affare soltanto privato?
  • Mercoledì 18 maggio: Tommaso Scandroglio, Docente di Etica e bioetica presso l’Università Europea di Roma.
    Da oggi l’omosessualità è un bene giuridico
  • Venerdì 20 maggio: Stefano Fontana, Direttore dell'Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa.
    Le Unioni civili stringono all’angolo la libertà religiosa
  • Lunedì 23 maggio: Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta.
    Dopo la Cirinnà. Che fare?






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