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venerdì 29 settembre 2017

Cappellano militare: Il custode di casa

Quando ti accorgi di non avere le chiavi, subito senti l'angoscia dell'uscio di casa, chiuso davanti al tuo inarrestabile desiderio. Ma poi arrivi e trovi la porta aperta, perché qualcuno dentro si è accorto (anche prima di te) di una chiave assente e di un desiderio incontenibile: solo chi custodisce la casa sa trasformare con la sua amorevolezza i passi dispersi in cammino compiuto.

Anche il Cielo, che è la vera Casa, ha chi apre la porta alla povertà delle tue tasche e alla smisuratezza del tuo cuore.

Ora, riesci a pensare qualcosa di più grande di questo?


Don Carlo Pizzocaro






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lunedì 25 settembre 2017

Cappellano militare: Il fuoco di casa negli occhi

Suona il telefono.

Un amico, uno di quelli con la "A" maiuscola, uno di quelli che neanche la storia riesce a separare, un amico di quelli che sai che sarebbe meglio chiamare "fratelli". Io prete cattolico, lui ateo convinto fin dalla prima lezione di filosofia (materia in cui si è laureato). Rispondo, perché a lui non posso non rispondere.

«Ciao Ca, tutto bene?».

Strana la frase di circostanza. «Che sarà successo?», mi chiedo. Il tono poi era serio, non quel linguaggio eternamente giovane e leggero che sentivo e mantenevo tutte le volte che uscivamo. Perché io ero felice di uscire con lui, ma vivevo nella preoccupazione di non dover forzare il suo ateismo con il mio Cattolicesimo.

«L'ho conosciuto!»

«Chi?»

«LUI»

«Lui chi?»

«Dio»

Silenzio.

«Ma come...?»

«Quest'estate mi sono rivisto con N. (comune amico, uno di quelli che sembrano sempre inconcludenti nella vita) e lui mi ha portato all'adorazione. Sono andato scettico, sono uscito turbato e la settimana dopo ci sono tornato cattolico».

Rimango in silenzio. Anche io sono uscito con il mio amico, con il mio fratello, quest'estate. Avevo una gioia: ero giovedì, ma non c'era l'adorazione in parrocchia. Non avrei saputo gestire le due cose insieme, invece era così semplice: dovevo uscire verso di lui, lontano, e portarlo dentro, vicino a LUI.

Perché la Chiesa può anche uscire, ma se poi lascia la gente fuori dimenticandosi di portarla dentro, allora non serve a nulla. Quando esci serve il fuoco di casa negli occhi, serve la passione per la Sua vigna per risvegliare gli oziosi che, lo sanno, non desiderano una vita per strada ma vogliono vivere per il Padrone. Una Chiesa che esce per dire a chi sta in piazza che comunque va bene così, non è apostolica ma codarda, non è madre ma zingara.

Alla fine della telefonata mi è scesa una lacrima. Io che sono il suo amico e ministro di questa Sposa stupenda, proprio io sono stato il codardo che ha mutato tante occasioni di missione in vergognosa fuga.


Don Carlo Pizzocaro






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giovedì 21 settembre 2017

Cappellano militare: Questi è di Cristo

Chi si ritrova continuamente circondato da quelli che nessuno vuole, chi si riduce ad essere l'unica strada per chi a parer di tutti è un perduto, chi è banchetto per chi non sarà mai invitato, chi è novità di perdono per i giustiziati dal proprio (e altrui) peccato, questi è di Cristo.

Ci sono umane brutture che ospitano divina Bellezza: il malato è la prova della mia fedeltà al Vangelo.


Don Carlo Pizzocaro






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martedì 12 settembre 2017

Cappellano militare: Istruzioni per essere Chiesa

Anzitutto serve la notte, quella in cui gli uomini dormono e l'unica parola che si ode è il vigile custodire del Pastore.

Solo dopo questa resa alla notte del protagonismo di un Altro entriamo in scena noi, guidati da tre regole: un Solo fuoco prospettico («chiamò a Sé»), essere "uno" tra di noi («ne scelse», cioè "ne fece Chiesa"), non stare ma andare («diede il nome di apostoli», cioè "mandati").

E mi raccomando: tra questi quattro elementi non c'è proprietà commutativa, perché in ogni cammino si inizia dal primo passo.


Don Carlo Pizzocaro






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sabato 9 settembre 2017

Cappellano militare: L'epifania di Dio

Se provo a seguire le tracce che Dio lascia nella storia e nella mia storia, trovo solamente cammini che corrono decisamente ora verso questo fratello, ora verso quell'altro.

L'epifania di Dio è l'amore incommensurabile per l'uomo.

Allora mi chiedo: ma in nome di quale Dio mi ritrovo tanto spesso ad allontanarmi dal fratello?


Don Carlo Pizzocaro






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martedì 5 settembre 2017

Cappellano militare: La Sua Parola

La Sua Parola è una Parola che scende così a fondo da fare spazio, fino a liberarmi da ciò che mi possiede.

È esorcismo, cioè recisione di un legame cui, senza accorgermi, ho dato il permesso di asfissiarmi il cuore.

È esodo, cioè strada che sa dare ai passi desertici il profumo della terra feconda.

Questa è autorità: non è attirare, ma condurre.


Don Carlo Pizzocaro






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lunedì 4 settembre 2017

Cappellano militare: Povero me, tiepido codardo

Non riesco a non sentire puzza di sepolcro, olezzo di carne putrefatta.

Pensavo fossero solo brevi istanti, poche parole, invisibili gesti che trattenevo sotto il giogo della mia volontà, giorno dopo giorno. Ed ora ecco qui: una cancrena. Perché ogni istante, ogni parola, ogni gesto per il quale ho voluto essere io salvezza, è già morto.

Nessuno di noi è salvatore, tutti siamo carne salvata se lo vogliamo. E quando questa carne, fatta di infiniti frammenti e trattenuta dalle mani avide dell'orgoglio e della superbia, è la mia, allora sono suicida; se è di un altro, allora sono carnefice. Quanta carne mia e di altri non ho lasciato salvare, solo perché avevo paura di perderla! Così è perduta quella carne, quella storia per la quale non sono nemmeno entrato in guerra per tenermela.

Beato Pietro, che ha il coraggio di dirGLI «Non ci sto!», beato Pietro che affronta il Cristo faccia a faccia, pronto ancora una volta a rimanere sconfitto per perdersi nel Suo sguardo! Povero me, tiepido codardo, che semplicemente LO lascio passare davanti a me su una strada che non voglio percorrere.

Povero me, che lascio la mia carne marcire all'ombra delle false sicurezze, invece di infiammarla al Sole dell'avventura della Vita.


Don Carlo Pizzocaro






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martedì 29 agosto 2017

Cappellano militare: Il peccato

Il peccato è una tristezza voraginosa.

È triste lo sguardo incestuoso che perde diottrie di amorevolezza ogni volta che dimentica la persona dietro la concupiscenza del suo muoversi sensuale.

È triste lo sguardo corrotto che perde diottrie di giustizia ogni volta che dimentica la persona dietro la fame della sua accondiscendenza politica.

Chi vede l'altro come oggetto di piacere o come guadagno sociale ha già peccato, ha già ucciso. La decapitazione della vittima sarà solo l'esecuzione di un verdetto già pronunciato da un'invincibile tristezza.


Don Carlo Pizzocaro






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giovedì 10 agosto 2017

Cappellano militare: La messe nel mondo

Come è facile sovvertire questa parabola!

Come è facile vivere come se fossi io il campo, come se tutta la mia laboriosità dovesse spendersi nel domandare Grazia, seme dopo seme.

Il campo è il mondo e in questo mondo devo vivere e morire come seme buono, perché tutto il mondo diventi messe.

Buon seme è chi sa far morire la brama di avere una messe copiosa dal mondo, così da cominciare ad essere lui stesso messe nel mondo.


Don Carlo Pizzocaro






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domenica 30 luglio 2017

Cappellano militare: Il tesoro c'è

Non ha paura della povertà e non subisce il fascino della ricchezza: quel che gli viene tolto lo lascia andare e quel che gli viene dato non lo trattiene.

Libero e forte lo sguardo di chi ha fede, perché gli occhi non si arrestano alla terra, non si lasciano ingannare, ma cercano, mossi da una convinzione interiore: non basta la terra del mondo intero per strapparmi il tesoro che Dio ha preparato per me. A volte la terra si fa pesante sul capo di chi prova a camminare, ma il tesoro c'è.

Ci sono momenti in cui le benedizioni commuovono e altri in cui le privazioni straziano, ma il tesoro c'è. Dio non si stanca di prepararci un tesoro, a noi il compito di non stancarci di scavare per cercarlo.


Don Carlo Pizzocaro






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giovedì 27 luglio 2017

Cappellano militare: Beati i ciechi, perché vedono la Luce

Ci sono cecità che salvano lo sguardo, ad esempio quando la luce ti è tolta e allora, solo allora, ricordi che essa valeva molto più degli oggetti che ti faceva vedere.

Meglio rimanere senza nulla, piuttosto che dimenticare da Chi tutto provenga: beati i ciechi, perché vedono la Luce.


Don Carlo Pizzocaro






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venerdì 7 luglio 2017

Cappellano militare: Un giudizio rigido

Niente è più diabolico del rinunciare a credere che qualcosa possa realmente cambiare.

Nessuno è più lontano da Dio di chi ha un giudizio rigido quanto le gambe intirizzite di chi si è perduto per aver sbagliato strada.

Nessuna bestemmia è più offensiva del cuore che non sa [com]promettere per l'altro una nuova corsa, nonostante tutto.


Don Carlo Pizzocaro






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mercoledì 28 giugno 2017

Cappellano militare: La pazienza

È sconvolgente come il Signore, che ben conosce il nostro irruento giudicare, ci proponga la pazienza come medicina.

La pazienza, si sa, è davvero disarmante, perché profondamente gratuita: non si coltiva per il frutto, ma sino al frutto. Ed è così che la bocca smette di gridare condanne e può permettersi di sorridere, le mani non prendono a pugni l'aria ma accarezzano la terra, gli occhi non si chiudono sull'arraffabile ma si spalancano sull'avvenire da accogliere.


Don Carlo Pizzocaro






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mercoledì 14 giugno 2017

Cappellano militare: Il dialogo

Non si dialoga per eliminare le differenze, ma per fare la differenza.

Se il sale non facesse la differenza nella pasta o la luce non facesse la differenza nel buio, allora sarebbero insignificanti.

Insignificante è la Fede per chi incontra solo credenti che non fanno la differenza.


Don Carlo Pizzocaro






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martedì 13 giugno 2017

Cappellano militare: Beatitudine

Beatitudine è accettare che la Sua gioia sia più forte anche dell'amarezza delle mie lacrime.

Beatitudine è riconoscere che il Paradiso si fa strada anche nella mia terra più povera e più avversa.

Beatitudine è credere che Lui ha già vinto, nonostante la mia debolezza.


Don Carlo Pizzocaro






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giovedì 25 maggio 2017

Cappellano militare: Essere figli

L'ultima parola tocca a chi ne sa di più e questa è una regola dura da accettare per ogni bambino che faccia i capricci.

Capriccioso è il bambino che preferisce fermarsi alla propria rassegnazione, piuttosto che lasciarsi cambiare dalla parola ultima, quella che viene da parte di un altro dopo (o durante) il suo pianto e le sue grida.

Quante volte preferiamo fissarci sulla nostra tristezza piuttosto che obbedire a CHI ci indica un'altra gioia... essere figli significa lasciarsi cambiare dalla parola del padre: chi è capriccioso non lo saprà mai.


Don Carlo Pizzocaro






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mercoledì 24 maggio 2017

Cappellano militare: Due elementi

Chi conosce la vera Bellezza è strabico, come Venere. Perché la tua Meta sta là davanti, come punto fisso che non muta, ma tu per arrivarci devi prendere il passo giusto, per questo ti devi guardare intorno.

Ogni viaggio, d'altronde, conosce due elementi: la bella ampiezza della Meta e il paziente ritmo della strada.

Chi dimentica uno dei due elementi è perduto.


Don Carlo Pizzocaro






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martedì 16 maggio 2017

Cappellano militare: La misura giusta

Amare è arte umile, ha a che fare con la terra. La terra che abiti per ascoltare le parole del maestro, la terra sulla quale ti sporchi le ginocchia per lavare i piedi del fratello, la terra che bagni con le lacrime della compassione per il giusto che soffre. Perché, in fondo, amare è farsi terra, cioè essere traccia affidabile per il calpestio dei piedi: essere strada per l'altro è l'amore più grande, perché solo camminando l'uomo vive.

Il problema è la "misura giusta": ami davvero quando sai essere anche la strada che conduce lontano, ami davvero quando sai lasciar partire, fino a perdere colui che ami. Allora sarete davvero uno, come uno è il Cielo che, all'orizzonte, abbraccia la strada e il pellegrino.


Don Carlo Pizzocaro






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lunedì 15 maggio 2017

Cappellano militare: Non si manifesta al mondo intero

Una buona teoria la puoi spiegare a chiunque, ma Cristo non è "una buona teoria": LUI è una Persona, LUI è il Vivente.

Se vuoi conoscere una persona devi incontrarla e devi farlo proprio tu, perché nessuno potrà "comprenderla" e spiegartela, al massimo potrà dirti dove trovarla.

Perché LUI non si manifesta al mondo intero, così che tutti comprendano la verità? Perché aspetta che io, proprio io, mi decida ad amarLo.


Don Carlo Pizzocaro






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mercoledì 10 maggio 2017

Cappellano militare: Il vetraio

Siamo tutti a bottega di un grande Mastro vetraio, tutti a scuola di trasparenza: il vetraio lascia sparire il suo nome nella luce con la quale edifica cattedrali.

È arte umile e casta quella che non si lascia ingannare dall'illusione che il vetro possa brillare maggiormente quando trattenga la luce.

È un lasciar passare l'Altro, non per indifferenza, ma per scelta radicale: nessun vetro, nel cuore del Maestro, vale quanto la Luce. Infiniti frammenti brillano per l'arte di chi, con cuore e occhi limpidi, si fa servo del Sole.


Don Carlo Pizzocaro






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